21-12-2012, nuovi millenarismi e vecchie paure

di STEFANO MAGNI – Avete visto che il mondo non è finito? La “profezia” dei Maya, l’apocalisse del 21-12-2012 è passata e siamo ancora qui.

Abbiamo superato anche un’altra profezia, quella di una setta americana (guidata da Harold Camping), convinta che il mondo sarebbe finito il 21-5-2011. E siamo ancora qui. Sarà rimasto deluso quel cinese dello Hebei che aveva costruito, con gran dispendio di soldi ed energie, quattro piccole “arche” per salvare qualche decina di uomini. Evidentemente era rimasto impressionato dal film “2012” (un mega-tsunami che travolge tutto, dall’Olanda all’Himalaya) e stava preparandosi a galleggiare su un nuovo mondo sommerso dagli oceani.

E quei goderecci che hanno organizzato un’orgia in piazza a Nizza, in Francia? Delusi anche loro: per la temperatura polare che sta investendo tutta l’Europa. Sono invece finiti al fresco un migliaio di altri cinesi, dissidenti, appartenenti alla setta di “Dio Onnipotente”. Credevano nella fine del mondo e predicavano la fine del comunismo (ma una volta distrutto il mondo che senso ha sperare che se ne vada il comunismo?), quindi le autorità cinesi li hanno bollati come “religione pericolosa” e banditi. In Russia il panico si è diffuso abbastanza da spingere molta gente a “razziare” i supermercati. Tanto da spingere il premier Dmitri Medvedev (reduce dalla sua rivelazione sull’esistenza degli alieni) a invitare il suo popolo alla calma.

In ogni caso sono stati pochi i casi di tragedie legate a questo 21-12-12. Tutto è scivolato via come un grosso scherzo. Per alcune sette New Age, da oggi siamo entrati nell’era dell’Acquario, fondata sull’armonia universale. Possono continuare a crederlo. Per tutti gli altri, siamo sempre nella solita era, anche perché di armonia non se ne vede troppa in giro. I Maya, autori di questo 21-12-12, credevano (secondo alcune interpretazioni di esperti) nel ritorno di una loro divinità. Ma non è ancora chiaro perché si siano fermati a contare i giorni proprio nella giornata di ieri nel loro più grande calendario, ritrovato dagli archeologi, che conta ben 5125 anni.

In altre date, il panico si era diffuso molto di più. Ricordiamoci dell’Y2K, la superstizione tecnologica secondo cui tutti i computer sarebbero impazziti allo scoccare della mezzanotte del 1 gennaio 2000, semplicemente per un bug di orologi e calendari. Già si parlava di dover immagazzinare viveri e beni di prima necessità, manco si fosse alla vigilia di una guerra nucleare. Perché, si pensava, se tutti i computer si fermano, noi cosa mangeremo e come ci cureremo? E come potremmo continuare a viaggiare se tutti i mezzi si fermano? E gli aerei cadranno dal cielo? Fiumi di denaro sono scorsi dalle tasche dei malcapitati utenti in quelle di pochi fortunatissimi tecnici e consulenti informatici. E tutto per constatare che, il 1 gennaio 2000, l’orologio dei nostri computer ha segnato le 0:00 del giorno 01-01-00. Tutto qui. Non un granché come apocalisse. Le tragedie dove è scorso il sangue non sono mancate negli anni più recenti: nel 1997, i 39 suicidi della setta Heaven’s Gate (porte del paradiso) credevano di raggiungere gli alieni poco prima della fine del mondo.

Le profezie falliscono una dopo l’altra. Ma chi crede all’imminente fine continua ad escogitare o credere in sempre nuove date. Fa parte della natura umana, a quanto pare. La fine è un dato di natura incontestabile: un giorno si estinguerà il mondo. Ma perché credere che avvenga proprio nel corso della nostra vita? Una risposta potrebbe essere: la religione.

Nell’ebraismo la fine dei tempi avviene con una grande battaglia, ad Armageddon, fra le forze del male, Gog e Magog, e Israele guidato dal Messia. La battaglia avverrà dopo il rientro degli ebrei in Israele e dopo la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Il rientro degli ebrei, dopo una diaspora bimillenaria, c’è stato, dopo aver attraversato l’Olocausto. Per questo non manca chi, soprattutto in Israele e negli Usa, crede che l’Armageddon sia vicino. Gog e Magog sono stati, di volta in volta, identificati nei Paesi arabi, nell’Unione Sovietica, nell’attuale Russia e nell’Iran.

Tutte le chiese cristiane credono nell’Apocalisse. Nel 1000, quando il cristianesimo era molto più acerbo di adesso, il panico per la fine del mondo (dovuto alla profezia del “1000 e non più 1000”, interpretata alla lettera) si diffuse a livelli inimmaginabili. Nel Vangelo secondo Matteo, comunque, è specificato che la data della fine è inconoscibile per l’uomo. Ma proliferano sette di ispirazione cristiana (come quella di Camping) che fissano, di volta in volta, sempre nuove date apocalittiche. Oppure ci sono le profezie di Nostradamus, talmente difficili da leggere che ciascuno le può adattare a quello che preferisce.

Nella tradizione islamica la data della fine del mondo è sconosciuta all’uomo. Nella tradizione sciita si attende una resa dei conti finale quando si paleserà il XII Imam, il Mahdi (dodicesimo successore di Maometto). L’ayatollah Khamenei e il presidente Ahmadinejad, in Iran, a quanto risulta, credono che il ritorno del Mahdi sia prossimo. E dunque si preparerebbero alla resa dei conti (con Israele, soprattutto).

