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Alfano su Twitter, cronaca di un fallimento social

– Ha ridotto dell’88% gli sbarchi degli immigrati. Aiuta gli under 35 a comprarsi casa. Ha abbassato la bolletta del gas ai pensionati. Non è Chuck Norris. È Silvio Berlusconi. Sì. L’ex-Presidente del Consiglio.

Nella proliferazione di profili Twitter, pagine Facebook e siti per la campagna elettorale 2013 è nato anche lui: @losapevichesilvio. L’account che fa giustizia, evangelico. In grado di svelare la verità sulle prodezze del Governo Berlusconi, oscurate una volta dalla sinistra, un’altra dai giornali, un’altra ancora dai tenebrosi tecnici.
Non è una boutade. Il profilo Twitter non è un fake. Ma, per continuare a usare un vocabolario diffuso in Rete, è un epic fail: un fallimento epico, totale. Creato con l’obiettivo di riabilitare agli occhi degli elettori indecisi la reputazione di Silvio Berlusconi, complice un iniziale ma effervescente clima elettorale, il profilo Twitter è destinato a far quantomeno sorridere e dubitare. Con 1395 followers accumulati in poco meno di un mese – l’account è online dal 17 Dicembre – non ha però riscosso lo stesso (in)successo del profilo di Alfano.

@AngeAlfa è piuttosto l’omega della politica stile social. Sorridente, sempre cinguettante, persino abbronzato, il segretario è perennemente là. Impassibile, come è solito mostrarsi nelle recenti interviste tv, di fronte alle avversità politiche che lo riguardano. Il suo 2012 è stato, infatti, un vero anno bisestile, e i 140 caratteri di Twitter sono là a ricordarglielo. Prima ha annunciato le primarie del Pdl, poi è sceso in campo, addirittura si è emozionato per i giorni gloriosi che sarebbero toccati a un partito capace di ripartire dai cittadini. Antonio Albanese commenterebbe così: Tutto tutto, niente niente. Alfano ha detto, infatti, di tutto, ma niente s’è avverato. Peggio dei Maya.

Eppure il segretario, munito di iPad nei salotti tv, pareva dovesse davvero aggiornare l’immagine mediaticamente sbiadita del partito. Rispetto a Silvio-il-comunicatore, Angelino-il-giovane postava, condivideva, twittava, ci sapeva fare. Lui o il suo staff poco importa. Alfano era là per ringiovanire un Pdl iper-televisivo e ipo-digitale – per scelta piuttosto che per incompetenza. Il giovane segretario, avrebbe dovuto fare, appunto, il giovane. Avrebbe – wow – postato. Ma l’ardua missione non l’ha compiuta. Perché il Popolo della Libertà è Silvio, anche anagraficamente. Ha quasi ottant’anni.

Angelino Alfano, quindi, da segretario pioniere del giovane Pdl è – politicamente – perito di precoce vecchiaia perché è il partito stesso a non poter ringiovanire. Il racconto Twitter, scandito da messaggi a cadenza quotidiana, è la rappresentazione plastica di un fallimento: annunci in pompa magna, un uso personale – e, in questo senso, assolutamente adatto – dello strumento, la storia quotidiana del percorso politico. E, infine, la grande smentita. Il passo indietro. Scritto lettera per lettera. Il ritorno del grande vecchio come la bocciatura di ogni tentativo di cambiamento, anche mediatico. La ricomparsa di Silvio è, in sostanza, l’azzeramento del web, è la rinascita del partito tv – nel linguaggio, nelle logiche, nelle parole.

Ecco perché @AngeAlfa è il peggior esempio di politica social del 2012. Ne è la negazione. A poco, infatti, serve digitare se lo stile del partito è sempre lo stesso.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

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