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Perché l’ex-ministro tedesco non è sessista (al contrario di Berlusconi)

La notizia ha tenuto occupata la stampa tedesca per più di una settimana. I paragoni con le battute dell’ex-Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sono mancate nemmeno in Germania. Eppure la bufera che ha investito il capogruppo liberale al Bundestag ed ex-Ministro dell’Economia Rainer Brüderle, pur ricca di analogie con il caso italiano, pare difficilmente sovrapponibile con quella che travolse (e periodicamente travolge) il leader del Pdl italiano. Partiamo dai fatti e inquadriamoli subito nel contesto politico.

A fine gennaio, dopo il buon risultato elettorale dell’FDP in Bassa Sassonia, il presidente del partito Philipp Rösler, anziché dimettersi come tutti si sarebbero aspettati in caso di disfatta, propone come capolista alle elezioni federali del settembre successivo chi l’aveva esplicitamente invitato a farsi da parte, a prescindere dall’esito del voto in Bassa Sassonia: Rainer Brüderle, appunto.

Sessantotto anni, sposato, un passato come politico regionale a fianco di Helmut Kohl in Renania-Palatinato, con il suo carisma e il suo forte accento renano, Brüderle è in grado di infiammare le platee: i suoi discorsi al Bundestag, pieni di verve e passione, sono tra i più interrotti dai battimani e dalle urla scomposte degli avversari. In un anno molto difficile per le sorti del partito liberale, incollato da mesi sotto la soglia di sbarramento, la scelta di Brüderle avrebbe potuto essere il grimaldello vincente per scardinare la ritrosia di tanti elettori moderati a votare di nuovo l’FDP, nonostante i magri risultati raggiunti in questa legislatura.

Appena quarantotto ore dopo la nomina di Brüderle, una giovane giornalista del settimanale Stern, Laura Himmelreich, pubblica un reportage nel quale accusa il capogruppo liberale di averle fatto delle avances, usando parole sconvenienti nel gennaio dell’anno precedente (il 2012, quindi) a margine del tradizionale meeting organizzato dal partito per l’Epifania (Dreikönigstreffen). Le frasi riportate dalla giornalista, che ha inopinatamente aspettato un anno per denunciare il “volgare maschilismo” di Brüderle, risalgono a un’intervista svoltasi nel lounge bar di un hotel di Stoccarda.

I suoi occhi erano puntati sul mio seno – scrive la Himmelreich nel suo articoloMi disse che, visto il mio fisico, avrei potuto benissimo indossare un Dirndl (costume tipico bavarese, indossato dalle donne all’Oktoberfest, ndr). Poi a un certo punto, mi prese la mano e me la baciò, chiedendomi di ballare. Io risposi: ‘Io sono una giornalista, lei è un politico. Penso che sia meglio mantenere i nostri rapporti su un livello professionale’. Al che Brüderle rispose: ‘Alla fine siamo tutti essere umani’“.

Ora, a seguito di questo reportage, il settimanale Stern ha scatenato un dibattito, che dura per certi versi ancora oggi, sul sessismo nella società tedesca. Politici di governo e opposizione hanno chiesto a Brüderle di scusarsi per le parole oltraggiose, altri ancora hanno addirittura richiesto le sue dimissioni. Persino la signora Merkel e il suo Ministro del Lavoro, Ursula von der Leyen, si sono sentite in dovere di intervenire, raccomandando un diverso rapporto tra politici e giornalisti.

In particolare, ciò che ha fatto scandalo sarebbe il presunto tentativo di Brüderle di usare il suo status di politico per intimorire la giovane giornalista, che tuttavia asserisce di essersi difesa sin dall’inizio, senza avere la sensazione di essere minacciata. Fin dopo la pubblicazione della notizia, il capogruppo liberale ha scelto di non esprimersi in pubblico sull’argomento, mostrando riserbo, ossia senza voler rivendicare o smentire quanto accaduto.

A me sinceramente sfugge in che cosa consista il sessismo di questa vicenda. I fatti sono questi: Rainer Brüderle ha fatto la corte a una giovane giornalista, probabilmente con un secondo fine, quello di andarci a letto. Il che è tutto, fuorché nobile, per una persona sposata. Detto ciò, si tratta comunque di un atto privato di un politico che non ha affatto inteso mettere in piazza, come invece capita spesso al Cavaliere, i suoi pruriti sessuali.

In un bar di un albergo, lontano dalle telecamere, un vegliardo sessantottenne ha ceduto alle sue debolezze, cercando di concupire una giovane giornalista. Magari ha scelto le parole sbagliate, se vogliamo dar credito alla solerte giornalista, la quale è stata così solerte da aspettare un anno per indignarsi e apostrofare con male parole l’interlocutore. Di fatto la storia si era già chiusa tra le mura di quel bar. Con il suo rifiuto netto, era stata la stessa giornalista a mettere la parola fine ai tentativi (legittimi) di un uomo di sedurla.

Il capogruppo avrà probabilmente superato un limite, dovuto alla distanza professionale che un politico deve ad un giornalista, come riconoscono anche alcuni colleghi di partito. E forse lo stesso politico liberale avrebbe potuto scusarsi privatamente (e non pubblicamente) con la giornalista e, soprattutto, con la moglie. Ma basta questo per dire che Brüderle è “sessista”? Solo perché è stato pizzicato mentre faceva delle avances a una giornalista?

Quello che invero stupisce è il timing con cui la notizia è uscita e sul quale ha ironizzato anche il Ministro della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. I media tedeschi hanno in oggettiva antipatia l’FDP. Ormai si divertono a ironizzare sulle magre performance del partito liberale. La scelta di attaccare Brüderle sembra, insomma, parte di un disegno un po’ più vasto, quello di screditare l’ultimo uomo credibile di cui il partito dispone. Senza contare che, come ha ricordato poi il quotidiano Die Welt, in questi anni il settimanale Stern, pubblicando sederi scoperti in abbondanza sulle proprie copertine, non sembra aver reso un buon servizio alla battaglia contro il sessismo.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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