Un soggetto “montiano” che sopravviva alle elezioni

di FEDERICO BRUSADELLI – Aspettando l’Avvento del Professore (ormai certo, a quanto pare), ci si organizza per il voto di febbraio. Il Pd, l’unico sopravvissuto del bipolarismo all’italiana, naviga apparentemente sereno verso la vittoria; il centrodestra, con un balzo indietro di dieci anni, si “spacchetta”, si riaffida al Cav e corteggia la Lega; i grillini si preparano ad assaltare il Palazzo; e il cosiddetto “centro” prova a organizzarsi come meglio può per diventare il campo “montiano”.

Non è ancora chiaro se a sostenere la ricandidatura a presidente del Consiglio di Mario Monti sarà una lista unica o piuttosto una federazione di liste diverse, alcune più “civiche”, altre più “partitiche”. Quel che è certo è che il tempo è ormai troppo poco per costruire qualcosa che vada oltre la contingenza elettorale (per fare un partito vero, insomma).

Ma è certo anche che, per sua fortuna, l’area che si va costruendo attorno all’attuale premier può vantare a differenza degli altri competitor una piattaforma di governo chiara e in parte già “rodata”. È l’ormai celebre Agenda Monti, che sebbene ridotta talvolta a feticcio e talvolta a paravento, è in realtà una base solida su cui costruire – avendone la voglia e le capacità – un progetto politico a lungo termine per il paese più che un cartello elettorale.

Un progetto che è figlio della crisi del bipolarismo, quello incarnato da Monti, e che è già con un piede nella Terza Repubblica. Un percorso che è già stato capace di scardinare con la sola forza delle “cose da fare” vecchie incrostazioni e antiche diffidenze, dimostrando come le scorie ideologiche novecentesche avessero nei due decenni precedenti ingolfato il motore dell’azione politica, anziché alimentarlo come volevano gli alfieri del bipolarismo muscolare.

Ed ecco perché sarebbe sciocco plasmare il soggetto “montiano” che verrà, una volta passata – nella forma che si deciderà di adottare – ‘a nuttata elettorale, seguendo linee di divisione estrinseche e ormai posticce, che non hanno nulla a che vedere con il sano pragmatismo dimostrato dal premier e dal suo governo. Destra e sinistra, laici e cattolici, capitale e lavoro: faglie superate dalla storia.

È piuttosto attorno a un nuovo bipolarismo, fatto di scelte e non di identità, che farebbe bene a innestarsi il “partito che ci sarà”, obbligando le altre forze politiche, quelle che già ci sono e quelle che nasceranno, a scendere sullo stesso campo di gioco. La scelta tra l’europeismo consapevole e il nazionalismo da operetta, il bivio tra rivoluzione delle opportunità e conservazione delle rendite, l’ampliamento della sfera dei diritti anziché il suo restringimento: su questo e su molto altro si deciderà il futuro del paese, non certo sulle bandierine “valoriali”, sui vessilli del secolo scorso e sulle nostalgie bipartisan.

Su quelle scelte, e su molto altro, andrà costruita una vera offerta politica che sia degna figlia dell’Agenda Monti. E che per questo abbia una data di scadenza successiva al 25 febbraio.


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

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