Categorized | Partiti e Stato

La rivoluzione della normalità

– Infine, Monti è salito in campo.

Non ne siamo affatto sorpresi e anzi ce lo aspettavamo o perlomeno ce lo auguravamo, perché può rappresentare già sul piano lessicale il più importante cambiamento politico degli ultimi venti anni.

Non a caso, infatti, la formula lessicale usata per annunciare l’impegno politico del Presidente del Consiglio, che, a dispetto del divertente precedente cinematografico che inconsapevolmente evoca, esprime già a contrario il manifesto politico montiano.

Essa, infatti, si contrappone istintivamente alla “discesa in campo” berlusconiana, che non significa soltanto la formulazione di un’offerta politica distante anni luce dal radicalismo berlusconiano, ma, soprattutto, l’intento strategico di superare il sistema fallimentare che da quell’evento si è originato, scardinando l’equilibrio di poteri nel frattempo consolidato.

Ciò spiega le reazioni isteriche non solo del polo berlusconiano, che potrebbero anche spiegarsi con la difesa animale del proprio territorio politico (e quindi degli interessi economici e giudiziari del suo Dominus), ma anche del centro sinistra, che finisce addirittura per preferire Berlusconi a Monti come principale competitore.

Quest’ultima paradossale situazione ha una duplice spiegazione: 1) la contrapposizione frontale col Cavaliere oscuro è uno spartito che gli orchestrali del PD conoscono a menadito, mentre ancora non è dato sapere se sappiano suonare un’altra musica; 2) la presenza di un’offerta politica seria e autorevole svela le numerose contraddizioni che si annidano nella nuova versione della gioiosa macchina da guerra.

In particolare, a prescindere dalla ridicolaggine delle accuse moralistiche di D’Alema (dal quale ci piacerebbe ascoltare una lezione di etica pubblica su come diventare Presidente del Consiglio defenestrando il proprio candidato premier, eludendo quindi il mandato dei propri elettori), si fatica sinceramente a capire come sia possibile continuare nel solco della rinnovata credibilità internazionale e finanziaria del Governo Monti, quando ampi settori del PD ed i suoi alleati, tra cui principalmente Vendola, hanno spudoratamente voglia di rottamare quanto prima questa esperienza.

Paradossalmente, la fortuna elettorale di Bersani potrebbe essere rappresentata proprio dall’assenza di SEL dal Parlamento sciolto, che ha impedito di registrare l’aperta divergenza politica dei due partiti sulla scelta di sostenere questo Esecutivo, che, per esempio, è stato uno, per onestà intellettuale non il solo e forse nemmeno il più significativo, degli ulteriori motivi di allontanamento politico del PD dall’IDV.

Ma questa fortuna sarà pagata a caro prezzo domani dal Paese, quando bisognerà compiere scelte difficili in materia di finanza pubblica, di lavoro, di politica economica, di politica estera e di sicurezza ecc. e si renderà manifesto ciò che è già chiaro a chi vuole guardare la realtà senza paraocchi ideologici o di appartenenza: una coalizione di centro sinistra socialmente conservatrice e  pervasa da un massimalismo sindacale, che tende a devitalizzare (Renzi) o a allontanare (Ichino) le pulsioni di pragmatico e moderno riformismo che pur vi sarebbero (e anche in misura significativa, come ha dimostrato lo straordinario risultato delle primarie).

Pertanto, la “salita in campo” di Monti offre una concreta chance agli esponenti modernamente riformisti dei due principali partiti, ma soprattutto agli elettori e alle elettrici che sono semplicemente stanchi di ascoltare il refrain che ancora una volta il Gatto ela Volpe (Berlusconi e D’Alema, a vostro piacimento) vorrebbero cantare (o far cantare): la sfida sarà tra il mondo del bene e quello del male (Pd e PDL, anche qui a vostro piacimento).

C’è invece chi, dopo venti anni, non vuole più dover scegliere tra bene e male, ma semplicemente individuare alcune persone serie, e possibilmente preparate, che con senso di responsabilità e spirito di servizio provano a fare del loro meglio per governare e amministrare questo Paese, sapendo a priori che la loro attività sarà inevitabilmente imperfetta e permanentemente migliorabile.

In questo senso, l’accusa di usurpazione della funzione istituzionale per scopi elettorale ha il senso del grottesco per due ragioni.

La prima è che omette di considerare che anche in passato c.d. tecnici hanno poi svolto un ruolo politico senza che nessuno abbia gridato allo scandalo (così Dini, ma anche Ciampi, a meno di non volere sostenere la tesi che l’incarico di ministro dell’economia in un governo “politico” sia politicamente neutro) e chissà se ciò sia dovuto proprio alla circostanza che il ruolo politico sia stato svolto in favore del polo c.d. progressista (Dini come Ministro degli Esteri dei Governi Prodi, D’Alema e Amato e Ciampi come Ministro dell’Economia dei Governi Prodi e D’Alema), tradizionalmente noto per la sua doppia morale;

In secondo luogo quest’accusa capovolge la realtà, in quanto sottoporre al giudizio del corpo elettorale il proprio operato di governo è la principale forma di responsabilità prevista negli ordinamenti democratici.

Monti compie allora qualcosa di straordinario per la nostra (poco gloriosa) storia recente, decidendo di subordinare il suo futuro ruolo pubblico al giudizio elettorale sulla sua attività di Governo.

Se perde, è politicamente finito; se vince, può continuare a dare un significativo contributo alla sua attività nel ruolo che le alchimie elettorali renderanno possibile: in definitiva, la rivoluzione della normalità.

E dopo venti anni trascorsi tra Scilla e Cariddi (Berlusconi e D’Alema e soci, a vostro piacimento), scusate se è poco!


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

3 Responses to “La rivoluzione della normalità”

  1. lodovico scrive:

    Dopo aver salvato l’Italia, spero che l’Agenda Monti punti a traguardi diversi.
    Proseguire nel salvataggio dell’Italia vuol dire un PIL in diminuzione, un maggior numero di disoccupati, un debito pubblico crescente, maggiori tassazioni sui beni posseduti o da acquistare anche se compensati, in minima parte, da minori tassazioni sul lavoro, ed altre amenità. Molti vorrebbero salvare l’Agenda Monti, salvata l’Italia salviamo l’Agenda………poi si vedrà cosa in seguito salvare, ma con stile e sobrietà.

  2. Piccolapatria scrive:

    Il Monti come “agente” è un vero fallimento; non ha rispettato il “budget” concordato; ha perso clienti per disgusto di mal-trattamento risultante da incapacità sul campo; il consiglio d’amministrazione ( i votanti…) a maggioranza vota per la rescissione del suo apporto professionale vantato e inesistente.
    Tanti auguri di poter affrontare il 2013 e di poter resistere senza perire. Non è proprio il caso di dire “buon anno” quando si sa bene che non ci aspetta che un ben peggiore anno.

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] a che fare con questioni di legittimità giuridica o di correttezza istituzionale, essendoci stati precedenti in senso […]