Nelle religioni monoteiste la fine è vissuta come giorno del giudizio. Il momento in cui il Bene trionfa sul Male, i puri di spirito sono premiati, i malvagi puniti. Questa convinzione si è radicata nella nostra etica: dobbiamo essere sempre pronti al momento finale, quando saremo giudicati. Quindi dobbiamo comportarci secondo i comandamenti della morale. Essere dalla parte giusta.

Le religioni non sono sole. Anche le ideologie hanno contribuito notevolmente a diffondere un pensiero della fine del mondo. O per lo meno: del mondo come lo abbiamo sempre conosciuto. Thomas Robert Malthus, alla fine del XVIII Secolo, aveva previsto che l’umanità sarebbe cresciuta di numero, mentre le risorse agricole si sarebbero proporzionalmente ridotte. Sarebbe finito il cibo. Quando Malthus scriveva, l’umanità constava in poco meno di un miliardo di individui. Oggi siamo 7 miliardi, appena due secoli dopo. E il cibo c’è ancora. Nonostante il fallimento della profezia di Malthus, però, dottrine come la “decrescita” o le politiche volte al controllo delle nascite sono tuttora molto in voga.

L’ecologismo ha la sua profezia: quella del riscaldamento globale (ma un tempo era il buco nell’ozono e prima ancora il raffreddamento globale). Indipendentemente dai dubbi che possano avere gli scienziati, gli ecologisti sono convinti che l’uomo sia inevitabilmente spinto alla distruzione dell’ecosistema (e quindi anche di se stesso), a meno che non controlli e limiti strettamente la sua attività. Nel XIX Secolo, Karl Marx ci regalò la profezia più famosa della storia contemporanea: quella della fine del capitalismo e dell’avvento del comunismo. Ma l’Armageddon capitalista, nonostante le crisi, non si è verificato. La ricchezza, invece che concentrarsi, si diffonde, non solo nel mondo industrializzato, ma anche nel mondo in via di sviluppo. Eppure, ancora dopo il collasso o la trasformazione di tutti i sistemi comunisti, non sono pochi gli intellettuali tuttora convinti che Marx abbia ragione, almeno in parte. Quando si identifica l’1% dei ricchi come il responsabile della crisi finanziaria, non si fa altro che cercare di dimostrare la verità della profezia marxiana. (E ad additare gli 1percenter sono proprio gli artisti e gli intellettuali più benestanti, nella maggior parte dei casi).

Le profezie religiose si rivolgono all’aldilà. Quelle ideologiche all’aldiqua. In entrambi i casi, però, è forte la tentazione di dire: ti salverai solo se mi obbedisci, se ti allinei dalla mia parte. Alla fine, il terrore per la fine spinge ad obbedire al potere. Le grandi religioni, in tempi più antichi, hanno tenuto in pugno re e popoli sfruttando questa paura. Le sette contemporanee più fanatiche tengono tuttora in pugno i loro adepti. I marxisti hanno messo in piedi dittature molto più sanguinarie dell’impero Maya, proprio in vista della realizzazione della loro profezia. Gli ecologisti iniziano a mostrare inquietanti tratti dirigisti e autoritari.

Armageddon, in questo, è già iniziata: come tutte le guerre, è la salute del potere.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

One Response to “21-12-2012, nuovi millenarismi e vecchie paure”

  1. EdoardoBuso scrive:

    Grazie Stefano,per questo articolo che condivido appieno,e cerchero di diffondere tra i miei amici,conoscenti,conttatti.mi trovo perfettamente allineato su tutto,in particolare sull’ecologismo di cui parli alla fine e di Malthus,dici cose molto eroiche per i tempi che viviamo e per il “politically correct” che ci sovrasta anche in termini di potere.Le scuole liberali tradizionali devono fare tesoro di quello che dici,perchè il liberalismo viene sempre più pervertito da tendenze estreme come l’anarco-finanziarismo,e dai soliti trasformisti che lo volgarizzano “a sinistra”.la tua disamina è molto importante perchè mette uno spartiacque tra il vero liberalismo e liberal-socialismo,che è sempre basato sullo sviluppo,e le teorie neo-conservatrici,straussiane,decrescitiste,anarco-finanziariste ecc.Permettimi però di osservare come anche un liberale moderno possa essere in accordo con alcune analisi di Marx,in particolare questo fatto,si manifesta tra noi liberali in concomitanza con quella “falsa rivoluzione liberale” di fine anni 90,che ha confuso con un imprecisato neo-liberismo guerrafondaio e con tendenze autoritarie ed “estinzioniste”.esso ha spostato in tutto il mondo occidentale l’asse della stessa concezione liberale,prima quella inglese 8che resiste solo in gran bretagna9,poi quella partorita dalla cultura giudaico cristiana,ecco io penso che il Capitale ha spostato l’asse in quei fatidici anni dal liberalismo occidentale a quello “orientale” del quale l’emergente autoritarismo della Germania come “guida” dell’Europa è il simbolo più lampante.Come il modello cinese di sfruttamento ipercapitalistico.Per questo di fronte alla neccessita del lavoro e della rinegoziazione dei diritti su di esso,e degli standard sociali dello stesso,tra i liberali si recupera un pò di marxismo.

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