La Francia, l’Europa e quella voglia di Muro di Berlino al contrario

– E’ caduto finalmente uno degli ultimi muri del comunismo “storico”. Cuba ha scelto di aprire le frontiere, rendendo così possibili per i suoi cittadini i viaggi al di fuori del paese.

Per un muro che cade, però, ne potrebbero sorgere altri – ed è triste dirlo, ma alla fine potrebbe essere proprio la nostra amata Europa occidentale ad erigerli. Una spia, un segnale è l’affaire Depardieu che ha tenuto banco in Francia nelle ultime settimane, suscitando un ampio e pubblico dibattito, ed ha avuto un notevole risalto anche a livello internazionale.

I socialisti francesi al governo hanno pesantemente attaccato l’attore che ha deciso di rinunciare alla cittadinanza francese a causa dell’esorbitante livello di pressione fiscale sui cittadini ad alto reddito, e lo hanno fatto, peraltro, con argomentazioni care pure alla nostra sinistra. In fondo anche Pierluigi Bersani ha avuto modo di bollare qualche tempo fa come “un poco di buono, un vigliacco e un traditore del suo paese” chi va alla ricerca di migliori condizioni fiscali altrove.
Per il primo ministro Marc Ayrault la scelta di Depardieu è “miserabile”, per il deputato Yann Galut è “profondamete egoista” e per il ministro del lavoro Michel Sapin è un elemento di “decadenza personale”.
Secondo Bernard Tapie la questione è che la Francia ha dato tanto a Depardieu e adesso lui non può pretendere di non dare a sua volta – e questo, va detto, è un concetto che ricorda, per molti versi, le argomentazioni con cui i vecchi regimi dell’Europa dell’Est giustificavano la proibizione dell’emigrazione; una persona ha beneficiato della scuola e degli altri servizi dello Stato e quindi poi ha il dovere morale di restituire alla “propria comunità” – non può prendere e basta e poi andarsene.

Claude Bartolone, presidente dell’assemblea Nazionale, si è spinto molto avanti ed è arrivato a fare un paragone tra le tasse che deve pagare Depardieu e gli sforzi dei francesi durante le due guerre mondiali, quando lo Stato chiedeva ai giovani di dare la vita per il bene comune. Sono parole che fanno abbastanza paura perché sono la spia di una concezione politica autoritaria secondo cui lo Stato può legittimamente imporre tutto ai suoi cittadini (incluso l’estremo sacrificio); se lo fa è sicuramente a fin di bene e perciò solo un egoista o un traditore può pensare di ribellarsi. In definitiva Depardieu dovrebbe considerarsi persino fortunato se a lui vengono chiesti solo il 75-80% dei suoi guadagni, anziché di immolarsi nel Mali o sulla linea Maginot.

E’ evidente che molti politici francesi hanno colto perfettamente la valenza politica della scelta di Depardieu e l’intrinseca minaccia che la possibilità di “chiamarsi fuori” porta ad una concezione assoluta del potere. Così hanno cominciato un’operazione in piena regola di demolizione morale di chi va all’estero e purtroppo certi giudizi e certe parole d’ordine sembrano mirate a preparare culturalmente il terreno a future politiche che restringano la possibilità di lasciare l’Europa o i singoli paesi.
Certo, è difficile che si arrivi alla chiusura delle frontiere, ma il diritto di uscita potrebbe essere compromesso de facto da pesanti forme di ritorsione economica, quali congelamento e confische dei beni.

Per ora le persone che se ne vanno sono abbastanza poche, ma con il tempo potrebbero essere via via di più – specie se nei nostri paesi diverrà più forte la crisi economica e con essa la pretesa fiscale della macchina pubblica.
C’è da scommettere che, di fronte a questa eventualità, il “potere” non si farà trovare impreparato. Le cose procederanno probabilmente per gradi – in fondo i tedeschi dell’Est ci hanno messo 16 anni prima di tirare su il muro di Berlino. Quello che serve adesso, però, è cominciare a creare consenso tra la gente per politiche restrittive e torna bene farlo adottando le più collaudate tecniche di “costruzione del nemico”.

Per l’Occidente l’edificazione di “muri in uscita” rappresenterebbe una sconfitta epocale ed un profondo declassamento civile e morale. L’Occidente è stato da sempre la meta verso cui si scappava, fuggendo il più delle volte regimi totalitari e da modelli economici fallimentari. Semmai ci trovavamo ad erigere muri in ingresso, per evitare un afflusso eccessivo di persone desiderose di trovare spazi di libertà e di agibilità economica che non avevano altrove.
Il diritto ad uscire, invece, nel nostro “emisfero” non veniva messo in discussione ed anzi esso rappresentava uno degli elementi più distintivi rispetto a quella parte del mondo che era imprigionata in regimi comunisti.

Se oggi i ricchi francesi finiscono per fuggire in Russia, un po’ come i ricchi russi fuggivano in Francia poco meno di un secolo fa, allora si capisce che c’è qualcosa di profondamente compromesso nel sistema economico-sociale che nel tempo si è determinato e qualcosa di profondamente sbagliato nel suo substrato ideologico. Nei fatti, gli Stati occidentali stanno rispondendo alla crisi economica nel senso di un ripiegamento nazionalista e di un fisco sempre più predatorio. La “bestia” ha fame ed allora si incattivisce.

In questo contesto la possibilità per i cittadini di “votare con i piedi” rappresenta ancora l’anello debole di uno statalismo altrimenti potenzialmente totalizzante. Il rischio di vedersi sfuggire i contribuenti è l’unico freno che può limitare, almeno in parte, la voracità di un governo.
Se nei prossimi anni questo “diritto di exit” venisse a cadere ed i nostri paesi diventassero dei “sistemi chiusi”, come lo erano i paesi del vecchio blocco orientale, allora il potere dello Stato sui suoi cittadini diverrebbe purtroppo sempre più assoluto.

Attorno alla difesa della libertà di emigrazione, si potrebbe giocare, pertanto, in futuro, una decisiva battaglia politica.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “La Francia, l’Europa e quella voglia di Muro di Berlino al contrario”

  1. creonte scrive:

    bisogna affamare tutti, non solo lo stato, però!

    nel terzo millennio il pubblcio può garamtire livelli di efficienza e di razionalità nell’ottimizzazione delle risorse che il privato fatica e faticherà sempre di più ad arrivare

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