Milos Zeman vince le elezioni: cosa attendersi dal suo governo?

– Milos Zeman è il primo presidente eletto direttamente dal popolo in Republica Ceca.

Zeman ha ottenuto quasi il 55% dei consensi contro il 45% del suo sfidante ed attuale ministro degli esteri Karel Schwarzenberg. Con Zeman hanno vinto le campagne e la “pancia” della Repubblica Ceca in una dura contrapposizione con le città e l’élite, più in sintonia con il rivale Schwarzenberg. Dunque, la sfida principale per il nuovo Presidente sarà quella di rappresentare tutta la popolazione dopo una campagna che ha polarizzato gli elettori del Paese.

Il decennato di Vaclav Klaus ha contribuito a dare rilevanza ad una carica con poteri più rappresentativi che di sostanza. Il Presidente uscente ha attirato le attenzioni dell’Europa rinviando la controfirma del Trattato di Lisbona che era stato ratificato dal parlamento nazionale. Una controfirma considerata da molti come un atto dovuto, vista da Klaus un modo per esercitare maggiore influenza nel processo di integrazione europea, e vissuta da molti cechi come motivo di imbarazzo di fronte alla comunità internazionale. Klaus è stato fortemente criticato anche per un uso disinvolto del potere di concedere la grazia, tema che ha toccato da vicino la sensibilità dei cittadini ed il loro rapporto con la giustizia.

Zeman ha vinto in 13 delle 14 regioni elettorali della Repubblica Ceca, tutte ad eccezione della città di Praga. Schwarzenberg ha avuto la meglio in Bohemia e nelle grandi città, mentre Zeman ha vinto nettamente in Moravia.
Gli ultimi giorni sono stati decisivi. Zeman ha giocato la carta dei decreti di Benes, le decisioni prese durante la seconda guerra mondiale dal governo in esilio che disciplina lo status delle minoranze tedesche ed ungheresi nel Paese, e quella della crisi economica, attribuendone la responsabilità alle politiche sbagliate dell’attuale governo e, quindi, a Schwarzenberg. Zeman ha goduto del sostegno del “Partito Social Democratico Ceco” (CSSD), che vanta una struttura capillare nel Paese, mentre il partito di Schwarzenberg, “Tradizione, Responsabilità, Prosperità 09” (Top 09), ha solo tre anni di vita e non è stato un grado di dare un sostegno decisivo al proprio candidato.

Zeman è stato primo ministro del governo di coalizione dal 1998 al 2002, è noto per il suo stile poco ortodosso e spesso criticato per abusare di alcool, elementi che potrebbero creare imbarazzi anche sul piano internazionale. La Repubblica Ceca sarà sicuramente su posizioni più europeiste di quelle date da Klaus e particolare enfasi dovrebbe essere data alla lotta contro la corruzione. Come in altri paesi in Europa, la crisi ha allargato la distanza fra i cittadini e le loro classi dirigenti creando una protesta che Zeman è riuscito ad intercettare. Questo potrebbe rappresentare un ostacolo alle attività del governo in carica alle prese con una crisi continentale che ha causato una contrazione dell’1% del PIL nel 2012.

In questo quadro è utile ricordare che il Presidente in Repubblica Ceca non ha poteri molto incisivi nella vita pubblica del Paese, e che però ha acquisito rilevanza grazie alla leadership di Klaus. In attesa di vedere come Zeman interpreterà il suo ruolo dopo il 7 marzo non bisogna dimenticare l’euroscetticismo che rimane forte sia nel governo, sia fra la popolazione. Zeman ha dimostrato di essere in grado di entrare in sintonia con il suo popolo, ora che siede al Castello dovrà dimostrare di essere un leader guidandone gli istinti e non solo seguendoli a fini elettorali.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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