Una campagna elettorale per vecchi

di FEDERICO BRUSADELLI – Che le tasse sarebbero state un tema da campagna elettorale non era certo imprevedibile.
Lo sono sempre e lo sono ovunque, figurarsi in Italia e figurarsi in tempi di crisi.

Che Silvio Berlusconi, svestiti i panni di “allenatore” del nuovo centrodestra per rimettersi quelli di bomber del vecchio, avrebbe usato l’Imu (peraltro da lui simpaticamente lasciata in eredità al governo successivo) come una clava mediatica contro Monti, c’era da aspettarselo. Meno prevedibile era il relativo successo dell’operazione del Cav. Uno dei maggiori protagonisti del declino italiano e il principale artefice dell’emergenza nazionale che ha portato il Professore a Palazzo Chigi, riesce – forse non più come una volta, ma certamente più di quanto oggi meriterebbe – a dettare temi e tempi della propaganda pre-elettorale: le tasse, il complotto internazionale, l’Europa “strozzina”, i comunisti e il “centrino”, gli amici delle banche che tartassano la povera gente per salvare il Montepaschi, eccetera eccetera.

Ne esce fuori una campagna elettorale surreale, con i principali protagonisti del declino ventennale del paese che, da destra e da sinistra (perché al gioco non si sottrae certo il Pd, che sventola ora la bandiera dell’equità e della crescita contro il rigore “disumano” del governo tecnico), mettono sotto processo colui che loro stessi – vista l’impossibilità di cavarsela da soli – hanno chiamato un anno fa per evitare all’Italia un disastro annunciato.

Surreale e soprattutto “monca”. Tale è una campagna elettorale in cui la vis polemica e l’analisi programmatica si concentrano esclusivamente sulla difesa di quel poco che ancora ci resta (la casa, la pensione) lasciando ai margini del dibattito la crescita, l’occupazione giovanile, l’aumento degli investimenti esteri e interni, il rilancio delle infrastrutture materiali e di quelle immateriali, la sfida dell’innovazione, le riforma di sistema.

È un dibattito molto conservatore, e per questo molto italiano, dunque, quello che ci sta accompagnando al voto. A furia di difendere i patrimoni acquisiti, che siano proprietà immobiliari o posti di lavoro, non ci si interroga su come costruirne di nuovi. Sembra non interessare agli elettori  – nemmeno ai più giovani, ed è questo il dramma – capire con quali ricette i principali competitor pensano (se lo pensano) di aprire nuove finestre di opportunità nel mercato del lavoro e nel mondo delle professioni, smantellare i blocchi di interessi costituiti e “ammorbidire” (ché sconfiggerle pare un obiettivo impossibile) le corporazioni, insomma fare tutto ciò che può servire per riaccendere (e tenere acceso) il motore economico del paese.

È nell’interesse del centrodestra e del centrosinistra lasciare il confronto su questi binari. A imporre una nuova tabella di marcia (cosa non facile, ma nemmeno impossibile) dovrebbe a questo punto essere la coalizione montiana: anziché seguire Silvio Berlusconi su un terreno (quello della propaganda e del vittimismo) sul quale alla fine vince sempre lui, e anziché aspettare sulla difensiva gli attacchi in tema di pressione fiscale, basterebbe spiegare a chi voterà fra meno di un mese che la cosiddetta “agenda” del Professore (molto più delle “bufale” del Pdl, del non-programma di Grillo e del compitino del Pd) disegna un percorso credibile – dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro, dalla revisione della spesa pubblica alle riforme istituzionali, dall’innovazione tecnologica al protagonismo europeo – grazie al quale anche il peso delle tasse sarà alleviato dalla costruzione di nuovi spazi di opportunità, di nuovo lavoro, di nuove risorse.

Ne verrebbe fuori una sfida certamente migliore, più orientata al futuro del paese che non al presente. E per questo difficile da vincere, per i due grandi blocchi della conservazione italiana. Servirebbe una campagna elettorale un po’ più per giovani; una campagna elettorale “vera”, insomma. Finora, tra la difesa delle case di proprietà e la lotta per le pensioni, per non parlare dei tedeschi cattivi e delle nostalgie per il Duce, continuiamo a dare al mondo e a noi stessi l’immagine di un paese per vecchi, anche quando c’è da decidere che strada prendere per i prossimi vent’anni.


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

One Response to “Una campagna elettorale per vecchi”

  1. lodovico scrive:

    Una riforma pensionistica che già traballa in assenza di nuovi contributi (possibile che un grande professore universitario non abbia tenuto conto della recessione con conseguente calo di attività e di lavoratori?) Un mercato dell’auto e della nautica in sfacelo per le eccessive tasse, un mercato immobiliare e quello delle nuove costruzioni fermo e con introiti per lo Stato minori, consumi energetici in diminuzione ma con accise sempre più pesanti che portano meno introiti allo Stato, una nuova manovra oltre all’aumento dell’IVA…….ed io che sono liberale dovrei votare per Monti?
    Certo preferirei Giannino, ma non arriverà al 4%. Mi saluti filippo rossi e flavia perina.
    la fine perina rossa.

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