Fate i conti, compagni. Il voto utile a Bersani è quello “di destra” per Monti

di CARMELO PALMA – Cinque anni fa la sinistra di lotta e quella di governo arrivarono insieme al 41,6% (con Veltroni, complessivamente, al 37,5% dei voti). La destra – quella pidiellina e leghista, con la propaggine esterna della Destra di Storace e dell’allora antiberlusconiana Santanchè – arrivò al 49% (con Berlusconi e l’asse azzurro-verde al 46,8). Oggi i sondaggi , con comprensibili variazioni, assegnano più o meno alla coalizione berlusconiana il voto di un italiano su 4 (il 25% mal contato) e a Bersani il voto di 4 italiani su 10 (a cavallo del 40%, dunque). La coalizione di Monti veleggia intorno al 14-15%. Quella di Ingroia è, nella migliore delle ipotesi, al 5%. Poi c’è Grillo, sopra (ma non troppo) il 10%. Il resto, elettoralmente, sono frattaglie.

Senza considerare le analisi dei flussi, che potrebbero anche documentare significativi ma non straordinari cambi di campo, non ci vuole un mago delle rilevazioni demoscopiche per scoprire che la “sinistra” (Ingroia compreso), sale rispetto al 2008 di tre o quattro punti, e che invece il voto di “destra” (considerando in questo contenitore tutto il voto ex berlusconiano e ex-para-berlusconiano) si è scompaginato in modo incomponibile e ha, tra le altre cose, fatto spazio al “partito di Monti” che è oggi, numeri alla mano, il terzo partito italiano, a poco più di una incollatura da quello di Berlusconi.

Se Bersani vincerà le elezioni con numeri nemmeno paragonabili a quelli di Prodi nel 2006 il merito non è dunque suo, nel senso che il suo successo dipende il larga misura dalla disarticolazione del centro-destra e in misura di gran lunga minore dalla resistenza tenace, ma non particolarmente efficiente, della sinistra “responsabile” alle pretese dei suoi figli degeneri – la sinistra antagonistico-manettaria dei pm d’assalto e dei comunisti di risulta – e dei suoi figli transgeneri, come quelli confluiti, con i fratelli-coltelli berlusconiani, nella pozza antipolitica della rivolta grillina.

Continuare ad auspicare un “voto contro Berlusconi” anche da parte di chi, con buona evidenza, per quasi vent’anni si è persuaso o rassegnato a votare Berlusconi “contro la sinistra” e avrebbe continuato anche a farlo se del Cav. e della sua promessa liberale non fosse rimasta che la fantasmagoria e la rutilante vanità del “personaggio”, non è per Bersani una prova né di sicurezza, né di prudenza. Quelli che volevano la rivoluzione liberale e si sono disamorati del Cav. – che gliene ha dato, diciamo, tutte le ragioni – non hanno ragioni per innamorarsi dei “giovani turchi” del Nazareno.

Se dunque il segretario del Pd vincerà le politiche grazie ai voti che i delusi toglieranno al Caimano e consegneranno, si spera copiosi, al Professore, ringrazi e non recrimini, quando per governare l’Italia dovrà fare i conti con loro. Potrebbe anche succedergli di peggio, come vincere con Nichi anche al Senato, in splendida e complicatissima solitudine.

Twitter: @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Fate i conti, compagni. Il voto utile a Bersani è quello “di destra” per Monti”

  1. Parnaso scrive:

    acuto come sempre nelle analisi.

  2. marcello scrive:

    Comunque, ancora una volta, il voto di destra è stato lasciato al partito di Berlusconi.

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