La lezione di Dossetti: un’altra politica è possibile, per laici e cattolici

– “E’ molto avvertita, per esempio, una diffusa e pervasiva alterazione patologica dei rapporti tra privati, partiti e pubblica amministrazione; come pure la pletoricità e macchinosità di un sistema amministrativo che non si adatta più alle dinamiche di una società moderna; e ancor più la degenerazione privilegiaria e clientelare dello stato sociale [tradito]; la necessità di una lotta sincera e non simulata alla criminalità organizzata; e infine l’emergenza e la necessità di adeguata valorizzazione di una nuova classe operosa di piccoli e medi imprenditori.”

Queste parole Giuseppe Dossetti le ha scritte e pronunciate quasi 19 anni fa, ma sembrano scritte oggi. A sedici anni dalla sua scomparsa ci troviamo innanzi alla imprescindibilità del suo discorso e del suo esempio intellettuale e spirituale.

E’ il 1994. Tangentopoli è ancora all’ordine del giorno. Berlusconi scende in campo. Alla Camera, FI, AN e Lega conquistano 366 seggi su 630. Al Senato il centro-sinistra ottiene 157 seggi su 315. Berlusconi diventa premier.
Il 18 maggio ’94, a Milano, Giuseppe Dossetti commemorava la figura di Giuseppe Lazzari, figura di spicco dell’impegno cattolico nella cultura e nella politica, con un discorso sulla situazione del Paese, sul futuro dell’impegno cattolico, e sulle passate responsabilità dei cattolici.

A riguardo del nuovo scenario politico Dossetti affermava:

più che di Seconda Repubblica si potrebbe parlare del profilarsi di una specie di triumvirato: il quale, verificandosi certe condizioni oggettive e attraverso una manipolazione mediatica dell’opinione, può evolversi in un principato più o meno illuminato, con coreografia medicea [trasformazione appunto di una grande casa economico-finanziaria, in Signoria politica].”

La sua capacità di discernimento e di prefigurazione era illuminante.

In quegli anni si configurava il drammatico sbandamento sociale ed elettorale dei cattolici:

C’è un peccato, una colpevolezza collettiva: non di singoli, sia pure rappresentativi e numerosi, ma di tutta la nostra cristianità, cioè sia di coloro che erano attivi in politica sia dei non attivi, per risultanza di partecipazione a certi vantaggi e comunque per consenso e solidarietà passiva.

e ancora Dossetti si interrogava sulle cause della crisi politica di una intera società valoriale

le sue cause profonde, oltre gli scandali finanziari e oltre le collusioni tra mafia e potere politico, soprattutto l’incapacità di pensare politicamente, la mancanza di grandi punti di riferimento e l’esaurimento intrinseco di tutta una cultura politica e di un’etica conseguente.

I cattolici stavano dissipando una grande eredità:

Tale eredità poteva annoverare una elaborazione culturale, forse modesta, ma vivace; un’opera di formazione vasta e costante, di quadri e di masse; sforzi organizzativi appassionati e perseveranti; e soprattutto tanta fede e tanta speranza e tanti sacrifici di persone umili e realmente disinteressate; e infine, alcuni momenti forti di mediazione civile e politica riconosciuta da molti come valida.

La dirigenza e la società politica non capivano che gli orizzonti erano cambiati, che ci voleva una palingenesi, si era in uno stato di miopia:

“non siamo solo noi cattolici [o lo siamo solo nelle affermazioni generiche, e poi non ne deduciamo quasi nulla quando si tratta di operare] ma lo sono anche i laici, e in particolare le sinistre nostrane: e persino queste nuove destre, che hanno vinto le elezioni sulla scommessa del nuovo, ma che per ora si mostrano ancora attaccate a metodi vecchi, a soluzioni archeologiche, e persino quando vorrebbero innovare [come fa la Lega] fanno proposte capaci di dare voce alla protesta degli interessi di oggi, e non capaci di interpretare il vero movimento della storia, italiana ed europea.”

Dossetti parlava di “notte della comunità” e quindi “all’inappetenza diffusa dei valori – che realmente possono liberare e pienificare l’uomo – corrispondono appetiti crescenti di cose – che sempre più lo materializzano e lo cosificano e lo rendono schiavo.
Tra le cause sociali di ciò identificava anche (ma non solo):

la scuola, specialmente la scuola superiore – in gravissimo ritardo nel rinnovamento dei suoi ordini, delle sue strutture e dei suoi programmi – è sempre più inadeguata a compensare questo vuoto desolante: e in certi ambiti locali è fatalisticamente rassegnata a non funzionare più per nulla.”

