– Fino a qualche settimana fa ci si poteva illudere che Berlusconi appartenesse al passato della politica italiana. Purtroppo, il ricordo di un anno di esosi balzelli da parte di Monti – che hanno fatto purtroppo dimenticare quelli di Berlusconi, l’incapacità di rapportarsi alla società e fare proposte intelligenti della leadership del PD, e il rinnovato presenzialismo mediatico berlusconiano hanno fatto tornare indietro le lancette delle cronache politiche.

Qual è infatti il record dei governi Berlusconi riguardo la politica economica? Un disastro totale.

SPESA PUBBLICA – La spesa pubblica diminuì negli anni ’90 sia per le riforme sia per l’introduzione dell’euro. Dal 2000 al 2008 la spesa non ha però fatto che aumentare, nonostante la spesa per interessi abbia continuato a diminuire fino a poco prima della recente crisi: purtroppo è aumentata la spesa primaria. In questo periodo ha quasi sempre governato Berlusconi.

PRESSIONE FISCALE – Un anno di Monti ha fatto dimenticare i circa sei mesi di crisi fiscale gestita da Berlusconi tramite l’inasprimento della pressione fiscale. Nel periodo più lungo al governo, dal 2001 al 2006, Berlusconi lasciò la pressione fiscale inalterata, poco sopra il 40% del PIL. Anche dal 2008 al 2011 non ci fu alcuna diminuzione. Berlusconi le tasse non le ha mai tagliate, e tutto ciò che dice a riguardo è vuota retorica: nessuno che abbia già governato può del resto dire credibilmente di voler diminuire le tasse.

DEBITO PUBBLICO – Il debito pubblico italiano raggiunse l’apice all’inizio degli anni ‘90, per poi iniziare a scendere fino al 2003, anno in cui si decise che un debito del 105% del PIL fosse sufficientemente basso da interrompere il risanamento. All’epoca al governo c’era Berlusconi: avremmo potuto avere almeno un 15% di debito in meno senza quella follia.

PRODUTTIVITÀ, LIBERTÀ ECONOMICA E COMPETITIVITÀL’economia italiana non è competitiva, la produttività ristagna da anni, e la qualità delle regole e il livello di libertà economica sono al di sotto della media dei paesi sviluppati. L’Italia è nella parte bassa della classifica della crescita della produttività del lavoro dagli anni ’90, conseguenza di una delle tassazioni sul capitale e sul lavoro più alte, un sistema regolatorio inadeguato e una delle peggiori giustizie civili. Nelle classifiche internazionali l’Italia, in teoria uno dei paesi più ricchi del mondo, si trova spesso attorno al 100° posto. Basta vedere l’Indice delle Libertà Economiche della Heritage (pubblicato in Italia dall’IBL) o il Rapporto “Doing Business” della Banca Mondiale. Purtroppo nessun trend positivo rilevante compare in questi rapporti.

CRESCITA – Con tutti questi problemi è naturale che la crescita sia stata ridicola negli ultimi dieci anni. Non che prima fosse vigorosa, ma a partire dal 2000 il differenziale di crescita rispetto al resto dell’Europa si è accresciuto. Mentre la Germania usciva dalle secche della riunificazione diventando la locomotiva d’Europa, e la Spagna raggiungeva l’Italia in Pil pro capite, l’Italia ristagnava.

I problemi economici italiani hanno radici negli anni ’60 e ’70. Al netto del cattivo gusto, nessun nuovo problema è nato con Berlusconi, e nessun vecchio problema si risolverà con il suo ritiro dalla politica: si pensi alla spesa pubblica primaria che ha continuato ad aumentare anche negli ultimi quattro trimestri, e alle riforme liberticide passate di recente per la professione forense e i controlli fiscali sulle famiglie.

Berlusconi è però il concentrato del peggio della politica italiana: spesa e debito fuori controllo, ‘tagli’ alle tasse finti, incapacità di rendere competitiva, libera ed efficiente l’economia. Superare Berlusconi sarà solo un primo passo per creare un centrodestra credibile. Forse servirebbe un Renzi, che però ha appena fallito in un analogo tentativo di rigenerazione nel centrosinistra. Sicuramente servirà un coraggio per rinnovare le politiche, le regole e le istituzioni che nessuno dei maggiori partiti sembra possedere.