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Ariecco Storace e Alemanno: l’ennesimo eterno ritorno a destra

– Il 30 dicembre, Berlusconi ha dichiarato: “Sono amico di Francesco Storace e dopo quello che gli è accaduto, perseguitato dalla giustizia, dovendosi dimettere da Ministro alla Sanità nel mio governo, credo gli sia dovuto appoggiarlo nella sua candidatura alla Regione Lazio”.

Tutti ci siamo chiesti: perché è un dovere appoggiarlo? Francesco Storace è l’uomo che, nel suo scriteriato governatorato del 2000-2005, ai cittadini laziali ha lasciato in eredità 10 miliardi di buco della sanità. E dopo ciò, è stato anche nominato Ministro della Sanità nel Governo del Cavaliere!

10 miliardi sono più di due volte e mezzo la fetta di Imu che Berlusconi, col gioco delle tre carte, vorrebbe restituire agli italiani. Ma queste due Imu e mezzo sono sul groppone dei soli abitanti del Lazio, con la regione che ha dovuto chiedere un mutuo di trent’anni per 300 milioni l’anno. Ma Berlusconi ha rassicurato tutti: “È un uomo deciso, di ottima esperienza e credo possa fare molto bene”.

Il programma di governo per Storace Presidente si intitola “Un capitale chiamato regione”, che agli appassionati di cinema fa prontamente venire in mente il titolo del gran film del 1970 “Un uomo chiamato cavallo”. Nel programma si parla di sanità solo a pagina 25, al punto 7. Prima si parla di trasparenza, di imprese, di banche, di commercio, di agricoltura, persino di “tutela del benessere animale”. Viene il dubbio che non convenga aprire con la sanità, ma a pagina 25 la troviamo. Il capitolo di programma dedicato a essa si intitola: “La salute: un diritto, non un debito”. Caro Storace, ma ci sta prendendo per… fessi?

Lo slogan elettorale degli invasivi manifesti elettorali di Storace è “Adesso credici”. Ecco, questo slogan passerà alla storia. Per la prima volta nella storia della Repubblica uno slogan sincero. Prima no, prima abbiamo scherzato, prima non abbiamo mantenuto, abbiamo sfasato e svasato gli impegni presi e i conti. Questa volta, invece, “credici”.

Perché scrivere queste cose trite e ritrite? Per allacciarci a ciò che accaduto martedì pomeriggio, quando alle 19:38 l’ANSA ha battuto un’agenzia dal titolo: “Berlusconi: Alemanno è nostro candidato a Roma”. Il Cavaliere, in conferenza stampa con Alemanno, ha dichiarato: “Sono lieto di confermare la fiducia mia e del Pdl a Gianni Alemanno, nostro candidato sindaco di Roma“.

Alemanno si era già ricandidato da tempo, gli mancava solo il crisma, la benedizione. Ricordiamo tutti l’occasione con il quale aveva lanciato la sua ricandidatura. Una bella fetta di generone romano era assiso in una sorta di evento grande evento. Era il tardo pomeriggio del 25 luglio, anniversario dell’ultimo Gran Consiglio del fascismo, quello che ne dettò la fine. Sul Pincio era montata una grande cornice che incorniciava Roma e San Pietro. Da lì, sbucava Alemanno che si ricandidava.

Per i toni, i modi e gli assisi, a molti ha ricordato la scena di “C’eravamo tanto amati” nella quale si festeggiava la costruzione di un nuovo palazzo. Il palazzinaro e il generone romano presenti all’inaugurazione si beavano poi di una immensa porchetta, portata in loco con una gru edile. La spartizione della porchetta metaforizzava la spartizione di Roma.

Nessuno accusa Alemanno di aver compiuto un nuovo sacco di Roma, ma una sua dichiarazione, dopo la benedizione di Berlusconi, ci lascia perplessi: Il miracolo che abbiamo fatto a Roma non sarebbe stato possibile senza l’appoggio del Governo Berlusconi“.

Ma di quale miracolo parla? A cosa si riferisce? Ai ritardi della giunta nell’approvazione del bilancio? Alla mancata razionalizzazione degli uffici? Alla mancata spending review dell’amministrazione? Alla promessa e non fatta guerra alle lobby di potere all’interno delle aziende municipalizzate? Alle assunzioni di amici ex-camerati e para-parenti nelle stesse aziende municipalizzate? Al posizionamento di interi repertori dell’extra-parlamentarismo di destra nei piani dirigenziali nelle stesse aziende? Alla indecorosa, o quantomeno paradossale, querelle circa la discarica di Malagrotta, con annessi e connessi? Al continuo gioco del doppio binario del sindaco, capopopolo e antisistema quando parla ai romani, ma con la memoria corta quando si tratta di tagliare ossigeno alle rendite di potere dei soliti noti? Alla figuracce ai tempi della neve? Ai disservizi ai cittadini, continui e reiterati? All’azzeramento delle politiche culturali? All’allontanamento in tronco di un preparatissimo tecnico delle politiche culturali, trasversalmente stimato, oltre che amministratore competente e “pulito” come Umberto Croppi? Alla puzza di tangenti e mazzette nell’entourage del sindaco? Alla palese bipolarità della comunicazione e dei rapporti con la stampa del primo cittadino? Allo spericolato, demagogico, ideologico uso dei temi, gonfiati e anabolizzati, della sicurezza della cittadinanza, al puro fine strumentale di captare la pancia della parte gretta e ottusa della cittadinanza stessa? A cosa si riferisce Alemanno? A quale miracolo?

Ecco la spiegazione. Ecco il miracolo. “Il Governo Berlusconi – ha detto Alemanno – ha contribuito all’approvazione della riforma su Roma Capitale. In particolare, con l’approvazione della legge delega del 5 maggio 2009 n. 42 che ha attribuito un primo nucleo di funzioni amministrative a Roma Capitale“. “Con l’approvazione dell’art. 78, del D.L. 112/2008 convertito con modificazioni nella Legge 133/2008, il Governo Berlusconi – ha aggiunto il sindaco – ha affrontato e risolto la grave situazione del bilancio del Comune di Roma. La costituzione della Gestione Commissariale e la predisposizione e attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso che risultava essere, alla prima revisione del piano effettuata il 15 giugno 2010, pari a 12.238 milioni, hanno consentito di ristabilire l’equilibrio di bilancio e di assicurare i servizi alla città“. Urca.

Alemanno è stato eletto sindaco il 28 aprile 2008, con 783.225 voti. Il suo slogan elettorale era “Roma rialzati”. Se quello di cui parla è il “miracolo” che dovrebbe attestare il suo merito politico e il suo diritto politico alla rielezione, allora vuol dire che non ci siamo capiti, che Alemanno non ha capito, che i romani non hanno capito, e che Roma e i romani son davvero messi male. Preghiamo che la città possa rialzarsi davvero. E preghiamo pure per il Lazio.

Storace e Alemanno, arieccoli. Questi due son tornati, anche se in realtà non sono mai andati via. Speriamo sia solo uno scherzo di carnevale. Da dimenticare in fretta, una volta gettata la maschera.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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