Monti esagera e fa bene a farlo

di CARMELO PALMA – Il bipolarismo italiano non ha prodotto governo, né alternative di governo. Per quasi un ventennio l’o di qua o di là non ha ordinato una democrazia competitiva efficiente, né accompagnato la modernizzazione di un sistema politico vetero-novecentesco. Se anche il bipolarismo in Italia ha fatto default, ciò non dipende dai difetti formali o dagli aggiustamenti opportunistici dei sistemi elettorali che l’Italia ha, dal ’93 ad oggi, adottato.  Le ragioni del fallimento dipendono dai “fondamentali politici” e quindi in primo luogo culturali dei partiti e, da ultimo, dei non-partiti che hanno giocato la partita bipolare adattandola ai propri difetti.

La sfida montiana è dunque oggi eccentrica rispetto all’ordine bipolare non solo per ragioni formali, ma sostanziali. Fa valere, in particolare sui temi economici (e, si spera, non solo), una differenza di analisi radicale sulla natura e sulle ragioni profonde della crisi italiana, da cui discende un radicalismo programmatico eversivo rispetto alle consolidate compatibilità dell’azione di governo. Monti, insomma, “esagera”.

L’analisi e la proposta montiana mettono in discussione e in crisi quella sorta di “patto di sindacato” tra conservatorismi di diversa ispirazione e colore (di destra e di sinistra, corporativistici e collettivisti, affaristici e ideologici), che ha rappresentato la vera costituzione economica materiale della Repubblica. Le immunità e le garanzie assicurate dall’ordine feudale del privato e da quello “privatistico” dello Stato; la disuguaglianza particolaristica come principio di organizzazione economica e di funzionamento dei mercati; la discrezionalità politica come criterio di diritto e di governo. Tutto sbagliato, tutto da rifare.

Monti, per piacere, non ricorre alla retorica recriminatoria e all’auto-indulgenza vittimistica che imparentano ideologicamente la politica e l’antipolitica secondo-repubblicana. Al contrario, se ne distanzia in modo esplicito e persino provocatorio. La crisi – spiega – non nasce fuori, ma dentro le pieghe del modello italiano e delle sue anomalie. È una crisi che non solo ci attraversa, ma ci racconta, non solo ci affligge, ma ci rappresenta. “La casta siamo noi cittadini” è arrivato a dire censurando un rapporto predatorio e particolaristico con la politica, diffuso a tal punto da rendere indistinguibile e di fatto insussistente la dimensione generale dell’azione di governo. Monti diventa così la bestia nera dei nostalgici della conservazione impossibile, ma anche un’alternativa concreta – e presto vedremo quanto popolare – all’immobilismo funesto dell’ordine bipolare.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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