Non c’è nulla di “dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino” nel fatto di “vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”. Anzi, sostenere il contrario, è un “mero pregiudizio”. E’ quanto si legge nella sentenza 601 della Prima sezione civile della Suprema Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul caso di un padre che contestava l’affidamento del figlio alla moglie andata a convivere con la compagna.

Secondo l’uomo, il cui ricorso si basava sull’Articolo 29 della Costituzione, crescere in questo contesto avrebbe potuto avere “ripercussioni negative sul bambino”.

Per la Cassazione, tuttavia, “non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”.

E, aggiunge ancora la sentenza, “si dà per scontato ciò che invece e’ da  dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che comunque correttamente” la Corte d’appello di Brescia, che nel luglio 2011 ha accordato l’esclusivo affidamento del figlio alla madre, “ha preteso fosse specificamente argomentata”.