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Affido condiviso, molto resta ancora da fare

– In Italia solo l’un per cento dei figli dopo una separazione viene affidato agli ex coniugi con obbligo di tempo paritario, mentre un minore su tre perde i contatti con uno dei due genitori. Lo ricorda l’associazione Colibrì in occasione del convegno “Affido condiviso. Sfida da rinnovare”, tenuto a Roma il 5 febbraio, all’indomani della condanna della Corte europea per le inadempienze sulla legge n.54/2006.

La sentenza verteva sul caso di un padre che, dopo la separazione, non ha più potuto incontrare regolarmente la propria figlia, per la quale era stato stabilito l’affidamento esclusivo alla madre, per oltre sette anni, a dispetto di quanto previsto dagli accordi.

Di qui la condanna all’Italia: “i tribunali non sono stati all’altezza di quello che ci si poteva ragionevolmente attendere da loro poiché hanno delegato la gestione tra padre e figlia ai servizi sociali”. Non solo. Viene contestata la stessa decisione di dare la figlia in affidamento esclusivo alla madre: “la procedura seguita dai tribunali è stata fondata su una serie di misure automatiche e stereotipate”. Eppure la legge 54/06 avrebbe dovuto riequilibrare le decisioni dei tribunali prevedendo l’obbligo per il giudice di valutare “prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori”. Purtroppo, invece, non ha prodotto alcun effetto, poiché le corti, a livello di prassi applicativa, hanno perpetuato nei fatti il vecchio modello di affido, tradendo in tal modo l’intento del legislatore.

Pare quindi che i giudici ignorino le conseguenze sui minori delle loro decisioni. Il merito dei promotori del convegno dello scorso 5 febbraio è proprio quello di aver raccolto i risultati di studi scientifici che dimostrano come l’assenza di uno dei due genitori abbia conseguenze negative sulla salute psico-fisica dei minori. Tra i 25mila orfani involontari, minori italiani che perdono i contatti con uno dei due genitori dopo la separazione degli stessi, “sono diffusi soprattutto i casi di deprivazione affettiva e stress emotivo in ambito neurologico e psicologico”.

Secondo uno studio condotto dall’americano Bauserman, i bambini in custodia congiunta sia fisica sia legale stanno meglio di quelli in custodia monogenitoriale; mentre l’affidamento condiviso e la soluzione delle due case non espone i bambini al rischio di essere sottoposti a gravi conflitti, anzi, i risultati dimostrano che produce benefici. A simili conclusioni sono arrivate le ricerche condotte dalla Children Society e da Anna Sarkadi, dell’Università di Uppsala.

Più approfondito ancora lo studio che Jablonska e Lindebergh hanno compiuto su un campione di 15.428 (83,4%) ragazzini di 15 anni a Stoccolma. Sono stati esaminati i comportamenti nei minori considerati “a rischio”: uso di alcool, droghe, fumo. I risultati sono stati i seguenti: gli adolescenti monogenitoriali avevano una probabilità più alta di comportamenti a rischio, ma anche di essere vittime di violenza fisica, bullismo o stress mentale rispetto agli adolescenti abituati a vivere con due genitori.
I risultati congiunti di tutte queste ricerche dimostrano che il “collocamento paritario”, ovvero la soluzione del doppio domicilio, è preferibile in caso di separazione conflittuale tra i genitori.
L’affido realmente condiviso o alternato non tutela solo il diritto alla genitorialità di entrambi gli ex coniugi. Tutela, in primo luogo, la salute dei figli e il loro diritto a continuare a crescere avendo vicini entrambi i genitori. In secondo luogo, può favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne lavoratrici.

Oltre all’esigenza di sensibilizzare e portare i giudici, che in materia godono di ampia discrezionalità, a conoscenza dei risultati delle ricerche condotte, è quantomai necessario intervenire anche in via legislativa, durante la prossima legislatura, per rafforzare le misure a favore della bigenitorialità.

Un altro ineludibile aspetto è quello economico. Con la separazione, le spese sostenute dai due genitori aumentano, specie con riferimento ai costi di abitazione, voce sicuramente importante nel bilancio in una famiglia mononucleare. La legge impone al giudice di determinare l’assegno di mantenimento tenendo conto, tra l’altro, del tenore di vita di cui il figlio godeva in costanza di convivenza con entrambi i genitori. Questo ha un effetto deleterio sul genitore che non ha l’affidamento del figlio e si ritrova a dover sostenere costi aggiuntivi, come ad esempio un canone di locazione.

Un’applicazione selettiva di questo principio – a fronte della disapplicazione dei princìpi cardine della legge 54/06 – fa del figlio un ostaggio, capace di garantire una rendita al genitore a cui è affidato. Ne consegue anche un ulteriore deterioramento dei rapporti tra ex coniugi e tra ciascuno di loro e il figlio.

Il mantenimento diretto, il fatto che il sostegno economico sia corrisposto in maniera “diretta”, ossia la partecipazione diretta ai singoli capitoli di spesa, garantirebbe un maggior rispetto da parte del genitore non affidatario della decisione del giudice. Inoltre, con il mantenimento diretto si recuperano anche le responsabilità educative individuali di ciascun genitore.

L’affido condiviso dunque, se rispettato, può influire positivamente su molti aspetti della vita di ragazzi, genitori e famiglie. Non lasciamo che venga snaturato.


Autore: Marco Faraci e Diego Menegon

Marco Faraci: Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.------------------------------------------------------------------------------------------ Diego Menegon: Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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