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Programma PDL/1. Ancora col “meno tasse per tutti”?

– Una delle (poche) cose positive di questa strana e schizofrenica campagna elettorale è che alcuni temi, prima appaltati alla sensibilità dell’elettorato più arrabbiato, sono diventati parte di tutti i programmi elettorali delle forze in campo.

Sebbene aspettarsi azioni concrete sul fronte della riduzione delle spese della politica o dell’abbattimento della pressione fiscale sia come chiedere ad un leone di provare la dieta vegetariana, leggiamo con piacere come i temi sopra ricordati siano diventati fattor comune di tutti i partiti.

Con l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale del 24 e 25 il partito che più ha profuso promesse di riduzione delle imposte è indubbiamente il PDL del sempiterno Berlusconi. Dalla sua nuova discesa in campo le roboanti dichiarazioni sono state numerose, alcune ad effetto shock (restituzione dell’IMU), altre ad effetto blob (4 milioni di nuovi posti di lavoro per i giovani).

Ora le sue dichiarazioni di obiettivo sono raccolte in un documento che rappresenta il manifesto elettorale del PDL per il 2013. Lo analizzeremo nel dettaglio, sforzandoci, per quanto possibile, di entrare nel merito dei punti senza ricordare che molte delle promesse erano contenute già nel programma del ’94 e non hanno mai trovato applicazione.
In premessa c’è una promessa solenne fatta fare ad ogni parlamentare:

1. Votare il dimezzamento degli emolumenti ai parlamentari
Solo pochi mesi fa, era il 21 novembre 2012, un emendamento della senatrice Leana Pignedoli, mirante ad equiparare gli stipendi dei parlamentari alla media europea, è stato bocciato in commissione Bilancio. Mesi prima era stata affidata al presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini la guida di una commissione che aveva lo scopo di analizzare lo stpiendio dei parlamentari e produrre una proposta di equiparazione a quello dei colleghi europei. Giovannini si è dimesso il 4 aprile 2012 per l’impossibilità di proseguire il proprio lavoro visto l’ostruzionismo del Parlamento.

2. Approvare la riforma della Costituzione con il dimezzamento del numero dei parlamentari
Il provvedimento era cosa fatta con l’accordo di tutte le forze politiche in luglio, ma poi saltò per volontà di PDL e Lega che volevano inserire un emendamento sul presidenzialismo.

3. Votare una legge che azzeri il finanziamento pubblico ai partiti
I rimborsi sono stati dimezzati con il DDL 3321 a firma, tra gli altri, di Angelino Alfano. Ottimo l’azzeramento ma perché non pensarci a luglio in occasione del DDL?

4. Non tradire il mandato degli elettori, passando ad altro gruppo parlamentare
Interessante nota probabilmente dovuta al trauma del “tradimento” di Fini. Chissà se vale anche per il percorso inverso (vedi alla voce Scilipoti, Razzi ecc.)

5. Impegnarsi alla totale trasparenza sulla mia attività e sui redditi
I fitti pagati da Tremonti in contanti e senza regolare contratto a Marco Milanese valgono?

6. Impegnarmi al servizio del Paese per non più di due legislature, a partire da questa
Nulla da eccepire, speriamo che non ci siano deroghe.

Detto dei giuramenti solenni fatti fare ai parlamentari, passiamo al programma vero e proprio, con la precisazione che molti punti sono ridondanti e non vale la penna di tornarci.

Punto 1. Istituzioni adeguate

Elezione diretta del Presidente della Repubblica, rafforzamento dei poteri del governo e riforma del bicameralismo attengono ad un processo di riforma costituzionale dove ciascuna posizione è degna di essere considerata. Degne di commento sono le due raccomandazioni: riordino e ulteriore semplificazione della legislatura vigente e abolizione delle Province.

Il primo punto è importante ma improvvidamente fumoso. Cosa si vuole intendere con “semplificazione della legislazione vigente”? Come vedremo a breve, il programma, se attuato, comporta una sovrapproduzione legislativa che spesso non contempla l’utilizzo della decreto legislativo ma della legislazione ordinaria. Il secondo è un tema sul quale sono stati spesi fiumi di parole e d’inchiostro e cozza con la missione fortemente localistica del principale alleato del PDL, ossia la Lega.

