Riqualificare immobili di pregio, la strada passa dalla concessione/ locazione

– “Italian Palaces, Castles Put on Market” titolava ai primi del passato agosto il Wall Street Journal, a proposito di una delle misure intraprese dal Governo.

Sottolineando un po’ provocatoriamente come “Per gli investitori desiderosi di possedere un palazzo italiano, castello o altro edificio storico, ora potrebbe essere il momento di colpire”. Una semplificazione che non teneva nel giusto conto lo status quo. Che banalizzava un emergenza. Non soltanto economica.

Come il Mazzarò de La roba e poco più del Mastro Don Gesualdo dell’omonimo romanzo di Verga, l’Italia da tempo fa i conti con un patrimonio demaniale quasi sterminato. In gran parte inutilizzato e anche per questo destinato a soffrire per l’assenza o comunque l’inadeguatezza di cure sufficienti. Immobili di pregio differente disseminati lungo il Paese. Architetture, ma non soltanto, della storia d’Italia accumulate senza alcun beneficio. Proprio per questo da recuperare. Con modalità differenti. Togliendole dai “magazzini virtuali” nelle quali l’hanno relegate politiche incapaci di produrre Sviluppo.

Il Casino Mocenigo sull’isola di Murano, costruito tra il 1591 ed il 1617 dalla famiglia Morosini, famoso per i suoi meravigliosi affreschi? 926mila euro. Un palazzo di quattro piani nel centro di Venezia? Un milione e 168mila euro. Un terreno di 30mila metri quadrati vicino al mare e ai Sassi di Matera? 510mila euro. E ancora, due terreni nel tarantino, un compound industriale a Porto Marghera, un complesso originariamente destinato a Caserma della Guardia di Finanza, nella periferia di Duino Aurisina, in provincia di Trieste e un palazzo del XVI secolo nel centro di Cremona. Sulle pagine del Wall Street Journal il 21 dicembre passato si reclamizzava la vendita all’asta di quei Beni e di altri. Per un totale di 14. Con un valore base di più di 10 milioni. Un’asta online che si terrà oggi, 24 gennaio. Anche se, in alcuni casi, sono state già accettate le offerte preliminari, che andavano presentate entro il 20 gennaio.

Un’operazione che segue quella già realizzata a metà anno, coordinata dall’Agenzia del Demanio. Parte di un programma più ampio e articolato. Nel quale la vendita, che tanto clamore ha provocato, è il primo step. Ben altro rilievo ha infatti ha la realizzazione di “Valore Paese”, il progetto per la valorizzazione e la gestione del patrimonio immobiliare dello Stato che coinvolge immobili spesso inutilizzati o mal utilizzati. Ma dei quali è evidente la forte valenza strategica.

Lo strumento per procedere alla dismissione di immobili che, nonostante il riconosciuto significato storico, appaiono vendibili con molta difficoltà è quello della raccolta di progetti di sviluppo imprenditoriale basati su una nuova destinazione d’uso. Più in particolare, per riattivare un comparto destinato al protrarsi dell’asfissia, si è pensato allo strumento della concessione-locazione. In questo modo l’Agenzia del Demanio intende coinvolgere direttamente i privati nella gestione e progettazione dell’attività di riqualificazione. Consapevole che soltanto con l’intervento di soggetti non statali sarà possibile tirar fuori dall’oblio almeno parte del patrimonio immobiliare demaniale. Iniziativa resa possibile dal’inserimento nella Legge di stabilità di una norma che consente al concessionario che abbia ricevuto in locazione/concessione l’immobile fino a 50 anni, di acquistarlo con prelazione, a valore di mercato, detraendo il costo dell’investimento.

Un’operazione che riguarda 4.300 immobili. Per un valore complessivo di circa quattro miliardi di euro. Il 21 dicembre sono stati messi al bando i primi otto immobili. Un’ex caserma della Guardia di Finanza a Venezia, e il “Padiglione Ufficiali” a Dolcé, in provincia di Verona. Una ex Casa cantoniera a Gubbio e l’altra a Todi. Un ex compendio minerario a Rio Marina, Livorno e un ex casello idraulico a Grosseto. Entro il 3 aprile i partecipanti alla gara dovranno presentare un’offerta per la concessione o la locazione dei beni e un progetto di riconversione. Indicando anche il valore del canone che si impegnano a corrispondere allo Stato, la durata della concessione/locazione e gli investimenti che intendono effettuare sul bene.

Un terzo significativo punto del cronoprogramma messo a punto dal Governo prevedeva la costituzione di una Società di gestione del risparmio e di uno o più fondi nel quale far confluire una lista di 350 immobili di particolare valore. Quella che sarebbe dovuta essere la fase preliminare dell’intera operazione è rimasta incompiuta. Ad occuparsene dovrà essere il prossimo Governo.

Nell’antichità romana è assai frequente incontrare edifici che iscrizioni, realizzate per l’occasione, ricordano essere stati restaurati o addirittura ricostruiti a cura di facoltosi cittadini. Preambolo per poter aspirare a rivestire cariche di rilievo nell’Amministrazione e, per quanti erano già parte del sistema, un atto importante. Analogo ad una proposta di legge.

L’Italia di oggi non è quella dell’età repubblicana ed imperiale. E neppure quella della Sicilia degli ultimi decenni dell’Ottocento. Attraverso la vendita e, soprattutto, la riqualificazione di una parte dei Beni del Demanio, non passa la salvezza del Paese. Ma molto di più. La possibilità che la cieca e irragionevole accumulazione di “ricchezze”, senza spesso poterne garantire almeno la manutenzione, possa trasformarsi in una consapevole valorizzazione. Che la rigenerazione di quei Beni sia l’occasione per il loro utilizzo. Altrimenti si potrebbe rischiare di finire come il Mazzarò verghiano. Preso soltanto dalla “roba”.

“Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: – Roba mia, vientene con me!”.

L’Italia non ha “anitre”, né “tacchini”, ma un’infinità di immobili che rischiano di morire. Per questo il progetto tentato dal Governo Monti non è “di dismissione”. Ma di “prospettiva”.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

One Response to “Riqualificare immobili di pregio, la strada passa dalla concessione/ locazione”

  1. Parla come Mangi scrive:

    Come no, certo di prospettiva come le autostrade! Pagate da noi perchè il privato non era in grado economicamente, una volta ultimate miracolosamente è stato in grado di acquistarle provatizzando i profitti.
    Che dire proprio un bel investimento ed ora come allora era anche di prospettiva!

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