– Barack Obama ha deciso: sarà Joe Biden, il Vice President, a proporre la nuova legge (gun control) in parziale modifica del Secondo Emendamento.
Il “Second Amendment to the United States Constitution” è entrato in vigore nel 1791 e consente ad ogni cittadino americano – per diritto – di possedere armi da fuoco.

La decisione del Presidente degli Stati Uniti è maturata in seguito alla strage nella scuola di Newtown (Connecticut) dove un ragazzo affetto da disturbi della personalità, entrando in una scuola elementare, ha ucciso circa 27 persone, per lo più bambini tra i 6 ed i 7 anni. I funzionari della Casa Bianca hanno fatto trapelare che il pacchetto di proposte riguarderà alcune nuove restrizioni sui fucili d’assalto. In più sarà anche presentato un nuovo disegno di legge per l’accesso agli istituti psichiatrici e la prevenzione delle malattie mentali, tornate prepotentemente alla ribalta dopo i gravi fatti accaduti nella scuola elementare di Sandy Hook.

Il Secondo Emendamento – reso ancor di più parte integrante del sistema americano per via di due sentenze della Corte Suprema nel 2008 e nel 2010 – è uno dei tanti importanti segmenti della cultura liberale degli Stati Uniti d’America. Infatti qualunque Presidente si sia azzardato a porre la questione in essere presso l’opinione pubblica degli USA, ha dovuto desistere dall’affrontare seriamente il problema.

La questione non è semplice, perché se da un parte oggi il 2nd Amendment può risultare antistorico ed un po’ ottuso, dall’altra risulta parte integrante del modo di pensare americano e del diritto della libertà di ogni cittadino alla propria difesa personale, non solo contro il crimine, ma anche contro possibili “istituzioni” – Stato compreso – propense a minare l’indipendenza del territorio e le libertà personali. Il fatto stesso che Adam Lanza, il ragazzo protagonista della brutta vicenda alla Sandy Hook, abbia usato le armi della madre – maestra all’interno della scuola stessa – in una regione come quella del Connecticut, dove sono presenti le restrizioni più pesanti in termini di possesso di armi, la dice lunga su come questo “modus vivendi” sia ormai diventato parte integrante imprescindibile della vita dei cittadini degli Stati Uniti.

Con le elezioni ormai alle spalle, Barack Obama si ritrova ad avere una grande possibilità, quella di invertire la rotta rispetto al suo primo mandato che, tolta l’Obamacare, lo ha visto poco protagonista ed in molti casi poco incisivo.
In questi primi mesi, il “Fiscal Cliff” (il taglio del debito), l’immigrazione ed il gun control saranno infatti tre ostacoli importanti su cui Obama si giocherà in un certo senso la sua storia, cioè la possibilità di lasciare un segno tangibile nella cultura americana sulla scia dello “Yes we can e su tutte quelle aspettative, forse un po’ esagerate e sapientemente esasperate dallo staff democratico, che lo hanno portato a trionfare con il grande consenso del 2008 e nella rielezione, un po’ più risicata, del 2012. Il rischio per lui è la “ trattativa da retrobottega” che ha caratterizzato il suo primo mandato e di conseguenza la fine del sogno, che si potrebbe tramutare di colpo in bluff.

Tre ostacoli importanti che lasceranno una impronta indelebile, anche senza volerlo, sul prosieguo del secondo mandato del Presidente. Certamente Barack Obama non si sarebbe mai aspettato, già dai primi mesi, avvenimenti tali da doverlo porre tanto allo scoperto. Non per ultimo proprio il fatto tragico della scuola elementare alla Sandy Hook che si porta dietro l’annosa questione del possesso delle armi da fuoco, problema che sembra secondario, ma che invece non lo è per nulla.

Gli ostacoli sono molti: una larga parte di americani che vuole la libertà nel possesso delle armi, le lobby delle armi da fuoco – tra cui la più importante è la National Rifle Association – e, cosa ben più importante, il concetto stesso di una parte importante delle libertà individuali del popolo statunitense.

Ora però Obama non potrà più tergiversare o mantenere il piede in due staffe come accaduto nei suoi primi quattro anni di governo. Anche dal Secondo Emendamento, suo malgrado, passeranno la sua credibilità, la sua vision e tutte le promesse elettorali di questi ultimi anni. Il destino di Barack Obama, primo Presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti, è a partire da oggi ancorato al coraggio che saprà dimostrare nella difesa e nell’attuazione delle sue idee, cioè dalla possibilità di incidere nella cultura e nella storia degli Stati Uniti d’America.