Le ragioni di questa notte della comunità erano da ricercarsi anche nella sclerotizzazione della valorialità cristiane:

lo sviamento e la perdita di senso dei cattolici impegnati in politica, che non possono adempiere il loro compito proprio di riordinare le realtà temporali in modo conforme all’evangelo, per la mancanza di vero spirito di disinteresse e soprattutto di una cultura modernamente adeguata; e quindi una attribuzione di plusvalore a una presenza per se stessa, anziché a una vera ed efficace opera di mediazione; e infine l’immaturità del rapporto laici-clero, il quale non tanto deve guidare dall’esterno il laicato, ma proporsi più decisamente il compito della formazione delle coscienze, non a una soggezione passiva o a una semplice religiosità, ma a un cristianesimo profondo ed autentico e quindi ad un’alta eticità privata e pubblica.”.

In ultima analisi “al vuoto religioso o all’anticlericalismo del liberalismo, i cattolici non hanno offerto il compenso che potevano dare e che doveva essere loro proprio, per l’edificazione di un’etica pubblica.

All’inizio dell’era berlusconiana Dossetti, l’uomo dalle mille svolte esistenziali e tutte in nome della coerenza morale, intellettuale e spirituale (il Dossetti professore, il Dossetti capo partigiano, il Dossetti anima dell’ assemblea costituente, il Dossetti vice segretario della DC, il Dossetti sacerdote, il Dossetti spirito trasformativo nel Concilio Vaticano II, il Dossetti monaco e fondatore di un ordine monastico) già ammoniva, lungimirante, che la rinascita dei valori sociali e politici cristiani non poteva passare attraverso “scambi politici”, e quindi:

“non si può sperare che si possa uscirne solo con rimedi politici, o peggio rinunziando a un giudizio severo nei confronti dell’attuale governo in cambio di un atteggiamento rispettoso verso la Chiesa o di una qualche concessione accattivante in questo o quel campo [per esempio la politica familiare e la politica scolastica]. Evidentemente i cattolici sono oggi posti di fronte ad una scelta che non può essere che globale e innegoziabile, perché scelta non di azione di governo ma di un aut-aut istituzionale.”

Per Dossetti l’unico orizzonte possibile, l’orizzonte di salvezza morale – etica -politica, era quello di una riscoperta dello spirito, nell’uomo interiore. “Convertitevi!, ossia il tornare o il giungere alla pienezza dei valori cristiani, vissuti, in sé, non gadget strumentali e privi di verità.

Umiltà, dunque: individuale e collettiva di noi tutti cristiani.” Pienezza dei valori, identità, dialogo:

“Il che porta a concludere che tutte queste realtà temporali che dovrebbero essere ordinate cristianamente [compresa la politica] possono essere finemente e saggiamente relativizzate, secondo le diverse opportunità concrete: e comunque sempre vanno rispettate nella loro autonomia e perseguite da laici consapevoli e competenti che (…) vivono gomito a gomito, per così dire, degli uomini del loro tempo e di varia estrazione culturale… attraverso il confronto e il dialogo, naturalmente senza perdita della propria identità, sempre nel rispetto della natura di tali realtà e della loro legittima autonomia, con sincero sforzo di comprendere l’altro. (…)”

La società, i cristiani, la politica (gli uomini) non devono e non possono, assolutamente più, immergersi solo nelle circostanze, “nella storia … nella cronaca”: “la nostra miopia ci fa pensare all’oggi o al massimo al domani [sempre egoistico], non oltre, in una reale dilatazione di spirito al di là dell’io.

Ecco, questa è una vera grande lezione su un orizzonte di rinascita morale e politica. Ma sono parole del ’94, la speranza è che la lezione prima o poi venga ascoltata.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

2 Responses to “La lezione di Dossetti: un’altra politica è possibile, per laici e cattolici”

  1. giuseppe gaetano marangi scrive:

    L’ultima cosa che mi sarei aspettato nella vita è di vedere Dossetti iscritto fra le icone del libertarismo!!!

  2. lodovico scrive:

    In fin dei conti, Dossetti, certificava la morte del centro prima e del centrosinistra poi che non sono stati in grado di gestire la scuola, la sanità e di seguito gli interventi a favore dei più disagiati. Fallito il comunismo, pur con tutti i suoi difetti sarebbe meglio cercare di risolvere i vari problemi con spirito liberale(nuovi organismi di controllo non statali) e lasciar perdere Dossetti.

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