Le parole della politica. 2/Laicità

 – Le parole della politica non sono solo le maschere del carnevale elettorale. Non sono solo il “dire” perentorio che promette o surroga un “fare” ipotetico. Sono in sé un contenuto e un materiale politicoe la discussione pubblica ne ordina e muta i significati, che non sono mai univoci e definitivi e sono anch’essi un prodotto storico.

In questa rubrica, che ci accompagnerà fino al giorno del voto, Luciano Lanna discute alcune parole del lessico politico, cercando innanzitutto di smascherarne il contenuto ideologico e di liberarne un significato più pertinente e contemporaneo. Anche questa, ovviamente, non è un’analisi, ma un’operazione politica.

Puntata precedente: 1./Centro

Sul concetto di laicità – e per essere politicamente precisi dovremmo forse parlare di “laicità delle istituzioni” (o della politica in quanto tale) – c’è da sempre molta confusione.

Ma di recente, soprattutto dopo l’ondata (ormai in declino) delle mode teocon e teodem, s’è finito per non farci capire più niente. Tanto da far apparire come normale e fisiologica la presunta dialettica tra laici e credenti, quando in realtà la vera contrapposizione politica e di civiltà è quella che si pone tra laici (siano essi credenti, facenti riferimento all’uno o l’altra confessione religiosa, o agnostici) e integralisti, facciano essi riferimento a una ideologia o a una fede religiosa.

Oltretutto, l’abuso del termine laico in funzione di sinonimo sovrapponibile ad anticlericale, antireligioso o anche ateo, ha generato l’utilizzo del termine spregiativo di laicista, con un significato simile e opposto all’uso del termine clericale, per indicare persone che si autodefiniscono laiche ma che in realtà sono spesso dei fanatici anticlericali. Sullo stesso piano di equivocità filosofica (e politica) l’uso del termine laico per indicare un generico atteggiamento agnosticheggiante o indifferenzialista sul piano dell’orizzonte sacrale e religioso. Anche tale accezione è semanticamente scorretta, in quanto laico ha certo significato di libero in quanto “svincolato dall’autorità confessionale”, ma non inficia affatto la convinzione o anche la pratica di una particolare credenza religiosa, per cui in realtà si dovrebbero distinguere “laici credenti” da “laici non credenti”.

Concretamente, il termine laicità indica oggettivamente la separazione – storicamente avvenuta in Occidente soprattutto con la nascita e l’affermarsi dello Stato moderno e con la teorizzazione di Machiavelli – fra la sfera religiosa e la sfera politica. Anche per questo, il termine laicità è oggi usato in accezione politica solo nelle lingue francese e italiana.

Di origine greca, variamente presente in ambito cristiano-medioevale, allorché indicava le persone che non avevano preso gli ordini sacerdotali, nei paesi anglosassoni il termine è stato sostituito da secolare, secolarizzazione, che forse indica senza equivoci indica il più generale processo di disincanto (nel senso weberiano) e di autonomia della sfera politica rispetto alle credenze: un passaggio che ha coinciso con la modernità.

Il contrario della laicità è quindi il confessionalismo, il clericalismo, l’integralismo, il fondamentalismo, ovvero la pretesa di informare le leggi dello stato e tutta la sfera pubblica ai precetti che provengono da una precisa fonte, sia essa religiosa o ideologica poco importa, imponendo a chiunque (spesso anche con la buona intenzione di volergli fare del bene) determinati comportamenti o condotte di vita.

La laicità, insomma, è un metodo più che un sistema o una concezione organica, è un atteggiamento e una sensibilità piuttosto che un insieme di precetti o ricette sovrastoriche pronte per l’uso. Tutto questo per ricordare che nel Novecento il richiamo alla laicità e il contrasto allo Stato etico (che pretendeva definire i comportamenti e le visione giuste) sono spesso stati espressi proprio da ambienti cattolici o cristiani e che posizioni integraliste e assolute sono state imposte più che altro da regimi agnostici o di chiaro stampo ideologico.

Che poi nella cronaca politica italiana degli ultimi anni formazioni di vario orientamento abbiano pensato e tentato di rappresentare l’elettorato dei credenti trasformando cosiddette opzioni etiche sensibili in battaglie di principio, politiche e parlamentari, tutto ciò non inficia affatto la corretta interpretazione della laicità. Interpretazione che, come abbiamo cercato di illustrare, è l’esatto opposto di una politica integralista, sia essa fondata sul tentativo di rappresentare i credenti oppure su quello opposto di riesumare un anticlericalismo di tipo ottocentesco.

L’uso strumentale della fede cristiana in funzione di battaglie politico-culturali o lo stesso riferimento alle radici cristiane ridotto a slogan da parte di coloro che non sono affatto interessati alla libera espressione di queste radici, ma solo a manifesti ideologici per giustificare scontri di civiltà o magari banali carriere politiche, è però l’opposto di una visione laica della politica e della società, sia essa sostenuta da credenti o da agnostici.

Lo attesta un “cattolico DOC” come Vittorio Messori:

“Mi trovo a mio agio – ha scritto l’intervistatore ufficiale dei due ultimi papi – nella nostra open society, in questa società aperta, come la chiamava Karl Popper, questa società sempre più meticcia e sempre più complessa. Io amo la libertà annunciata da Cristo e dal suo Vangelo, ma che concepisco come una libertà da proporre e mai da imporre. So che non può esserci virtù senza la possibilità di optare per il peccato. Mi piace la vita come avventura, dove santi e mascalzoni si intersecano dove si confrontano bene e male. Amo le metropoli, le giungle d’asfalto ben più del controllo sociale del villaggio amo il ribollire delle grandi città, dove la storia si costruisce attraverso la trama infinita dei liberi rapporti umani”.

Nient’altro che una professione di fede nella laicità più autentica.

Twitter @lanna_luciano


Autore: Luciano Lanna

Nato nel 1960 a Valmontone, laureato in filosofia, giornalista e scrittore, è stato direttore responsabile del Secolo d'Italia, vicedirettore de L'Indipendente e caporedattore del bimestrale Ideazione. Ha collaborato con quotidiani, riviste e trasmissioni radiofoniche e televisive. Ha scritto con Filippo Rossi Fascisti immaginari (2003). Il suo ultimo libro è Il fascista libertario (2011)

9 Responses to “Le parole della politica. 2/Laicità”

  1. lodovico scrive:

    Tutti vorremo una” società aperta” ma la nostra Costituzione e, di rimando, tutte le nostre Istituzioni sono ” di una società aperta”? Nelle società aperte, di norma, i conflitti, che pur esistono ed esisteranno, sono di minore complessità ed importanza ideologica di quanto avviene in Italia.Forse la nostra Costituzione non è quella panacea che sperava di essere, nutrita da falso buonismo.

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