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Lo psicodramma del redditometro, concentrato della crisi dello Stato

– Lo chiamano psicodramma nazionale. È lo stato d’animo con cui gli Italiani attendono l’applicazione del redditometro dopo il varo del decreto 24 dicembre 2012, che dà attuazione alla riforma dell’istituto prevista con decreto legge 31 maggio 2012, n. 78, durante il governo Berlusconi.

Fa bene Bortolussi, già segretario della CGIA e ora candidato del PD in Veneto, a ricordare come concretamente saranno più impattanti sul reddito disponibile degli Italiani gli aumenti dell’imposizione fiscale derivanti dalla Tares e dall’aumento dell’IVA (4 miliardi in più nel 2013 rispetto al 2012).

L’opportunità di estendere il dibattito su altri fronti non può però esimerci dalla necessità di valutare nel merito l’adozione di uno strumento come il redditometro, che può incidere profondamente sui comportamenti delle famiglie e sul rapporto tra contribuente e fisco.

È lo stato di soggezione e sudditanza di una delle parti a doverci preoccupare. Il redditometro è congegnato in modo tale che uno scostamento tra spese rilevate e reddito dichiarato di oltre il 20% porta il contribuente a dover dimostrare che la maggior capacità di spesa non deriva dall’evasione fiscale. Il fatto che l’onere della prova finisca per ricadere sul contribuente rappresenta una grave eccezione al principio di presunzione di non colpevolezza.

Un conto è indirizzare le attività di controllo dell’Agenzia delle entrate attraverso la rilevazione statistica dei casi in cui può con più probabilità emergere un caso di evasione fiscale. Un altro è rovesciare l’onere della prova e costringere il contribuente a dimostrare la propria fedeltà fiscale, pena la sua colpevolezza. Sulla legittimità di tale impostazione, peraltro, la giurisprudenza ancora si interroga.

Difficile, per altro, contraddire le medie Istat a cui rinvia il decreto attuativo per la determinazione sintetica del reddito. L’elenco stilato dà la cifra della pervasività con cui il fisco intende vigilare sulle nostre vite: copre, infatti, voci come i prodotti per la cura della persona, le consumazioni fuori casa, l’acquisto di piante e fiori. Contraddire le medie trilussiane, stabilite con l’ausilio dell’ISTAT, per fugare dubbi sulla veridicità della propria dichiarazione dei redditi non è sempre semplice.

Lo psicodramma è più che mai giustificato in questi anni di crisi e di recessione. Nel suo tour elettorale per Fare, Oscar Giannino riprende i dati Istat sull’erosione dei risparmi da parte degli Italiani: “al novembre 2012, il 32,8% dei nuclei famigliari aveva usato i risparmi. Nel 2011, la percentuale era del 22%, nel 2008 del 16% e nel 2006 del 12%. Il tasso è triplicato in sei anni”.

Per una famiglia su tre, la risposta alla crisi è stata uno scostamento negativo tra reddito disponibile e spesa effettuata. Se in un anno lo scostamento assume un valore superiore ai 12 mila euro, la situazione è rilevata come anomala dal redditometro.

Peccato che l’anomalia è prodotta in questi casi dalla crisi; una crisi determinata dal superamento dei livelli di sostenibilità della spesa pubblica e del debito pubblico; lo Stato ora pretende con fare poliziesco che il contribuente in accertamento dimostri di stare effettivamente intaccando i risparmi di una vita e non, invece, sottraendo reddito all’imposizione fiscale.

La risposta immediata ad una finanza pubblica disastrata, da parte del legislatore, è stata quella di mettere i contribuenti con le spalle al muro. Peccato che la finanza pubblica sia disastrata per colpa dello stesso Stato. Oggi la crisi del debito sovrano mette i taxpayers tra l’incudine del Fisco e il martello della crisi.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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