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Il dott. Berlusconenstein tenta, senza riuscirci, di ridare vita al Pdl

di FEDERICO BRUSADELLI – Quando, poco più di un anno fa, Silvio Berlusconi fu costretto a lasciare Palazzo Chigi dopo mesi vissuti all’insegna dell’instabilità (e dell’imbarazzo), l’idea di un sesto ritorno del Cav. nell’agone elettorale come leader del suo partito e dell’intero centrodestra era considerata poco più che una battuta di spirito. Simpatizzanti e antipatizzanti discutevano sulle possibili evoluzioni del Popolo della Libertà – partito che, pur avendo dilapidato nel giro di due anni uno dei maggiori capitali politici ed elettorali che la storia italiana ricordi, rimaneva pur sempre uno dei due pilastri del bipolarismo all’italiana.

La designazione (seppure con metodi coreani più che occidentali) di Angelino Alfano, la rottura con la Lega, l’annuncio delle primarie, il fermento dei formattatori contro la dirigenza del partito, il risveglio dei liberali nostalgici di Forza Italia, il toto-leadership (con sconfinamenti nel grottesco, da Briatore a Samorì passando per Marina), il “ritorno a Itaca” della destra, finanche l’ipotesi di ricostruire un nuovo centrodestra sotto l’egida del “montismo” chiudendo la stagione berlusconiana e ricucendo gli strappi degli ultimi anni: il Pdl, tra mille difficoltà interne e tra mille (più che giustificate) diffidenze “esterne”, cercava un senso alla sua storia e provava a reinserirsi nel dibattito sul futuro del paese.

Stagione destinata a chiudersi presto, travolta dall’insofferenza del Cavaliere e dalla sua voglia di un’ennesima rivincita. E così se dodici mesi fa si scherzava sulla ridiscesa in campo dell’ex premier, oggi ci si chiede se sarà solo capolista o anche candidato premier, e si assiste alla ricomposizione di un centrodestra a sua immagine e somiglianza pronto a battersi contro il nuovo leader dei comunisti, Mario Monti (come spiega accuratamente il Giornale).

Un’operazione che pare dunque uscita dalla penna di Mary Shelley più che dalle cronache politiche, e che testimonia le capacità fuori dal comune di un uomo in grado di sfidare la direzione del tempo e della storia. Novello dottor Frankenstein, Silvio Berlusconi tenta – sfruttando le forze della crisi (la paura, il populismo) e  l’energia di un carisma ormai appannato –di ridare vita  a brandelli che fino a qualche settimana fa parevano destinati a dividersi e forse a sparire dalla scena pubblica. Alfano, che stando alle agiografie dei suoi ammiratori doveva ribellarsi al padre padrone dando nuova linfa al Pdl e che oggi assiste in silenzio e in disparte. Giorgia Meloni e Guido Crosetto, ribelli fuori tempo massimo lesti nel ribadire la loro fedeltà alla causa “contro i comunisti”. Ignazio La Russa e gli ex An, “spacchettati” e contenti. Quelli dello “spirito del ‘94”, pronti a mettersi al tavolo delle trattative con Storace. I barbari sognanti di Maroni, che hanno messo da parte i sogni e le ramazze per conquistare il Pirellone. E Giulio Tremonti, anche lui uscito in polemica dal Pdl, che torna a farsi garante dell’asse del Nord.

Un’evocazione spiritica più che un progetto politico, che dà (purtroppo) ragione a chi sosteneva l’impossibilità di costruire una nuova alleanza “moderata” sul terreno di quello vecchia.

Una resurrezione che, come ogni stregoneria, finisce per tirare fuori il peggio da sé (la deriva antimontiana e antieuropea, i toni grillini, le alleanze con la destra-destra) e dagli altri (il tentativo di congelare non solo il centrodestra ma di lasciare nel limbo l’intero assetto politico, ricacciando il centrosinistra su posizioni estreme e annullando gli spazi di manovra del cosiddetto “centro”). Spiace parlarne ancora, e spiace essere tacciati di “antiberlusconismo”, ma è purtroppo quel che ci aspetta, di qui al voto.

Tutte ragioni in più per sperare che l’operazione Monti vada in porto nel miglior modo possibile e che il “partito che non c’è” ci sia, per combattere i fantasmi di un bipolarismo non-morto. Una scommessa, quella benedetta dal Prof, che oggi è fuori dalle coordinate destra-centro-sinistra, ma che domani – a fronte di un Pd sempre più solido e più “democratico” – potrebbe contribuire a rimettere sui binari giusti il nostro bipolarismo deragliato, coprendo magari il vuoto che resterà una volta dissolta questa (ultima?) magia nera del Cav.


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

One Response to “Il dott. Berlusconenstein tenta, senza riuscirci, di ridare vita al Pdl”

  1. pm scrive:

    Il ridicolo lo raggiungiamo con tutti i simpatizzanti di un politico che ha ridotto l’italia nelle fogne dell’europa, e che ha la faccia di ripresentarsi al popolo.

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