Lombardia: criteri più rigidi sui rimborsi, per evitare nuovi scandali

– L’ultimo scandalo all’ombra del Pirellone è quello dei rimborsi ai gruppi consiliari, usati un po’ troppo liberamente da molti consiglieri regionali uscenti. Sono stati inviati alcuni inviti a comparire, in due tranche: prima a esponenti della maggioranza di centrodestra, poi – la scorsa settimana – a consiglieri della minoranza di centrosinistra.

Dalle notizie apparse sugli organi di informazione sembrerebbe che abbiano esagerato più i primi dei secondi. Inutile ripetere “l’elenco della spesa” (letteralmente) già prontamente elargito, per i più curiosi, da tutti gli organi di informazione. A noi non interessa la classifica del più spendaccione per fini privati. Il punto (al netto di errori delle segretarie, che comunque sono state chiamate in causa per auto giustificazioni a posteriori) non è la quantificazione del fenomeno.

A noi sembra che il punto principale risieda nelle maglie troppo larghe della legge e dei regolamenti alla base dei rimborsi ai gruppi. “Spese di rappresentanza”, “spese di formazione” e “spese per l’attività politico-istituzionale” sono concetti troppo vaghi. Andrebbero al più presto riscritti. La nostra speranza è che il prossimo consiglio regionale della Lombardia metta mano a queste espressioni e le sostituisca con criteri molto più precisi e possibilmente rigidi. La gran parte di coloro che sono stati chiamati a comparire dai pm riuscirà infatti a giustificare, attraverso un’interpretazione estensiva di questi concetti, le spese sostenute.

Forse non la Nutella di Carlo Spreafico (Pd) o il libro “Mignottocrazia” di Nicole Minetti (Pdl), ma molte cene, anche costose, nonché biglietti ferroviari o pernottamenti in hotel sì. Un consigliere regionale può andare a Roma in occasione di un convegno e – poiché è consigliere regionale – pernottare a spese dei cittadini lombardi? Oggi probabilmente può. Probabilmente i magistrati riterranno sufficiente la concomitanza con la partecipazione al convegno e accetteranno (perché non devono far altro che giudicare secondo la legge) di includere il pernottamento nelle spese di attività istituzionale. Dato però il reddito percepito da un consigliere regionale, ci sembra più ragionevole che la prossima legge non includa questi casi tra quelli passibili di rimborso.

La coincidenza con la campagna elettorale ha prodotto poi un’altra conseguenza a nostro avviso nefasta. Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza della regione per il centrosinistra, si è affrettato a promettere che i consiglieri uscenti coinvolti e nel frattempo ricandidati si dimetteranno se rinviati a giudizio. Ad Ambrosoli, che è avvocato e persona seria, non può sfuggire la differenza tra un rinvio a giudizio e una condanna: dunque dobbiamo ritenere che la promessa delle dimissioni in seguito al solo rinvio a giudizio sia strumentale a non perdere qualche consenso in funzione “populista”. La promessa non ci trova in ogni caso d’accordo. Il garantismo è un principio universale e la condanna preventiva non ci convince affatto.

Quanto alla condotta politica, è invece a priori criticabile chiunque abbia approfittato delle maglie larghe della legge (pur quindi con una condotta legalmente ineccepibile) anziché, dagli scranni del consiglio regionale, proporre soluzioni più logiche ancorché più restrittive.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

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