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Le parole della politica. 3/Moderati

-Le parole della politica non sono solo le maschere del carnevale elettorale. Non sono solo il “dire” perentorio che promette o surroga un “fare” ipotetico. Sono in sé un contenuto e un materiale politicoe la discussione pubblica ne ordina e muta i significati, che non sono mai univoci e definitivi e sono anch’essi un prodotto storico.

In questa rubrica, che ci accompagnerà fino al giorno del voto, Luciano Lanna discute alcune parole del lessico politico, cercando innanzitutto di smascherarne il contenuto ideologico e di liberarne un significato più pertinente e contemporaneo. Anche questa, ovviamente, non è un’analisi, ma un’operazione politica.

Puntate precedenti: 1./Centro, 2./Laicità

Soprattutto in questa tornata elettorale sia lo schieramento di centrodestra che quello di centrosinistra hanno entrambi al loro interno una lista che fa riferimento all’identità dei “moderati”. Berlusconi, poi, non c’è occasione in cui non ripeta il mantra che solo lui riesce ad aggregare il voto dell’Italia cosiddetta “moderata”.

Eppure, basta prendere il vocabolario e andare a leggere la voce “moderato” per rendersi conto dell’inconsistenza politica del termine: “Frenato, castigato, controllato, modesto…“. Nel dizionario si ricorre anche a qualche esempio concreto, facendo riferimento a chi parla a voce bassa (per non farsi sentire troppo, non si sa mai…). Da un punto di vista psicologico i moderati, insomma, sarebbero quelli del “vorrei ma non è il caso”, che, tanto per fare un esempio, si trattengono nel bere e nel mangiare anche quando vorrebbero lasciarsi andare.

Confortati dal senso etimologico delle parole dovremmo allora chiederci: perché qualche autolesionista continua a evocare il moderatismo come prospettiva politica e addirittura come percorso di aggregazione maggioritaria? Oltretutto a non funzionare è la contrapposizione, ricorrente e abusata in una certa retorica in politichese, tra presunti moderati e presunti estremisti. Un contrasto artificioso perché l’opposto psicologico del moderato è semmai l’appassionato o radicale, ovvero chi è capace di uno sguardo che sa affrontare le questioni sino alle radici; e l’opposto dell’estremista è semmai l’equilibrato, ovvero chi riesce a essere padrone del gioco e di sé stesso e non si lascia guidare dagli impulsi estremi.

Dovrebbe quindi risultare evidente che una proposta politica a vocazione maggioritaria non potrebbe oggi non rivolgersi ai cittadini che in stragrande maggioranza sono equilibrati, appassionati e interessati a un atteggiamento riformatore e innovatore. E se già Lenin definiva l’estremismo come una malattia infantile della politica, del moderatismo si potrebbe sostenere che ne costituirebbe la malattia senile.

Non a caso anche Abel Bonnard, intellettuale e uomo politico francese le cui vicende irregolari a cavallo delle due guerre hanno fatto dimenticare, definiva i moderati “il dramma del presente”. Lo scrittore, nato nel 1883 e scomparso nel 1968, rappresentò per la sua epoca un vero campione di equilibrio e passione politica. Fascista e gay, fu condannato dai comunisti ma passò anche un periodo di detenzione nelle carceri franchiste: membro dell’Académie Française, conobbe l’epurazione e l’esilio ma venne riscoperto dalla cultura della Francia gollista.

Ebbene, di Bonnard c’è un saggio che, liberato dalle contingenze storiche, riesce ancor oggi ad essere di particolare interesse, dal titolo “I moderati: il dramma del presente“. Pubblicato in Italia dalla casa editrice Volpe nel 1967, è una lettura da riprendere in queste giornate in cui in Italia tutti cercano di rincorrere il moderatismo, perché – come nota Luigi Emery nell’avvertenza che apre il libro – i moderati per Bonnard non sono un partito ma “una categoria psicologica, un tipo immortale, non legato esclusivamente a un determinato momento né a una singola nazione“.

Di più: “I moderati, per quanto impegnati siano o vogliano essere nella politica, non ne sono mai afferrati totalmente. Essi sono come una grande nave alla deriva che successive maree hanno sballottolato ora su una sponda, ora su un’altra. I moderati sono dunque, anziché un partito, una categoria umana“. Quella di tutti coloro che – parole davvero attualissime – “sedendo a destra o al centro, si oppongono non tanto alla sinistra politica ma alle riforme sociali ed economiche o, non potendo impedirle, si sono sforzati di limitarne l’ampiezza e l’effetto“.

Pur senza voler riproporre alcun parallelismo storico, si resta sorpresi a leggere che “in una società disgregata dove mancano le qualità dell’uomo mentre vi pullulano i difetti dell’individuo, la reputazione d’intelligenza è il premio promesso ai disertori“. Perfetto: tendenza alla diserzione, parlare a bassa voce per non esporsi, refrattarietà se non fastidio per i cambiamenti, preferenza per la cosiddetta zona grigia piuttosto che per le scelte chiare e nette, radicali.

La tentazione moderata si dimostra davvero come l’altra malattia della politica, quella senile. Almeno per tutti coloro che, invece, si considerano riformatori e innovatori convinti, avversari di ipotesi ideologiche e conservatrici, sostenitori del patriottismo repubblicano, libertari attivi sul fronte dei diritti e, soprattutto, equilibrati e appassionati titolari dell’impegno politico.

Twitter @lanna_luciano


Autore: Luciano Lanna

Nato nel 1960 a Valmontone, laureato in filosofia, giornalista e scrittore, è stato direttore responsabile del Secolo d'Italia, vicedirettore de L'Indipendente e caporedattore del bimestrale Ideazione. Ha collaborato con quotidiani, riviste e trasmissioni radiofoniche e televisive. Ha scritto con Filippo Rossi Fascisti immaginari (2003). Il suo ultimo libro è Il fascista libertario (2011)

7 Responses to “Le parole della politica. 3/Moderati”

  1. RayMilano scrive:

    L’accezione MODERATO è tutta negativa. Moderato è il termine con cui si indica nei tempi della musica l’allegro ma non troppo. Moderato vuol dire sotto tono. In latino “in medio stat virtus”. Moderato vuol dire sopravvivere. Il moderato aborrisce il fantastico. Il moderato non esce dalla consuetudine. Il moderato non è rivoluzionario, è contro la rivoluzione. A me non piace come termine perché è il contrario di impeto e coraggio.
    Dario Fo

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