– Verità, serietà, credibilità.

Sono queste le parole d’ordine della nuova avventura che con l’iniziativa di “Rimontiamo l’Italia” ha ufficialmente preso il via ieri a Roma. Sono queste le parole che in ogni intervento si sono ripetute, è questo il mantra che ispira e dovrà guidare l’ azione di ricostruzione di un Paese devastato dal populismo, dal conservatorismo, dalle corporazioni. Ed è questa la cifra umana e politica di Mario Monti che lo rende naturaliter  leader di questa  aggregazione di uomini “liberi e forti”.

Poiché però i giochi stanno davvero per cominciare, ci si consenta  di sottolineare, delle tre, quella che più corre dei rischi e rispetto alla quale occorre un surplus di attenzione e vigilanza: la parola “credibilità”.

Le idee, come noto, camminano sulle gambe degli uomini; e a maggior ragione lo fanno i progetti  e le proposte politiche.  E’ per questo che il tema della formazione della “lista montiana” (o delle “liste”, se malauguratamente questa sarà la scelta) diventa una questione non tecnica o secondaria, ma dirimente. In ordine proprio al tema della credibilità. Il tema non è quello, peraltro stucchevole, del nuovo versus vecchio, del giovane versus anziano, della società politica versus quella civile; per risolvere queste presunte opposizioni, sarà sufficiente  un minimo di buonsenso  che sappia dosare il necessario rinnovamento con l’altrettanto necessaria valorizzazione di esperienze e competenze. Il vero nodo è un altro e si può riassumere brutalmente così: che fare dei pentiti del berlusconismo dell’ultima ora? Come conciliare la necessità di mettere in campo un progetto inclusivo, con ambizione maggioritaria, con l’inderogabile must di non perdere credibilità?

Il panorama del “pentitismo” offre una gamma vastissima di variazioni: ci sono i pasdaran più duri e puri dell’età dell’oro del berlusconismo (Bertolini e Stracquadanio); ci sono i fondamentalisti etici nuovi o convertiti (Roccella, Sacconi, Quagliariello); c’è il notaio istituzionale dei maneggi di Lavitola con la Repubblica di Santa Lucia (Frattini); c’è il drappello degli eterni “né carne nè pesce” (Urso e Ronchi), mentre la galassia ciellina sembra dividersi fra fedeli “usque ad mortem” (Lupi e Farina) e problematici (Formigoni e Mauro); c’è persino l’immarcescibile e non qualificabile Mastella,così anche come persone serie e con la schiena diritta come Pisanu e Cazzola.

Per chi volesse un riassunto delle gesta non troppo lontane di questi ex-campioni del berlusconismo, si rinvia alla ricostruzione che ne fa Filippo Ceccarelli su Repubblica di oggi: velenosa, ma ahimè veritiera.

A tutti costoro, anche ai più sinceri pentiti, una domanda va comunque fatta. Perchè solo ora? Perché non 2 anni fa, quando le stesse obiezioni e le stesse critiche che oggi avanzate furono sollevate da Gianfranco Fini e da un drappello di coraggiosi? La sentite la responsabilità enorme di aver prorogato inutilmente l’agonia di una stagione politica devastante, obbligando il Governo Monti  a richiedere ai cittadini sacrifici pesantissimi che di ben altra entità sarebbero stati se si fosse intervenuti  con “verità e serietà” due anni fa?  In politica non si fanno processi, e dunque lasciamo alla vostra coscienza il peso di queste scelte; così come lasciamo al vostro “cursus honorum”  il punto più basso della credibilità e dell’onorabilità delle istituzioni repubblicane, ossia il voto su una certa ragazza marocchina. Se oggi avete compreso che il berlusconismo non ha niente a che spartire con la cultura  del popolarismo e del riformismo, ne siamo lieti . Se siete pronti a dare una mano alla ricostruzione di un paese normale, serio e credibile, rispettato in Europa e cosciente del suo destino, siete i benvenuti. Se la prossima campagna elettorale vi vedrà al nostro fianco per sostenere il progetto e la proposta politica di Mario Monti, ne gioiamo. Anche perché, siamo certi, lo farete solo per il bene del Paese, e non chiederete di essere messi in lista.

O al massimo, come quando la politica era una cosa seria, offrirete la vostra disponibilità a quelle che si chiamavano (ed erano davvero) candidature di “servizio”. Cioè, in fondo alla liste.