Contro il fariseismo morale dei parassiti della ‘povera gente’

di CARMELO PALMA – Il Monti né di destra, né di sinistra, che predica un riformismo pratico e “governista”, si è ritagliato nella campagna elettorale uno spazio tutto suo. Nel quadro del bipolarismo italiano, in cui la destra e la sinistra sfoggiano invece senza imbarazzi le armature ideologiche novecentesche, non è escluso che Monti, che non è un leader tradizionale e che rimane un politico abbastanza inventato, finisca per sembrare l’unico protagonista davvero “contemporaneo”. Che questo alla fine possa piacere agli elettori è un altro discorso. Anche i partiti “postumi” trovano in Italia un proprio caratteristico elettorato.

Con il suo piglio, Monti è comunque riuscito a spiegare in modo credibile perché le scelte per il salvataggio dell’Italia siano state dolorose, ma realistiche e compatibili con l’esigenza di salvaguardare il capitale necessario per tornare a crescere. L’Italia ha sentito il colpo della crisi, ma non si è disgregata. Ha pagato duramente il prezzo di una correzione dei conti pubblici imposta dall’emergenza, ma è rimasta sostanzialmente in piedi. In questa campagna elettorale, il rischio più grande per Monti è dunque quello di apparire un diligente meccanico della finanza pubblica e un affidabile clinico dei mali economici del paese, ma un politico distante e insensibile al grido di dolore degli “ultimi”. Monti si è tolto di dosso abbastanza in fretta l’immagine del rappresentante dei poteri forti, ma fatica invece a liberarsi di quella del realista cinico. Troppa aritmetica economica e poca etica sociale, insomma.

È un’accusa velenosa e potente che giunge, non a caso, tanto da destra quanto da sinistra, entrambe impegnate a imbracciare la retorica della “povera gente” per sparare a pallettoni contro il premier bocconiano. Chi tra i suoi simpatizzanti ieri ha avuto modo di vedere lo trasmissione che Gad Lerner ha apparecchiato per gli spettatori di Zeta, ha potuto comprendere quanto questa sia l’insidia più complicata da evitare. Mentre Monti parla dello spread, qualcun altro parla dei barboni. Monti cita i riconoscimenti dell’Ocse e del Fondo monetario internazionale, mentre i “buoni” lo accusano di dimenticare i poveri, i malati e i derelitti. Da questa trappola non si esce,  a mio modesto avviso, difendendosi e concedendo qualcosa a questa retorica, come Monti alla fine ha fatto, ma attaccando e non concedendo niente.

La “questione sociale” in Italia è un sottoprodotto della questione economica e civile del declino italiano. La stesse inefficienze delle politiche sociali, che hanno per decenni garantito i più ricchi contro i più poveri e i rappresentati contro gli esclusi, hanno una parentela ideologica strettissima con le politiche economiche catturate dagli interessi corporativi dei “grandi elettori” dei partiti di governo e di opposizione. Il welfare italiano è ad immagine e somiglianza dei partiti che fanno oggi a Monti lezioni di etica sociale. La sua iniquità appartiene tutta intera alle logiche “private” della democrazia clientelare.

Monti dovrebbe avere coraggio di dire, per esempio, che se i disabili sono costretti a campare con una pensione da fame e con servizi scadenti è perché il sistema politico italiano ha preferito, per decenni, comprare il consenso dei pensionati di lusso. Dovrebbe insomma adattare il suo approccio radicale anche ai temi sociali, per contrastare il fariseismo morale dei parassiti della “povera gente”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Contro il fariseismo morale dei parassiti della ‘povera gente’”

  1. Edoardo Buso scrive:

    sono completamente in sintonia con quanto scritto in questo articolo.Di certo l’era Monti si è contraddistinta per l’aumento delle tasse,come anche per un periodo oscuro di crisi dovuta al problema cardine della nazione italiana cioè la sua post-industrializzazione.Ma non dimentichiamo che anche Tremonti l’anti-globalista si è distinto invece durante il governo Berlusconi per pochissima flessibilita alle tematiche del mercato libero e dei nuovi amortizzatori sociali,preferendo l’impalcatura delle partecipazioni statali (vedi parmalat,o alitalia)di tipico stampo italiano.Lo stesso Prodi,che ha sostituito l’implementazione delle assunzioni statali e para-statali al rinnovamento.Insomma penso anchio con Carmelo,che la soluzione sia la maggior liberalizzazione e allo stesso tempo,la lotta alla demagogia spicciola.Ricordiamo che Berlusconi è contro l’Imu,ma prima che Monti andasse al governo voleva aumentare l’Iva,(e l’Iva di per se è su ogni cosa che compriamo).

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