Monti è contro i matrimoni gay, ma servirebbe anche sapere a cosa è favorevole

di CARMELO PALMA – Monti ha certamente altre gatte da pelare e altre e più sensibili “quadre” da trovare in una compagine che sta in piedi – e a questi livelli di consenso – appoggiandosi quasi per intero al suo “strano” carisma politico.

Però da un leader prima riluttante e poi evidentemente divertito dall’avventura di una leadership irregolare si poteva e si può ancora sperare che sul tema dei diritti delle famiglie di fatto e, in particolare, di quelle omosessuali, scelga posizioni più chiare e meno difensive di quelle in cui gli è venuto ieri naturale “rifugiarsi”, durante l’intervista a Lo spoglio, su Skytg24.

”Il mio pensiero è che la famiglia sia costituita da un uomo e da una donna e credo che la famiglia sia fondata sul matrimonio e ritengo  necessario che i figli crescano con un padre e una madre. Il Parlamento può certamente trovare delle soluzioni convincenti per regolare altre  forme di unioni e convivenze”.

Innanzitutto, da Monti ci si può aspettare – anzi, da supersimpatizzanti, si potrebbe anche pretendere – che ristabilisca l’ordine logico del discorso politico su di un tema che è sensibile, ma non moralmente scabroso. I matrimoni gay stanno a valle, come possibile soluzione, di un problema che sta a monte e che è rappresentato dal vuoto di diritto in cui finiscono inghiottiti quanti non si limitano a “far coppia”, ma si ostinano a “far famiglia” in un modo pieno e autentico, non solo coabitando, ma condividendo impegni e responsabilità, reciproche e nei confronti di terzi, al cento per cento “familiari”.

L’evoluzione spontanea dell’istituto familiare crea una naturale “domanda di diritto”, cui la politica è chiamata a rispondere con soluzioni giuridicamente ordinate. La difesa di un diritto oggettivamente avverso alle nuove famiglie e la vera e propria discriminazione legale nei confronti delle famiglie omosessuali – che NON sono semplicemente costituite da coinquilini dello stesso sesso che si congiungono carnalmente – NON è una soluzione giuridicamente ordinata.

Questo, non il “matrimonio gay”, è il problema politico. Il matrimonio gay è la soluzione meno comune e probabilmente la meno servibile. Ce ne sono altre, che non comportano la meccanica estensione di un istituto storicamente molto “eterosessuale” e forse assai meno adattabile di quanto alcuni pretenderebbero. Ma questo, come quello delle “adozioni gay”, è un tema del tutto laterale, che sta dentro e non fuori dal problema, che con il “no ai matrimoni gay” fino ad oggi si è semplicemente preteso di negare.

Visto che per Monti, però, a quanto pare il problema c’è (meno male), forse anche per lui sarebbe meglio tenersi alla larga dal cavallo di battaglia della retorica negazionista e dire con chiarezza non ciò a cui è contro, ma a cui è a favore. Così sarebbe più facile comprenderlo e più difficile equivocarlo.

Twitter: @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “Monti è contro i matrimoni gay, ma servirebbe anche sapere a cosa è favorevole”

  1. Parnaso scrive:

    “Sono omosessuale e ho una vita di coppia in regime di Pacs (l’unione civile che in Francia esiste dal 1999, ndr). Sono qui perché ogni bambino ha diritto ad avere un padre e una madre. Perché non voglio che le donne siano ridotte a macchine per produrre figli per coppie di uomini. Perché non voglio che i figli dell’eterologa passino la vita alla disperata ricerca delle loro radici. Non ogni amore è fatto per il matrimonio. È l’amore incarnato nella differenza dei sessi che fa il matrimonio. Grazie, a nome degli omosessuali, per essere qui a difendere il reale!».
    manifestazione di Parigi: testimonianza di Jean-Pierre di Homovox, indossando la t-shirt dell’evento, prendendo il microfono sul palco e rivolgendosi alla folla.

  2. Parnaso scrive:

    «Noi figli adottati non siamo una medicina per la sterilità degli adulti!
    Non siamo la cura per il loro dolore!
    Siamo bambini, non siamo diritti!».

    Manifestazione di Parigi: un’altra testimoninaz gridata a gran voce.

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