Elezioni in Repubblica Ceca, più europeismo per tutti

– Comunque vada sarà un successo, almeno per noi. Il primo turno delle elezioni presidenziali in Repubblica Ceca si è concluso ed il primo verdetto è che il prossimo Presidente sarà più vicino all’Unione Europea dell’uscente Vaclav Klaus. Il 61% dei cechi, che per la prima volta è stato chiamato direttamente a scegliere il Presidente, ha deciso che saranno dunque Milos Zeman e Karel Schwarzenberg a contendersi lo scranno più alto nel ballottaggio del 25/26 gennaio.

La Repubblica Ceca si era guadagnata una poco invidiabile fama anti-europeista. L’attuale presidente ha raggiunto la notorietà in campo europeo quando, rifiutandosi di contro-firmare il Trattato di Lisbona che era già stato ratificato dal parlamento nazionale, ne aveva ritardato l’entrata in vigore. Anche in occasione dell’ultima revisione ai trattati sull’Unione, meglio conosciuta come fiscal compact, Klaus aveva risolto i già forti dubbi del governo guidato da Necas annunciando che non avrebbe controfirmato il fiscal compact partorito tra dicembre 2011 e gennaio 2012 dai summit europei organizzati per contrastare la crisi dell’Euro. La Repubblica Ceca ed il Regno Unito sono gli unici due paesi UE a non aver firmato la revisione del patto di stabilità.

Il ruolo di Klaus ha dato maggiore rilevanza ad una figura che, come in Italia, dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia e rappresentanza, ma che invece svolge un ruolo ben più importante dato che può nominare il governatore della Banca Centrale e i giudici, concedere la grazia, e controfirmare i provvedimenti licenziati dal Parlamento, quindi è anche in grado di influenzare la politica estera del Paese.

Zeman e Schwarzenberg hanno sconfitto nettamente gli altri sette candidati alla presidenza con rispettivamente il 24% ed il 23% dei voti. Jan Fischer, primo inseguitore di Zeman nei sondaggi, si è piazzato terzo con il 16%, poco sopra a Jiri Dienstbier e staccando di parecchi punti Vladimir Franz, il quale ha conquistato grande visibilità sui media nazionali ed internazionali come candidato poco “convenzionale”. Gli altri quattro candidati si sono spartiti poco più del 12% delle preferenze.

Zeman ha 68 anni, è stato primo ministro dal 1998 al 2002 in un governo di una grande coalizione fra i Socialisti ed i Democratici Civici allora guidati proprio da Klaus, il quale non a caso sostiene Zeman alla presidenza. Schwarzenberg, 75 anni, attuale ministro degli esteri e e stretto collaboratore del compianto Vaclav Havel, si colloca su posizioni più europeiste e di vicinanza a Washington. Zeman ha avuto il sostegno delle campagne e dei ceti sociali più deboli della nord della Boemia, mentre Schwarzenberg ha fatto la voce grossa a Praga e nelle città ed è sostenuto dal ceto sociale più benestante, si è conquistato quindi il cosiddetto voto d’opinione.

La partita è aperta. I candidati partono da un bottino di voti molto simile e nelle due settimane che ci separano dal ballottaggio assisteremo ad una sfida all’ultimo voto. Zeman giocherà la carta della crisi economica sostenendo che sia anche colpa dell’attuale governo ed accusando Schwarzenberg di far parte di quella classe politica che ha portato ad un periodo di recessione. D’altro canto, Zeman sarà dipinto come un politico del passato con visioni non adatte ai tempi. La partita sarà combattuta fino all’ultimo giorno disponibile, ma quello che pare certo è che il prossimo presidente riavvicinerà Praga all’Unione Europea.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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