di CARMELO PALMA – Dalla lusinga alla minaccia, la luna di fiele tra il Cav. e i traditori della causa moderata (Monti e Casini, che raggiunge Fini tra gli irrecuperabili e diventa, come lui, “orrendissimo” agli occhi dell’ex alleato) si concluderà tra qualche settimana con un voto che, comunque finisca “in alto”, vedrà comunque Berlusconi precipitare “in basso” e perdere non solo la partita del governo, ma anche quella dell’opposizione (come alternativa potenziale al governo). Fuori (con Grillo) dal nuovo arco costituzionale, e soprattutto postumo alla vicenda controversa, ma non banale, della sua leadership maggioritaria.

Il passaggio dalla resistenza parlamentare alla pirateria istituzionale – dalla sfiducia a Monti all’auto-ostruzionismo contro le dimissioni di Monti, per rimandare così la data del voto – dimostra tutta l’inefficienza della strategia, che l’aveva prima indotto a buttare giù il governo per abolire le primarie del PdL e poi costretto a ripescare Monti come salvatore dei moderati e forse a riesumare Alfano come leader più compatibile per un’alleanza con la Lega, necessaria (ma non sufficiente) ad imbrogliare il voto del Senato e a conservare, in posizione subordinata, il controllo del Pirellone. La costruzione di una ridotta elettorale lombardo-veneta e la sterilizzazione dell’area montiana. Questo solo conta, il resto non importa. Ma per quale fine?

Per quanto continui a battere sul registro bipolare, sulle partizioni posticce tra “sinistra” e “moderati” e sull’emergenza storico-antropologica del pericolo comunista, che in altri tempi aveva galvanizzato il suo popolo, Berlusconi è passato dalla guerra alla guerriglia, dalla sfida al sabotaggio. Sa perfettamente che non vincerà, né perderà un’altra elezione. Dunque, ha bisogno che il sistema non ritrovi un centro di gravità più permanente e meno personale, un ordine più efficiente e meno eccezionale. Ha bisogno che la prossima legislatura finisca peggio e prima di questa e che si porti via quanti hanno preteso di succedergli e di inaugurare la stagione post-berlusconiana.

La strategia di Berlusconi è coerente con questo solo obiettivo e quindi è incoerente e nichilista. Berlusconi fa tutto per finta – il montiano, l’antimontiano, il montiano di ritorno… – perché il suo vero scopo è la “somalizzazione” del sistema politico. Il voto “contro” del populismo trasversale – grillino, arancione, berlusconiano, antagonista, fascio-comunista, nazional-vittimista…– non è tutto suo, ma lui lo può ingrossare fino a farne il vero centro della vita politica italiana. Per questo gli servono alcune settimane in più di comparsate Tv. Non per arrivare al 40%, come dice, e tornare al governo, ma perché l’area del non-governo programmatico e del benaltrismo ideologico possa arrivare oltre il 50. E per questo tutto fa brodo, anche Ingroia.