di CARMELO PALMA – Santoro ieri sera non poteva “ammazzare” politicamente Berlusconi, che sarà pure un delinquente intemperante e recidivo, ma è una gallina dalle uova d’oro, una rendita sicura per la tribù berlusconiana e pure per quella antiberlusconiana.

Senza Berlusconi, Santoro e Travaglio, come fenomeni politici, come icone dell’Italia giusta, non sarebbero esistiti, se a rappresentare quella sbagliata non ci fosse stato il Caimano. E senza di loro e senza i Di Pietro e gli Ingroia che da un ventennio ne seguono politicamente le piste, per poi inseguirlo fin dentro le aule parlamentari con le loro paranoie paragiudiziarie, Berlusconi non potrebbe oggi resistere alla “persecuzione”, ma dovrebbe fare meno eroicamente i conti con un fallimento che il bilancio di venti anni di politica e dieci di governo documentano in modo abbastanza impietoso. Finché tutto, mafia compresa, tornerà a Berlusconi, Berlusconi tornerà o resterà in campo. Il tempo ciclico e circolare della storia secondo-repubblicana e delle sue stagioni berlusconiane e anti-berlusconiane è una pacchia per Berlusconi, ma anche per Santoro.

Santoro ieri è stato buono, anche perché non doveva essere cattivo. Il toro non ha incornato il torero e il torero non ha infilzato il toro. Si sono reciprocamente portati a spasso per l’arena, ciascuno parlando e ammiccando al proprio pubblico. Alla fine, più che l’uno con l’altro, sembravano avercela entrambi con il convitato di pietra della puntata, il partito di Monti e dell’austerità tedesca. Santoro tiene molto alla coerenza, a Berlusconi invece non costa nulla l’incoerenza, così si sono ritrovati sostanzialmente alleati contro il governo, di cui il buono è sempre stato avversario e il cattivo prima azionista di maggioranza e dopo anima di opposizione, a usare di comune accordo le verità à la carte di cui abbonda la politica pirandelliana del Cavaliere.

Santoro da venticinque anni occupa la piazza televisiva con l’ossessione “popolare” contro i complotti, su cui inciampano ogni volta le magnifiche sorti e progressive della “sua” sinistra. Berlusconi sapeva che per uscire bene dall’arena di Servizio Pubblico doveva farsi arruolare in questo racconto. E non chiedeva di meglio, pro domo sua. Tutto il resto è stato in fondo spettacolo, noia e contorno alla sostanza politica della serata, che era quella che interessava a Santoro e naturalmente anche a Berlusconi.

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