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Le colpe (penali) dei figli ricadranno sui padri. A Genova un giudice reinterpreta la famiglia

– Scrisse Lutero: «Die familie ist die quelle des  segens  und  unsegens  der  vӧlker» , ossia, «le famiglie sono la fonte delle fortune e delle sfortune dei popoli».

Il concetto di fonte può avere molte interpretazioni. Fonte come ragione, fonte come causa, fonte come responsabilità. E forse tutt’ e tre insieme. Ma in realtà no, la parola “quelle” in tedesco significa proprio fonte o sorgente.

Siamo, ovviamente, d’accordo con Lutero. Ma  adesso la questione è questa. Le famiglie possono essere considerate le “responsabili” degli atteggiamenti e delle azioni dei propri membri?  Certo. Le famiglie sono responsabili nel senso che sono l’habitat psicorelazione nel quale la persona e l’individuo si formano, ergo, da un punto di vista psicodinamico sono un fattore fondamentale nel loro percorso di formazione e di determinazione. Ma, ulteriormente: le famiglie possono essere responsabili penalmente degli atteggiamenti sociali dei loro componenti? Vi starete chiedendo …ma che razza di domanda è?! E me lo sono chiesto anch’ io leggendo ieri gli articoli che raccontavano questa storia.

Eccola:

Genova. Cristina è una ragazza di 19 anni. Bruttina grassottella. Voleva fare la cantante. Cantava in un gruppetto dal nome “soul cry” (e sto nome già portava sfiga) del quale le i componenti  erano lei, voce, il fratello Andrea di 16 anni, non so cosa suonasse, ed un ragazzino di 16 anni che suonava la chitarra. Cristina non si trovava bene col chitarrista. Secondo lei è troppo lento. Rovinava  le cover, non ci sapeva fare proprio. Sto ragazzetto proprio non le andava giù, gli era antipatico, forse lui le aveva fatto uno sgarro adolescenziale… chissà.. Cristina evidentemente aveva, ed ha, un po’ di turbe, a Roma direbbero che ha la testa impicciata, ad Alessandria direbbero che batte i coperchi, e cosa ha fatto:  ha convinto il fratellino a dare una lezione al chitarrista. In cosa è consistita la lezione? Hanno cercato di ucciderlo. Lo hanno aspettato in un vico e gli hanno sferrato 40 coltellate. Follia pura. Caso classico di plagio e di identificazione minus/maior, in questo caso il minus è psicolabile e suggestionabile e la maior è psicopatica.

Il batterista, per fortuna, si è salvato. Ma adesso ha cicatrici ovunque, la psiche fortemente traumatizzata, ed una invalidità al 60%. Una vita rovinata, ma speriamo possa migliorare, per colpa di un fratello e una sorella con problemi psichici.

Cristina è stata riconosciuta seminferma mentale e sconta sei anni in una comunità. Ad  Andrea, invece, il Tribunale dei minori ha concesso la «messa in prova», ossia, un percorso di riabilitazione, sotto stretto controllo.

A questo punto abbiamo due famiglie distrutte. Una (incazzata nera, ed a ragione) con un figlio straziato nel fisico e nell’animo – ed un’altra con una figlia messa assai male psichiatricamente,  ed  un figlio che, plagiato o meno, si porterà il peso di ciò che ha combinato … dietro … per tutta la vita. Due famiglie con un dolore atroce.

Il tribunale di Genova, l’altro ieri, ha deciso (condannato) che i genitori dei due ragazzi che hanno tentato l’omicidio devono un risarcimento di 822mila euro ai genitori della vittima dell’aggressione.

La domanda che ci poniamo è …  come mai?

I genitori dei due hanno detto in processo che i loro figli non gli avevano dato “ragioni di preoccupazioni, che andavano bene a scuola, e che facevano una tranquilla vita casalinga. Il magistrato, in sentenza, ha risposto che: «questo prova al massimo il corretto comportamento in ambito scolastico, il rispetto del ragazzo degli orari di rientro a casa e il fatto che il minore trascorresse molto tempo davanti al computer», e che queste «non sono prove idonee a contrastare l’evidente carenza o inefficacia di educazione al rispetto dell’altro».

Ci viene un atroce dubbio. Mica il Tribunale vorrà entrare nel merito della qualità dell’educazione che la famiglia è riuscita ad impartire ai figli? Mica il Tribunale vorrà entrare nel merito per il quale l’incapacità dei genitori di scorgere problemi psichiatrici nei propri figli possa essere considerata una questione legale … giurisprudenziale? Mica si vorrà usare il codice per sanzionare le qualità genitoriali? Mica si vorrà usare la legge per poter punire un genitore perché superficiale e non culturalmente atto a fare una diagnosi psichiatrica dei propri figli?

Certo, tutto questo è proprio ciò che la corte ha voluto fare ed ha fatto.

Ha riconosciuto la «grave immaturità del ragazzo» (Andrea, il fratello minorenne di Cristina) allora già sedicenne, sia sul piano cognitivo che su quello affettivo, con conseguente notevole difficoltà a operare una corretta valutazione dei propri atti” e che soffriva di «personalità disarmonica, dai tratti narcisistici». Tutto ciò ci è assolutamente chiaro.

