La Germania a sei mesi dal voto: incertezze e prospettive

– A poco più di sei mesi dalle elezioni federali, la campagna elettorale tedesca non è ancora entrata nel vivo.

Un primo antipasto si è avuto a fine gennaio in Bassa Sassonia. La coalizione cristiano-liberale che reggeva le sorti del Land è uscita sconfitta per poche manciate di voti, dopo che per mesi socialdemocratici e verdi avevano dominato tutte le indagini demoscopiche. Più che un tracollo per la signora Merkel, si è trattato di un sofferto riscatto per il suo sfidante, l’ex-Ministro delle Finanze Peer Steinbrück.

Da quando il partito socialdemocratico lo ha scelto come prossimo candidato alla Cancelleria, l’SPD, anziché recuperare, ha perso ulteriore terreno rispetto ai democristiani. Complici gli scandali sui suoi onorari milionari e le sue attività da lobbista in tanti consigli di amministrazione, si era quasi giunti al punto di doverlo sostituire in fretta e furia. Le elezioni in Bassa Sassonia erano il banco di prova decisivo. Se all’SPD non fosse riuscito di tornare al governo, Steinbrück avrebbe avuto i minuti contati.
Così non è andata, anche se, alla comunicazione dei primi exit-poll, sembrava proprio che CDU ed FDP dovessero avercela fatta a tenersi stretti lo scranno del Land. Insomma, Peer è potuto tornare a respirare a pieni polmoni solo a tarda serata. Fino a quando potrà continuare a farlo non si sa, visto che i sondaggi post-voto non sembrano premiarlo un granché. La CDU della signora Merkel rimane in testa con circa il 40% dei consensi, l’SPD arranca a quota 27%, i Verdi toccano il 15%, Die Linke racimola il 6% ed FDP e Pirati sono entrambi appaiati al 4%, fuori dal Parlamento.

L’esito delle elezioni dipenderà in buona parte da questi due ultimi partiti. Se almeno uno dei due dovesse riuscire a fare capolino al Bundestag, il piano di verdi e socialdemocratici di andare al governo sarebbe solo un ricordo. Fuori discussione appare d’altronde un’alleanza con l’estrema sinistra, Die Linke, un tempo blandita da molti socialdemocratici ed ecologisti, ma oggi negletta per via della sua forte crisi di consenso nei Länder occidentali.

In Bassa Sassonia si è assistito ad una competizione elettorale che potrebbe vagamente assomigliare a quella cui assisteremo nel prossimo autunno. Il leader uscente, David McAllister, era molto più amato del suo sfidante socialdemocratico. E questo è vero anche a livello federale per la signora Merkel, che da anni ormai stacca tutti gli altri politici nei sondaggi d’opinione. In secondo luogo, alla volata della CDU ha fatto da contraltare un forte recupero dei liberali, dati in gravi ambasce poco prima del voto.

Il segnale pare insomma essere questo: se esiste una qualche prospettiva di governo giallo-nero gli elettori cercheranno,attraverso il secondo voto, di sostenere i liberali, affinché la coalizione con la CDU raggiunga la maggioranza necessaria. In Bassa Sassonia ciò è sfumato per un soffio. Ma non è detto che a livello federale le cose vadano nello stesso modo.

Prima di allora, comunque, la signora Merkel deve ancora superare diversi altri ostacoli. Il primo è rappresentato dalla sua Ministro dell’Università e della Ricerca, Annette Schavan, cui è stato revocato il titolo di dottore di ricerca, dopo che l’Università di appartenenza ha scoperto che la tesi di dottorato, scritta trentadue anni fa, era stata dolosamente copiata. La Schavan si è per ora rifiutata di dimettersi. Per la signora Merkel le dimissioni di una collega così fidata, dopo il caso del popolare ex-Ministro Karl Theodor zu Guttenberg, potrebbe causarle qualche problema in campagna elettorale.

Gli altri ostacoli sono invece disseminati fino a fine legislatura. Complice la maggioranza rosso-verde presente al Bundesrat, il governo dipende dall’opposizione per l’approvazione di un gran numero di leggi. E ora, anche sulla politica europea e gli aiuti a Cipro, l’alleanza rosso-verde sembra voler mostrare la faccia feroce e non votare la prima tranche, sulla quale il Bundestag è chiamato a deliberare a breve. L’esperienza ci insegna però che la signora Merkel è sempre riuscita a schivare le difficoltà create da alleati e avversari. Non è detto che non sia così anche questa volta.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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