Punto 2. Dimezzamento dei costi della politica
Oltre quanto già detto c’è un generico richiamo ad un taglio lineare del 50%. Ma non si sa se nella voce “costi della politica” siano contemplate anche le spese per il funzionamento delle istituzioni (tecnicamente anche quelli sono costi della politica). Ad esempio, non esaustivo, si potrebbe pensare che si intendano dimezzare i costi delle due camere, che, tuttavia, non possono essere oggetto di revisioni se non attraverso un’iniziativa delle camere stesse.

Punto 3. Più Europa dei Popoli, meno euro-burocrazia
• Superamento di una politica di sola austerità.
• Accelerazione delle quattro unioni: politica, economica, bancaria, fiscale

I due punti presuppongono che l’intera Unione Europea adotti il modello PDL, perché se si verificasse il punto 2 tutti i Paesi europei dovrebbero superare la politica di austerità. Come si può facilmente intuire, ciò è assolutamente impossibile. Inoltre l’adozione di un unico modello fiscale è oltre che impossibile sconveniente perché sottrarrebbe al singolo Paese la possibilità di adottare misure di correzione e/o espansive che invece necessitano sistematicamente.

• Attribuzione alla BCE del ruolo di prestatore di ultima istanza; eurobond e project bond per una rete di sicurezza e di sviluppo.

In questo caso bisognerebbe ripensare l’intero atto istitutivo della BCE ed il suo mandato. Nella pratica la BCE, insieme alla commissione europea, ha già approvato una rete di protezione per il debito dei Paesi eurodeboli attraverso l’ESM. Attribuire alla banca centrale il ruolo di prestatore di ultima istanza sul mercato secondario equivarrebbe a darle licenza di stampare valuta con conseguenze inflattive.

Punto 4. Per un’Italia federale e unita
• I costi per i beni e servizi, ivi compreso il costo per il personale, in tutte le regioni e gli enti pubblici, devono essere quelli relativi al valore più basso (costi standard)

Prima di tutto i costi standard non sono affatto per definizione quelli più bassi. I costi standard si ottengono, a seconda della metodologia adottata, attraverso l’osservazione dei costi unitari pagati dalla Pubblica amministrazione nei suoi tanti centri di spesa, e individuando quelli che si presume essere possibile adottare in tutte le amministrazioni periferiche. Il valore più basso è dato semmai dalle best practice, non esportabili se non centralizzando il potere di spesa. Provvedimento auspicabile ma molto poco federale.

• Attribuzione e utilizzo in ambito regionale, prevedendo la riduzione fiscale, di risorse in misura non inferiore al 75% del gettito tributario […]
• Rilancio del Piano Nazionale per il Sud

Un colpo al cerchio (Maroni e la Lega Nord) e uno alla botte (Miccichè e il Grande Sud).
In un quadro di riduzione della pressione fiscale, lasciando alle Regioni almeno il 75% del gettito erariale, non si capisce dove possano essere reperite le risorse finanziarie per un piano per il Sud, peraltro neanche quantificato. Una delle fissazioni dell’allora ministro Tremonti era la Banca per il Sud. Una riedizione dello Svimez e della Cassa per il Mezzogiorno. I risultati di 50 anni di piano per il Sud sono un reddito pro-capite inferiore del 25% alla media nazionale e un gap infrastrutturale mai colmato.

Punto 5 Famiglia

Tralasciamo il misterioso capoverso a) un errore di battitura (?) in cui si difende la famiglia tradizionale.
• Un fisco favorevole alle famiglie numerose (quoziente familiare)
• Bonus bebè
• Piano di sviluppo asili nido
• Buono (o credito d’imposta) per scuola, università
• Rendere totalmente detraibili dall’imponibile fiscale le spese per l’educazione e l’istuzione dei figli
• Sostegni familiari alle famiglie per l’assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti

Tutte misure desiderabili, ma che comportano o una diminuzione drastica del gettito fiscale o un aumento della spesa pubblica. Si badi bene che a proposito della detraibilità delle spese per l’educazione si parla di detraibilità dall’imponibile, quindi di deducibilità completa. Dove si trovino le risorse per un’azione tanto avvolgente sul fronte della famiglia lo sa solo chi ha scritto il programma; oppure neanche lui.

Ma questo lo scopriremo nella seconda parte, in cui affronteremo i capitoli relativi a fisco e spesa pubblica.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

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