Lombardia, Italia. La novità sarebbe il nordismo “chiagne e fotte” di Maroni?

di PIERCAMILLO FALASCA – Il sondaggio di Renato Manhnheimer, che documenta un’immeritata, ma non inopinata resistenza della coalizione azzurro-verde in Lombardia, ha riproposto la centralità della questione settentrionale anche in vista del voto politico. Le prossime elezioni si vinceranno, perderanno o pareggeranno soprattutto al Nord.

Al Nord la sfida montiana esprime la sua maggiore forza e migliore sostanza politica, sul piano degli uomini e delle idee, con una proposta maggioritaria e competitiva, che ha ben poche parentele, sul piano politico, con il centro residuale e parassitario della tradizione moderata e con le rendite di posizione connesse alle inefficienze (in Italia catastrofiche) dell’ordine bipolare.

Al Nord la sinistra maschererà “pluralisticamente” – Giampaolo Galli, ma anche Mario Tronti – un’impostazione socialdemocratica abbastanza retrò e meno spigliata e futuristica sul piano ideologico di quella che il Pd veltroniano aveva promesso. Per tante ragioni, quella del Pd sembra una proposta troppo “metropolitana” – molta sinistra, molto sindacato, molto ceto medio riflessivo, molta società civile in un senso decisamente “cittadino” – per fare breccia nei sentimenti profondi e nella diffidenza dell’immensa provincia nordista.

Sempre al Nord, la coalizione tra Lega e PdL si ripropone come interprete del solito copione –  casinismo politico, miracolismo economico, rivendicazionismo territoriale – che le ha consentito per oltre un decennio di campare di rendita sulla paura e perfino sulla rovina, di “conquistare il Nord”, senza neppure sapere cosa farsene, di aumentare la spesa e le tasse, anche quelle locali, per lamentarsene e recriminare contro Roma, Palermo o Bruxelles.

Il Nord rimane un problema irrisolto, perché la soluzione “nordista” non era una soluzione, ma un problema nel problema. Rimane però un problema politicamente specifico perché è lungo la frattura economico-territoriale tra Nord e Sud che rischia di aprirsi il buco nero della democrazia italiana. Perché è lungo quella linea, alla fine, che la Prima Repubblica ha fatto default e la Seconda pure. Non è vero che il problema del Nord si risolve a Sud, come diceva e continua a dire Tremonti. Ma è ancora meno vero che i problemi del Sud si possano risolvere a Nord, secondo la logica vittimisticamente “meridionalistica”, cui la retorica padana si apparenta, da oltre un decennio, in maniera sinistra, con il risultato, abbastanza evidente, che il successo del Carroccio ha meridionalizzato il Nord e non settentrionalizzato il Sud né emancipato entrambi da Roma e da un modello di sviluppo fondato sulla disputa dei saldi fiscali e della conseguente capacità di spesa.

A portare fuori il Nord dalla trappola del nordismo chiagne e fotte non saranno certo Maroni o Berlusconi, che ce l’hanno portato dentro. Non può però essere neppure una sinistra che continua a confondere gli spiriti animali del capitalismo del Nord con gli spiriti bestiali dell’affarismo politico azzurro-verde all’ombra del Pirellone. Non sappiamo a quanto arriverà nella credibilità e nei consensi il “radicalismo” montiano, che però è oggettivamente nordista in un senso economicamente più realistico e culturalmente più europeo.

Il suo consenso non misurerà solo la popolarità di una proposta politica originale, “né terza, né incomoda”, né solo l’efficienza della sua campagna elettorale (a cui un “codice” troppo corrivo con il lessico politichese certo non giova). Dirà anche quanto è ancora lunga la notte del malcontento del Nord e forte la sua tentazione di “vincere” per perdersi, correndo appresso ai pifferai magici della sua dolente frustrazione.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Lombardia, Italia. La novità sarebbe il nordismo “chiagne e fotte” di Maroni?”

  1. Tere scrive:

    Non sono d’accordo per niente

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