di FEDERICO BRUSADELLI – Dice Eugenia Roccella, deputata ex radicale e oggi paladina dei valori cattolici nel Popolo della libertà, che la candidatura al Senato nella “lista Monti” di Alessio De Giorgi, imprenditore e direttore del sito Gay.it, è il chiaro segnale che il Professore si prepara a “un’alleanza con la sinistra il cui prezzo da pagare saranno i principi non negoziabili“.

Poco importa che Silvio Berlusconi, consapevole di essere stato abbandonato anche da quel pezzo di mondo cattolico che per anni lo ha considerato, nonostante tutto, un interlocutore di riferimento, strizzi ora cinicamente l’occhio al mondo omosessuale, lasciando intendere, con un cenno del capo, che qualora vincesse le elezioni sarebbe pure disposto a riconoscere diritti delle coppie gay. Per i corifei del Cavaliere il manuale di istruzioni per la campagna elettorale resta sempre lo stesso: l’obiettivo è combattere i comunisti, e gli amici degli omosessuali sono amici dei comunisti. Insomma, per una forza di centrodestra o di centro, comunque alternativa alla sinistra, parlare di diritti civili è comunque “anormale” e puzza di intelligenza col nemico (chissà che ne pensa David Cameron, per esempio).
La decisione di Monti di candidare, seppure non in ottima posizione, il primo “pacsato” d’Italia (De Giorgi ha contratto con il suo compagno un patto civile in Francia nel 2002) più che preludere a una temibile “alleanza con la sinistra”, che tanto turba il sonno di Eugenia Roccella, smonta definitivamente la vulgata che vorrebbe l’operazione della “salita in campo” del premier pilotata da Oltretevere e che dipinge il suo contenitore civico come un blocco costruito attorno a una identità prevalentemente, quando non integralmente, cattolica.

Non è così. E che non fosse così si poteva facilmente intuire dal profilo stesso del Professore, dal suo pragmatismo che poco o nulla concede alle battaglie identitarie declinando i temi in termini di “cose da fare” più che di “principi da difendere”, e anche da molti dei nomi e dei “mondi” che da subito si sono avvicinati all’Agenda montiana. Anziché diventare armi di campagna elettorale (e sarebbe comodo usarli così, dato che l’avversario da battere è il Pd alleato di Nichi Vendola), i temi etici saranno lasciati – lo ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio – alla libera coscienza dei futuri parlamentari.

Trovo significativo, quasi storico – dice De Giorgi – che finalmente anche nel nostro paese una formazione politica di centro decida di candidare un omosessuale dichiarato che negli anni, anche se su posizioni mai massimaliste, si è speso sul tema dei diritti civili e del riconoscimento delle convivenze omosessuali“.

Ed è altrettanto significativo che il mondo cattolico rappresentato nella lista di Monti non abbia sfogato i probabili (e legittimi) malumori con pubbliche denunce e autodafè. Quello che per Simona Vicari, altra esponente dell’ala valoriale del Pdl, è un indizio del cinico progetto di potere del premier, è solo la conferma dello spirito “europeo” che almeno nelle intenzioni del Professore dovrebbe animare la sua lista civica nazionale, nella quale trovano spazio candidati omosessuali dichiarati ed esponenti cattolici come il direttore di Scienza& Vita Lucio Romano o il professor Gigli che tanto si spese per tenere in vita Eluana Englaro.

La “macchinetta del fango” già partita su Libero contro il “gay di Monti”, con la pubblicazione delle foto di una festa che il sobrio giornale berlusconiano definisce “piccante”, conferma invece quanto sia ormai irrecuperabile il sedicente centrodestra italiano.