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Passato il Santo Natale, torniamo a parlare di IMU alla Chiesa

– Nel licenziare favorevolmente il regolamento emendato dell’IMU, con tanto di esenzioni per le attività di carattere non economico, la Commissione Europea ha sottolineato come il precedente sistema italiano di esenzioni ICI per il no profit (legge 248/2006) fosse radicalmente incompatibile con il divieto di aiuti di Stato; quindi, incompatibile con i Trattati comunitari. Un quadro chiaroscuro che vedeva entità a carattere “non esclusivamente commerciale” operare sul medesimo piano degli attori tout court commerciali e – di conseguenza – godere di un vantaggio indebito concretizzante una condotta di concorrenza sleale.

Quantificare precisamente la magnitudine di questi finanziamente illegali, occorsi fra il 2006 e il 2011, è un’operazione complessa e dai confini incerti; l’UAAR ha valutato la portata delle esenzioni in un totale di 600 milioni di euro circa, ma è impossibile arrivare ad un dato certo proprio per l’intrinseca ambiguità degli immobili incriminati – che, senza foglie di fico, sono legati a doppio filo alla CEI, quindi espressione di una certa religione, che in Italia gode di una certa consistenza. Non è un mistero che la Chiesa Cattolica possieda un ampio repertorio di cliniche, hotel, B&B etc: strutture che hanno goduto delle esenzioni ICI se parti di un edificio in cui vivevano sacerdoti o suore. Bastava anche una semplice cappella in una struttura del tutto a vocazione commerciale).

Alla complessa quantificazione (come stabilire quale immobile avesse compiuto attività commerciali, e quale no?), si aggiunge il fatto che delle esenzioni non ha fruito un ente denominato “Chiesa Cattolica Italiana”, o la CEI, ma una sfilza di enti, scuole e associazioni che vanno a creare un mosaico frastagliato e di difficile ricomposizione. Per questi motivi, in via del tutto eccezionale, l’Italia non dovrà procedere al recupero di questi indebiti “aiuti di Stato“; un recupero sostanzialmente impossibile.

La decisione costituisce un vero e proprio unicum nell’ambito comunitario, senza nessun precedente; mai era accaduto che l’UE – nel riconoscere l’esistenza di un aiuto illegale di Stato – non ordinasse il recupero del mancato gettito. Riconosciuto l’illecito, fatto il condono; con buona pace delle attività tout court commerciali che si sono ritrovate irrimediabilmente danneggiate da questa stortura al principio concorrenziale. A differenza delle loro controparti, a quanto pare esse non avevano nessun “santo in paradiso” che potesse aiutarle a dovere.

Ironie a parte, la Commissione assicura che dall’IMU in poi non ci saranno santi che tengano. Il Commissario UE alla Concorrenza, Joaquin Almuina, ha sottolineato che le nuove norme IMU (a differenza di quelle ICI) faranno sì che gli enti no profit non godano di vantaggi non dovuti. L’Italia potrà anche aver “vinto” la sua “battaglia”, visto che Bruxelles ha chiuso la procedura d’infrazione intentata contro il Belpaese, ma ha vinto male e con una vittoria di Pirro.

Rimangono molti nodi da sciogliere. Manca una stima ufficiale del gettito IMU sulla Chiesa, mentre sarebbe importante poterne approntare una, in quanto stabilire gli introiti attesi potrebbe aiutare i comuni nella fissazione (e auspicabilmente, in un abbassamento) delle aliquote su altre categorie di beni. Senza dimenticare il capitolo delle scuole paritarie, scese sul piede di guerra e che già invocano a piena voce un regime di salvaguardia “eccezionale”; ma di eccezioni è lastricata la strada dell’inferno e della rovina delle regole, una rovina che potrebbe tradursi in un repentino arretramento dall’attuale normativa IMU e dai tanti buoni propositi che hanno animato il legislatore in merito.

Se i desiderata dei già citati “santi in Paradiso” avranno la meglio, si rischia di tornare alla prima casella di questo intricato percorso ad ostacoli, con l’apertura di una nuova procedura di infrazione delle regole comunitarie e del divieto di aiuti di Stato.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

4 Responses to “Passato il Santo Natale, torniamo a parlare di IMU alla Chiesa”

  1. lodovico scrive:

    che ne è del problema “Bocconi”? come per la Chiesa?

  2. Italo scrive:

    Per il momento abbiamo visto gli effetti della campagna anticlericale sull’IMU: dovranno pagarla anche l’AIRC e la Città della Speranza. Ve l’avevamo detto che si sarebbero colpite tutte le realtà del non profit, non “i preti”!!!

  3. creonte scrive:

    anche la chiesa “ha” università… ma una cosa è l’università, un’ altra avere genrici immobili

  4. creonte scrive:

    è giusto: è utile all’ottimizzazione delle risorse.

    anche le omg dee avere un’ottima gestione

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