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Il fascismo ha fatto tanto per l’Italia. Per esempio, negare la libertà

– Benito Mussolini ha fatto le pensioni, l’Iri, l’agro pontino e migliaia di altre cose.
Sarebbe sciocco negarlo, anche se in realtà, per onor di precisione, la Cassa nazionale per le Assicurazioni Sociali divenne obbligatoria già nel 1919 ed esisteva facoltativamente da prima. Ma il punto non è affatto questo.

Se Silvio Berlusconi va criticato per la sua “sparata” sulla storia nazionale durante un momento significativo come quello del Giorno della Memoria, è perché la sua posizione appare debole proprio sul piano (filosofico) nel quale lui stesso ha sempre preferito porre la questione, uguale e opposta, del comunismo. Se infatti sovente Berlusconi ha “contato i morti” (sottolineando quelli dei gulag di Stalin), ancora più spesso ha (giustamente) evidenziato nel comunismo la negazione della libertà dell’uomo.

Ed è esattamente su questo piano (e su un altro, che dirò poi) che va posta la questione del fascismo: in specie nel Giorno della Memoria.
Perché se dal Binario 21 della Stazione centrale di Milano (e da tante altre parti d’Italia) partirono treni vergognosi per l’Italia e l’umanità, fu possibile per un “sì” pronunciato da un dittatore a un altro dittatore: le loro ideologie erano molto simili, altrettanto negatrici della libertà dell’uomo, quanto il comunismo. Ciò non significa che fascismo, nazismo e comunismo siano uguali e sovrapponibili, ma semplicemente che la matrice liberticida è presente in tutt’e tre. Perché la libertà è plurale, ovvero si declina in mille modi diversi, ma la negazione della libertà è una sola.

Di qui, un liberale non può che essere allo stesso tempo anticomunista, antinazista e antifascista. Non c’è modo di coniugare libertà con fascismo, nella sua accezione storica, anche se un fascista di oggi probabilmente direbbe altro. Ma non c’è la prova del nove e, sinceramente, non ne sento la mancanza.

L’altro piano, cui accennavo, su cui va posta la questione delle parole di Berlusconi è che – com’è evidente – Mussolini ha effettivamente realizzato qualcosa. Non lo si può negare. Fa parte della retorica rispondere che, poiché ha fatto anche le leggi razziali, non si può affermare che ha fatto l’agro pontino. Lo si può affermare di certo, è un dato storico.

Forse anche di Hitler si può dire che realizzò qualcosa di concretamente positivo per la Germania, per la sua economia o per il suo tessuto sociale. Ma questo cosa vorrebbe significare? Che il giudizio a posteriori, tutto sommato, non è del tutto negativo? A parte l’ovvia considerazione che sul piatto della bilancia butto via l’agro pontino con le leggi razziali invece di tenermeli entrambi, la critica più seria che dal punto di vista liberale va mossa è l’analisi dello scopo con cui “Mussolini fece qualcosa”.

Il programma politico, economico e sociale alla base degli atti di governo di Mussolini è antitetico a quello liberale: Mussolini voleva costruire una società corporativa, mentre il liberalismo economico, figlio dell’Ottocento, è una teoria del conflitto (ma un conflitto visto in positivo, al contrario del marxismo che invece ne propugna il superamento per via rivoluzionaria). Per questa ragione un liberale affermerebbe che pensioni, agro pontino e mille altri atti di governo concreto mussoliniano erano inseriti in una visione globale antitetica a quella, appunto, liberale: e pertanto erano ottime idee sprecate sull’altare di un progetto totalmente errato, liberticida, da respingere qui e per sempre.

E infine, ma questa è una notazione di buon gusto e buon senso: chiunque – non solo un liberale – nel Giorno della Memoria potrebbe restare semplicemente “sul pezzo”, lasciando ad altri momenti la tentazione di parlare di storia (e la strategia di mettersi al centro dell’attenzione).


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

4 Responses to “Il fascismo ha fatto tanto per l’Italia. Per esempio, negare la libertà”

  1. PIO scrive:

    L’INPS è del 1898
    mentre l’L’INAM fu istituita nel 1943 dal fascismo morente e vato poi nel 1947.
    E comunque assistevano pochissimi cittadini lavoratori

  2. lodovico scrive:

    Parlare di storia è sempre difficile: non si deve mai dimenticare che la repubblica di venezia tollerava e praticava la schiavitù per tutto il 1700 (si possono ancora oggi ammirare quadri con ai piedi piccoli servitori turchi).

    Che giudizio dare di Venezia? Che giudizio darebbe lei?
    Per quanto riguarda il fascismo od il comunismo tutti diranno che sono stati regimi totalitari e abominevoli ma mentre in italia l’antifascismo ha di fatto negato la crescita e lo sviluppo della libertà (o dei partiti liberali) negli altri paesi europei ciò non è avvenuto, qualche motivo ci sarà; al di fuori di Berlusconi.

  3. asd scrive:

    Come mai ci si dimentica sempre della 2a guerra mondiale?
    degli 800.000 morti italiani dovuti a scelte del fascismo
    cosa ne facciamo?delle campagne etiopi e somale cosa pensiamo?

  4. lodovico scrive:

    @asd
    ci furono più morti nella prima guerra mondiale quando il fascismo ancora non esisteva

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