L’ACI stila un buon “manuale di guida” per la prossima legislatura

Non c’è solo l’Imu, ricorda a ragione Angelo Sticchi Damiani presentando le dieci proposte dell’ACI, Automobile Club d’Italia.

I 34 milioni di Italiani che guidano un’auto versano all’erario più di 60 miliardi di euro ogni anno tra bollo, accise e altri oneri fiscali. Tasse che mettono in crisi la capacità di spesa delle famiglie e il settore automobilistico.
Nel merito, il tenore delle proposte dell’ACI è però molto più concreto e realistico di quello a cui ci siamo abituati in questi giorni. Spaziano dalla semplificazione all’informatizzazione del settore, dal tema della pressione fiscale a quello delle liberalizzazioni. Molte di queste sono ampiamente condivisibili, alcune possono probabilmente essere migliorate.

Proviamo a passarle in rassegna.
1) Sostituire il codice della strada, che ha subito oltre 20 aggiornamenti, fatto di 45 articoli, cui si sommano i 408 articoli e le 19 appendici del regolamento di attuazione, con un “codice dei conducenti” di 50 articoli chiari per i conducenti e uno specifico regolamento tecnico per la stesura delle altre disposizioni sui requisiti che devono rispettare veicoli e infrastrutture.

Si chiede più chiarezza. L’esigenza è quanto mai pressante, visto che la sicurezza delle strade dipende dalla intelligibilità delle norme che disciplinano la circolazione da parte dei conducenti. Dato che questi ultimi dovrebbero agevolmente apprendere e imparare a memoria le regole da rispettare alla guida, è quanto mai auspicabile che possano trovarle in un unico testo, depurato da disposizioni su come realizzare auto e infrastrutture che devono essere rispettate dai produttori e dalle amministrazioni pubbliche che le realizzano.

2) Patente a livelli per poter guidare le auto più potenti. Un solo anno di pratica con veicoli di potenza limitata non è ritenuto un requisito sufficiente per contenere gli incidenti causati da giovani conducenti. Si vuole introdurre un nuovo esame per la guida dei veicoli a più grossa cilindrata. Probabilmente è la proposta meno solidamente argomentata. Le regole sono le stesse per la guida di ogni automobile, a prescindere dalla potenza del veicolo; prevedere un nuovo esame rischia di produrre solo più burocrazia e costi per i guidatori.

3) Introduzione di un esame finale per i corsi di recupero dei punti patente. Il recupero dei punti patente oggi è una formalità burocratica priva di valore formativo, che serve a far pagare ai conducenti qualche centinaio di euro, piuttosto che a promuovere l’educazione stradale. La proposta di riformare il sistema e sottoporre a un esame pratico e teorico chi commette infrazioni gravi e sinistri mortali è quanto mai condivisibile.

4) Abolire il superbollo e riformare la tassa di possesso, modulandola in base alle emissioni di CO2, anziché in base alla potenza del veicolo.
La proposta ha il pregio di consentire il perseguimento anche di finalità di politica ambientale. Perché non si trasformi in un’imposta regressiva, che penalizza chi non ha soldi per acquistare un’auto nuova, andrebbe corretta, eventualmente modulando la tassa sulla base di entrambi i parametri.

5) Rimodulare le accise sui carburanti e introdurre un sistema più efficace di sterilizzazione dell’IVA.
Giustamente l’ACI lamenta l’elevata tassazione sui carburanti. Tra accise e IVA, l’erario prende 32,5 miliardi di euro l’anno agli automobilisti. Della dimensione spropositata, in rapporto al costo dei carburanti, delle accise abbiamo già parlato di recente qui e qui.

Su un prezzo alla pompa di 1,84 euro al litro, il 57% va all’erario. Meno della metà, quindi, 0,789 euro, va al benzinaio e al resto della filiera. La proposta dell’ACI è più che ragionevole. Forse fin troppo timida. Probabilmente l’associazione è frenata, nel caso, dall’obbligo morale (avvertito, evidentemente, più dall’ACI che da molti politici meno seri) di suggerire una copertura finanziaria plausibile a eventuali riduzioni delle accise.

Posto che la riduzione della pressione fiscale dovrebbe partire dalla riduzione delle imposte su lavoro e imprese per rilanciare la crescita, non si può però escludere che politiche dei trasporti più oculate ed efficienti non possano dar luogo a risparmi da utilizzare per ridurre le imposte sui carburanti. Prendiamo i trasferimenti alle imprese del settore per finanziare il servizio di trasporto pubblico locale: generalmente sono assegnati senza una gara trasparente e competitiva. Se l’affidamento del servizio fosse messo a gara, è probabile che la concorrenza premerebbe al ribasso i relativi costi, con pari (o migliori) servizi e condizioni per i viaggiatori. I risparmi da ciò derivanti (un allineamento agli standard di spesa di Germania e Regno Unito comporterebbe minori spese per 0,2 punti percentuali di pil) potrebbero essere usati anche per ridurre le accise sui carburanti.

