Categorized | Diritto e giustizia

Il politico Ingroia vuole abolire l’appello e merita una bocciatura. Senza appello

– «A ciascuno il suo» recita un titolo di Leonardo Sciascia. Anche Ingroia, dunque, si è unito al gioco a rialzo delle proposte shock. E la sua non poteva che essere in materia di giustizia. L’ex pm palermitano non fa sconti né sul civile né sul penale: per entrambi i riti ha infatto proposto l’abolizione del ricorso in appello. Non solo, se dovesse andare al Governo, Antonio Ingroia restringerebbe il ricorso in Cassazione solamente per “meri aspetti formali”.

L’articolo 111 della Costituzione non formalizza l’obbligatorietà del doppio grado di giudizio, ma questo è un principio consolidato del nostro ordinamento giuridico come presidio di legalità e democrazia. Maggiori dubbi però sussitono circa la proposta relativa al ricorso in Cassazione dato che il suddetto articolo della Costituzione italiana relativo al giusto processo recita al settimo comma: «Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge».

Ora, o il candidato premier di Rivoluzione Civile ci spiega che ha definito, in maniera liquidatoria, il ricorso per violazione di legge con l’espressione “meri aspetti formali” oppure, da strenuo difensore della Costituzione quale dice di essere,  rischia di aver preso un abbaglio clamoroso e di rara approssimazione.

Tornando alla questione degli appelli la soluzione proposta da Ingroia naviga tranquillamente verso una modifica giurisdizionale ispirata a regimi totalitari, che sarebbe stata gradita a Stalin o magari a Pol Pot e ovviamente ricalca il sistema della Cina comunista. Come si può pensare di incentivare la lotta alla mafia con l’eliminazione del giudizio d’appello? Ad aggravare la posizione di Ingroia miilita il fatto che una tale idea è stata partorita da un magistrato, figura che ben dovrebbe conoscere la delicatezza del processo penale in quanto capace di sconvolgere la vita dell’imputato e del condannato, nonché d’incidere sul bene più prezioso della libertà personale.

Quella di Ingroia è una proposta fondata sulla presunzione di un potere giudiziario infallibile, di uno Stato che decide rispetto ai comportamenti dei propri cittadini senza offrire a questi la possibilità di chiedere conto di tali decisioni una volta in più e in altra sede. E se il giudice sbaglia? In quanti e quali casi le sentenze di appello hanno riformato decisioni di primo grado? Per Ingroia il processo penale dovrebbe diventare una sorta di meccanismo one shot: nessuna soluzione a una pronuncia sfavorevole in prima istanza, si paga o si va in galera senza alternative.

Ma allo stesso modo un colpevole resterebbe tranquillamente impunito se il magistrato commettesse l’errore inverso. Nel corso di questi mesi abbiamo assunto su questo magazine alcune posizioni sulla riforma della giustizia: dalla razionalizzazione del ricorso in appello, al problema della privacy legato alle intercettazioni telefoniche ed ambientali, alla questione sulla prescrizione dei reati, alla riflessione sulle norme anticorruzione, al problema dei carcerati.

La soluzione proposta da Ingroia ci pare ammantata da un populismo giuridico senza precedenti, viva espressione di un giustizialismo che fa male al Paese. Ora se è vero che in Italia si appella troppo e spesso anche senza argomentazioni giuridiche pregnanti, non è di certo l’eliminazione del secondo grado il problem solver del sistema giudiziario italiano. La giustizia penale italiana necessita di molti interventi, ma non questo. Ad esempio, si potrebbe cominciare dall’imepedire facili candidature ai magistrati “coraggiosi” à la Ingroia,  per evitare che possano passare dal fare qualche danno probabile a singoli malcapitati a compiere disastri su larga scala, una volta divenuti legislatori.


Autore: Lorenzo Castellani

Studia Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Appassionato di diritto, politica e giornalismo. Ha diretto un giornale universitario e fondato il network studentesco LUISS APP, è promotore dell'associazione ZeroPositivo. Liberale e liberista, sogna un’Italia dinamica, aperta e competitiva. Tw:@LorenzoCast89

7 Responses to “Il politico Ingroia vuole abolire l’appello e merita una bocciatura. Senza appello”

  1. lino bello scrive:

    Prima ci si lamenta degli eccessivi tempi della giustizia e poi, quando una persona competente in materia come l’ex pm Ingroia avanza soluzioni per alimentare il dibattito, questo è il risultato!

  2. Piccolapatria scrive:

    L’ayatollah Ingroia non si accontenterà…La prossima “richiesta” sarà l’approntamento delle “picadorie” in piazza al primo alito di presunta reità. I manettari truculenti giubilano con il tricot sbandierato.

  3. marcello scrive:

    Perché invece non rendere esecutiva la condanna penale in secondo grado e limitare la cassazione a pochissime ipotesi?
    E poi servono le depenalizzazioni di molti reati e l’assunzione di altro personale di cancelleria (l’ultimo concorso è stato fatto nel periodo 1997-2000 ed è sempre più difficile portare avanti il lavoro.

  4. Andrea B. scrive:

    E cosa vi aspettavate da questo personaggio ?
    Fosse per Ingroia non servirebbe neppure la magistratura giudicante: basta ed avanza il pubblico ministero per decidere la sorte di una persona indagata, no ?
    Tipo i fumetti del Giudice Dredd… un solo individuo per fare il lavoro del poliziotto, del giudice e, se necessario, pure del boia…

  5. Andrea B. scrive:

    a linobello… questo si chiama appunto dibattito…evidenziare che una simile proposta cozza contro principi basilari di libertà e democrazia del nostro ordinamento costituzionale.
    O forse lei per “dibattito” intende applaudire entusiasticamente e plebiscitariamente a certe proposte, basta che vengano dalla parte giusta…

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] Esaminata la proposta di Antonio Ingroia sull’abolizione del secondo grado di giudizio nel processo penale, oggi è la volta dell’Agenda […]