Il Pd, oggi per bocca di Franceschini, continua a chiedere un ‘voto utile’. Utile a chi e a cosa? Dalla logica ‘O contro Berlusconi, o contro i comunisti’ l’Italia non ha guadagnato nulla, in un ventennio di occasioni sprecate o perdute, a destra come a sinistra. E concretamente, oggi, non ci guadagna nulla neppure il Pd, che invece riconsegna a Berlusconi il ruolo di protagonista che aveva perduto sul campo. Alla fine, dunque, continuare a chiedere il voto utile è più suicida che opportunistico, per il partito di Bersani.

Peraltro quel che rimane del sistema bipolare non ha né le dimensioni, né la credibilità per rivendicare il monopolio del ‘voto utile’. Pd e Pdl, sulla base dei sondaggi, oggi rappresentano sì e no la metà dei votanti e circa un terzo degli elettori. Le rispettive coalizioni, condizionate dal populismo leghista e dalla demagogia della sinistra conservatrice, non costituiscono di certo una garanzia di governo stabile, efficiente e duraturo. La scelta di uscire dalla logica coatta del bipolarismo che abbiamo sperimentato per vent’anni, per mettere al centro un’agenda di riforme e un impegno di governo credibile è dunque decisamente utile, anche se dannosa per Pd e Pdl, e confidiamo che possa diventare ancor più popolare. Gli italiani hanno buona memoria non solo delle promesse non mantenute da Berlusconi, ma anche di quelle di un bipolarismo che doveva modernizzare l’Italia e invece l’ha paralizzata in un immobilismo inefficiente e condannata al declino.