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Un nome, Monti, per tre partiti. C’è un problema tecnico serio, che può diventare un’opportunità politica

– Il progetto della coalizione montiana alla Camera – cioè di un raggruppamento di liste connotate da un contrassegno almeno in parte comune, contenente un esplicito riferimento a Monti (per Monti, con Monti, per l’Agenda Monti…) – potrebbe contrastare con quanto previsto dall’articolo 14, terzo comma della legge 361/57

“Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi e diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti”.

Questa la denuncia che il deputato del PdL Peppino Calderisi ha avanzato, richiamando un orientamento costante del Viminale circa l’ammissibilità dei contrassegni e una serie di precedenti – sia con il Porcellum, che con il Mattarellum – con l’utilizzo dei nomi dei capi-coalizione (Prodi, Rutelli, Berlusconi, Veltroni) riservato ad uno solo dei contrassegni di lista e non condiviso da quelli appartenenti al medesimo raggruppamento.
La prima obiezione alla tesi di Calderisi è, per così dire, logica. Il fatto che non sia mai accaduto, non significa che la legge impedisca una scelta che potrebbe essere stata scartata per un’autonoma decisione politica. Che Veltroni, ad esempio, nel 2008 non abbia voluto consentire a Di Pietro di usare il proprio nome come “traino” della lista Idv, non significa che giuridicamente non avrebbe potuto farlo. A questa obiezione, Calderisi risponde però citando una interpretazione consolidata e, ancorché informale, ampiamente documentata da parte del Viminale. Ciò che non si è mai fatto, il Viminale ha sempre sostenuto che non si potesse fare. I precedenti non ci sono, insomma, perché sono stati tutti “stoppati” sul nascere dall’opposizione del ministero dell’Interno, di cui esistono moltissime “tracce”.

È abbastanza evidente che l’articolo 14 non ammette un uso decettivo dei contrassegni elettorali, cioè l’utilizzo di dati grafici, caratteri cromatici e elementi testuali volti a trarre in inganno l’elettore e a “catturare” fraudolentemente la sua intenzione di voto. I simboli “confondibili” di cui non è ammessa la presentazione sono quelli ingannevoli, non quelli che riproducono un contenuto politico che più liste rivendicano, ciascuna a proprio titolo, di rappresentare o, nel caso di una coalizione di liste, di condividere. Se un richiamo identico – ad un termine, ad un’immagine, ad un simbolo – rendesse di per sé due simboli “confondibili” nel senso dell’uso ingannevole di un contrassegno da parte di un soggetto elettorale ai danni di un altro, non sarebbe stato possibile avere, come è invece avvenuto, nelle stesse elezioni più liste di “comunisti”, “socialisti” e “liberali” o che utilizzassero, insieme, simboli identici come la “falce e martello” o la “fiamma tricolore.” L’interpretazione del Viminale è dunque più che discutibile, e pur sembrando sul punto decisamente categorica contrasta anche con l’applicazione che l’identica norma ha trovato, ad esempio, sul piano regionale e comunale.

Il terzo comma dell’articolo 14 della legge 361/57 è pressoché identico alla disposizione che disciplina l’ammissibilità dei contrassegni per le elezioni regionali (“Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza o con quelli notoriamente usati da altri partiti o gruppi politici.” – articolo 9, comma 8, n. 4), primo periodo, della legge 108/68) e comunali (“La Commissione elettorale mandamentale… ricusa i contrassegni di lista che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli presentati in precedenza o con quelli notoriamente usati da altri partiti o raggruppamenti politici, ovvero riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l’elettore” – articolo 30, comma 1, lettera b) del D.P.R. 570/1960)

Il che non ha affatto impedito in questi anni la contestuale presentazione di contrassegni recanti una comune indicazione di sostegno ad un candidato a Presidente di Regione e a Sindaco da parte di diverse forze politiche della stessa coalizione (esempio, per la Regione Piemonte, nel 2010, delle liste: Pensionati e invalidi per Bresso, Insieme per Bresso, Moderati per Bresso, PD – Bresso Presidente, tutte collegate alla candidatura di Mercedes Bresso e per la Città di Torino, nel 2011, delle liste: Fassino-Pensionati, Pd-Fassino Sindaco, Consumatori per Fassino, Moderati per Fassino, tutte collegate alla candidatura di Piero Fassino ).

Al di là però delle questioni tecniche, per la coalizione che fa riferimento al Presidente del Consiglio in carica sarebbe politicamente azzardato provare a forzare un’interpretazione della normativa elettorale certo discutibile, ma, a quel che sembra, abbastanza consolidata e univocamente opposta a quanti nelle ultime elezioni si sono trovati di fronte allo stesso problema. Per altro verso, sarebbe ancora più rischioso provare ad aggirarla – ad esempio variando la rappresentazione grafica del riferimento comune a Monti, alla sua candidatura o alla sua agenda – se fosse vero che al Presidente del Consiglio il Viminale consentirebbe comunque di utilizzare il proprio nome per una sola lista.

Questo problema tecnico, sia pure legato ad una interpretazione molto discutibile della normativa elettorale, apre però una nuova opportunità politica. La lista comune anche alla Camera, che tanto le resistenze dell’Udc quante quelle di Verso la Terza Repubblica avevano archiviato come impraticabile, appare al momento l’unica soluzione politicamente coerente all’impasse che si è venuta a creare. Le altre soluzioni – a partire da quella che riservasse solo alla lista della “società civile” la denominazione “montiana” – sarebbero di gran lunga meno preferibili e politicamente molto più costose e incomprensibili per l’opinione pubblica.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Un nome, Monti, per tre partiti. C’è un problema tecnico serio, che può diventare un’opportunità politica”

  1. Piccolapatria scrive:

    Lazzaro: alzati e cammina!

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  1. […] Mario Monti. Poiché nella prima parte dell’intervista viene illustrato sostanzialmente ciò che su Libertiamo avete già letto in quest’articolo del 3 gennaio scorso, abbiamo scelto di non trascriverla, rimandandovi all’audio integrale disponibile sul sito di […]