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No, il super-WiFi di Obama non si farà (ancora a lungo)

Spiacenti, ma il progetto di connessione super-veloce WiFi targata Obama non si farà. A quanto pare, qualcuno si è lasciato prendere la mano dall’entusiasmo leggendo il primo capoverso di questo articolo del Washington Post, che parlava della volontà di costituire “una serie di super-reti WiFi in tutto il Paese, così potenti e ampie che i consumatori potranno utilizzarle per effettuare chiamate e navigare su Internet senza pagare la bolletta del telefono ogni mese“.

Messa così sembrava la realizzazione di un sogno proibito, anzi la più bella dimostrazione che finalmente era cambiata l’aria anche negli Stati Uniti. Dopo un anno e mezzo passato a lamentarci di SOPA e PIPA, a criticare l’amministrazione Obama per la firma dell’ACTA, a denunciare che il controllo sulle telecomunicazioni vigente oltreoceano è troppo invasivo (e il generale Petraeus se n’è accorto sulla sua pelle), insomma, dopo tutto questo, sembrava davvero l’inizio dell’inversione di tendenza.

Anzi, che la notizia fosse perfino fondata lo lasciava pensare il fatto che, secondo il Washington Post, le lobby della telefonia e della Silicon Valley si fossero messe già in azione – le prime contro, le seconde a favore della proposta di Julius Genachowski, presidente della Federal Communication Commission (FCC). E invece, come ha sagacemente commentato Jon Brodkin di Ars Technica, c’era solo “un granello di verità” in tutta la vicenda.

Tutto nasce dal piano di riordino delle frequenze televisive deciso dalla FCC, in base al quale la banda a 600 megahertz, “liberata” dalla transizione al digitale terrestre, avrebbe potuto essere destinata al potenziamento di Internet senza fili. La proposta vede favorevoli Google e Microsoft (soprattutto per le implicazioni commerciali), mentre gli operatori telefonici sono molto più freddi, dal momento che gli investimenti dovrebbero comunque essere ingenti.

Tutto ancora in alto mare dunque, soprattutto se si pensa che il progetto è in discussione da parecchi anni in realtà. Peccato che il Washington Post si sia lanciato in un esercizio di wishful thinking con cui da il progetto per sicuro, peraltro esagerandone la portata: si parla di una rete “più potente di quella diventata comune nelle nostre case“, addirittura in grado di “penetrare spessi muri di cemento e oltrepassare colline e aree boschive“, oltre che “disponibile in tutte le aree metropolitane e in molte aree rurali“.

A parte che molte di queste affermazioni sono tanto audaci quanto infondate, la FCC non ha mai affermato di volersi occupare della costruzione della rete, che dunque deve essere costituita dagli operatori telefonici. Questi ultimi, però, non hanno alcuna intenzione di compiere enormi investimenti in questo campo – figurarsi poi per fornire un servizio completamente gratis. E intendiamo volutamente tralasciare i dubbi sull’effettivo funzionamento della rete nei periodi di picco di accessi, così come della sua sostenibilità economica su larga scala.

In definitiva, si tratta né più, né meno che di vaporware, ossia del classico progetto “rivoluzionario” annunciato con grandi titoli di giornale e che alla fine viene ritirato o ridimensionato, per eccesso di ambizione o per mancanza di risorse. Quello che, purtroppo, non manca mai è l’attenzione delle testate giornalistiche per annunci del genere, che non fanno altro che generare solo false aspettative.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

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