6) Riforma RC-auto per prevenire le frodi e contenere i costi. L’ACI riporta i dati sulla spesa assicurativa: una media di 740 euro l’anno; + 150% dal 1990: aumento delle imposte da 700 milioni a oltre 4 miliardi di euro l’anno. L’introduzione di misure di contrasto al fenomeno delle frodi proposta dall’ACI va a beneficio dei consumatori, prima ancora che delle imprese di assicurazione.

7) Destinazione delle multe alla mobilità. In teoria i comuni sarebbero già tenuti, per legge, a usare per la mobilità i soldi percepiti dalle multe, ma è di fatto impossibile verificare che effettivamente lo facciano. Si scopre così che parecchi comuni hanno il pessimo vizio di usare gli incassi delle multe (2,5 miliardi di euro nel 2012) per finanziare spesa corrente. Il risultato è che i comuni sono indotti a sottoporre i guidatori ad una sorta di stalking per perpetuare ogni anno la raccolta di un pari o superiore importo. Urgono, quindi, strumenti di vigilanza sul rispetto dell’obbligo di utilizzo ai fini della mobilità delle multe.

8) Più servizi di trasporto pubblico. L’ACI lamenta l’obsolescenza (i bus hanno in media 10 anni) e l’inefficienza dei servizi di trasporto pubblico (dove i ricavi coprono appena il 30% dei costi). La proposta è quella migliore e più efficace: semplificare e favorire la concorrenza. Una pluralità di operatori è la migliore garanzia perché siano offerti servizi migliori a prezzi più bassi e sia garantita ampia libertà di scelta ai consumatori.

9) Più infomobilità locale per ridurre incidenti stradali e traffico veicolare. Secondo l’ACI occorre varare una legge che istituisca un sistema di infomobilità integrato a livello locale. Finora sono state avviate varie iniziative non coordinate tra loro per monitorare pezzi del sistema stradale e autostradale. Un coordinamento, magari secondo regole e standard elaborate dalla costituenda Authority dei trasporti, ed un potenziamento di queste attività potrebbe contribuire a ridurre il costo per il sistema paese della congestione stradale, stimata attorno ai 5 miliardi di euro.

10) Una “cabina di regia” della mobilità per il territorio per superare l’eterogeneità e spesso la scarsa efficacia delle misure per la mobilità. Anche il sistema sanzionatorio è applicato in modo diverso dalle polizie locali.
L’idea di affidare all’Authority per i trasporti il compito di stabilire linee guida per l’azione amministrativa non va ignorata. Un po’ perché è utile diffondere le best practice che si vanno affermando, un po’ perché l’eguaglianza degli automobilisti dinanzi alla paletta del vigile è sancita dalla Costituzione, così come la libera circolazione sul territorio. Un ultimo, fugace, riferimento alle misure limitative della circolazione imposte per la salvaguardia ambientale, che si rivelano spesso inefficaci meriterebbe, infine, di essere approfondito.

Provvedimenti di restrizione dell’uso dell’auto creano spesso disagi ai cittadini; questi sono chiamati a informarsi costantemente su targhe alterne e domeniche a piedi decisi in modo non prevedibile dalle autorità locali. Sono poi costretti a cercare soluzioni alternative all’uso della propria auto, magari per recarsi a lavoro o portare i figli a scuola, non sempre di facile reperibilità. Molto meglio puntare su infrastrutture capaci di decongestionare il traffico e ridurre conseguentemente le emissioni, come le metrostrade, tunnel sotterranei a pedaggio, sul modello di quelle realizzate a Oslo. In quanto autofinanziabili, possono essere realizzate da privati, senza gravare sulla finanza pubblica.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

2 Responses to “L’ACI stila un buon “manuale di guida” per la prossima legislatura”

  1. creonte scrive:

    4) il principio concettuale alla base delle tassi di possesso è appunto quello di tassare i beni di maggior pregio. non c’entra nulla il fattore ecologico.

    anzi, ciò crea una distorsione della tassa che vede una rimodulazione al contrario con le macchine recenti e quindi di persone che se lo possono permettere. ciò farebbe pagare di meno chui invece andrebbe tassato di più

  2. E la proposta di abolire l’ACI, una roba semi pubblica inutile e costosa?

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