Ma in ultima analisi la corte attribuisce la colpa di tutto ai genitori dei due quasi omicidi. La famiglia è responsabile di ciò che è accaduto perché non ha saputo comprendere il malessere dei due figli, perché, soprattutto a nel caso del minore,  ha palesato:  «Le oggettive carenze dell’attività educativa, o quantomeno nell’attento monitoraggio della presenza di palesi deficit di maturità del minore».

I genitori sono colpevoli di non essere stati in grado di capire. Ma i genitori, ci domandiamo, da codice civile o penale devono avere competenze psichiatriche o psicoanalitiche? Devono essere saggi per legge?

Per fare un figlio ci vuole un diploma? Un brevetto? Si devono fare quiz di psicopedagogia?

Nel paese dove l’unica legge aurea immobile intoccabile da sempre è ogni scarrafone è bello a mamma soja, adesso si inserisce il dogma per il quale i genitori sono tenuti ad una sorta di vincolo di competenza?

E allora se un figlio va male a scuola si boccia il padre? Se ammazza un pedone va in galera la madre? Se molesta una ragazza si denunciano i genitori? Se ruba pure? Se spaccia chi ci mandiamo in galera? La nonna?

E’ vero. La famiglia è la fonte di tutto. E’ verissimo, anche, che la famiglia è sempre la causa/concausa di tutto. Ma lo è sul piano emotivo/psicologico/relazionale. Di figli schiantati dalle madri (soprattutto) e dai padri ne conosciamo a migliaia, così come ne conosciamo a migliaia rovinati per l’assenza o per l’incapacità o per l’inettitudine genitoriale . Ma questo è uno statuto dell’Umanità. Statuto immanente immortale inalienabile.

Questo statuto lo si vuole normativizzare? Burocratizzare? Organizzare per legge?

In un futuro magari, in un futuro da romanzo di Asimov, in un futuro da regime fantascientifico di uomo monoschematizzato sì, si potrà fare.

Ma provare a farlo adesso è:

una bestemmia scientifica

una bestemmia sociale

una bestemmia psicologica

un arbitrio

una lesione liberticida

un atto demagogico – illusorio – infantilmente rivoluzionario

P.S. E se proprio lo si vuol  fare, allora, come si procederà nei confronti dei  genitori dei neo elettori che voteranno per  Berlusconi?


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

9 Responses to “Le colpe (penali) dei figli ricadranno sui padri. A Genova un giudice reinterpreta la famiglia”

  1. lodovico scrive:

    In attesa di un giudice che incolpi la scuola, ohi ragazzi a scuola non si scherza.

  2. asd scrive:

    Articolo zeppo di straw man argument.

  3. Francesco Linguiti scrive:

    asd,
    scrive “straw man”.
    A prescindere dalla retorica di nascondere concetti offensivi dietro la cortina di un’altra lingua, uomo di paglia è una frase fatta, con vari significati.
    Lei li conosce i significati? Certo. Io pure. Quindi, pur non essendolo, le risponderò come si faceva un tempo, ossia: “si consideri insultato/a”.

  4. clarissa scrive:

    ..e come si procederà nei confronti dei genitori dei neo-elettori che voteranno per Bersani? o per la lega? o per qualunque altro partito di disonesti?

  5. Piccolapatria scrive:

    ….
    P.S. E se proprio lo si vuol fare, allora, come si procederà nei confronti dei genitori dei neo elettori che voteranno per Berlusconi?
    Non è forse, questo quesito, una bestemmia ideologica?

  6. creonte scrive:

    a me pare banale francamente: pure se il cane si comporta male, si dà la colpa al padrone.

    e un genitore è di certo responsabile se non ha vigliato i figli

  7. asd scrive:

    lungi da me volerla offendere,ho scritto staw man invece di uomo di paglia forse perche’ inconsciamente non volevo dare adito a dubbi,
    trovo purtroppo nell’articolo,anche se la materia è border-line,diverse argomentazioni estremizzate o/e troppo semplificate(una per tutte:”E allora se un figlio va male a scuola si boccia il padre”)che sarebbero accettate in tribunale,ma in un articolo stonano.

  8. Antonio scrive:

    Ottima sentenza invece, così invece di fare i figli come conigli per poi farli crescere dagli altri o dalla tv e dal pc, i genitori ci dovranno pensarci cento volte! Per fare il genitore ci vuole un diploma? No, di più! Io direi la laurea in Scienze dell’educazione! Non vuoi laurearti? Ok, ma se tuo/a figlio/a sbaglia devi pagare, a meno che non sei stato legalmente o fisicamente impedito ad educarlo! Giudice coraggioso, ma troppo leggero di mano, solo 822mila euro…

  9. giovanni scrive:

    Linguiti, questo articolo è completamente cannato e gravemente ignorante.
    Nessuno ha attribuito ai genitori la responsabilità penale del gesto. Parliamo di una condanna civile, e lei dovrebbe sapere che i genitori sono i responsabili civili delle azioni dei figli. La valutazione sulle “carenze educative” può essere discussa e discutibile, ma in sede di sentenza può costituire tutt’al più aggravante. La motivazione della condanna civile è, semplicemente, l’art. 2048 del codice civile, che lei non conosce e secondo il quale “il padre e la madre… sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati… che abitano con essi”.
    Fine della discussione.

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