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Agenda digitale: tra il dire e il fare ci sono di mezzo le elezioni

– Grazie all’approvazione del decreto sviluppo, l’agenda digitale è finalmente realtà, nonostante l’annuncio delle dimissioni del Prof. Monti avesse indotto un certo pessimismo al riguardo. Il provvedimento è stato approvato grazie all’ennesima fiducia apposta dal Governo, con il no di IdV e Lega, l’astensione del PdL e il sì di tutte le altre forze.

A favore dell’approvazione del provvedimento si era mobilitata anche la commissaria UE (con delega all’Agenda Digitale europea) Neelie Kroes, con una serie di tweet in italiano (a volte un po’ traballanti, ma di sicuro effetto). La stessa Kroes ha scritto ai parlamentari italiani, incoraggiandoli ad adottare queste misure in un momento “in cui l’economia digitale in Europa sta crescendo sette volte più velocemente del resto dell’economia tradizionale, per non “dilazionare ulteriormente l’approvazione di una legislazione necessaria a colmare il grave ritardo dell’Italia rispetto ai Paesi più virtuosi d’Europa“.

In sintesi, sono previsti: la contestuale digitalizzazione e semplificazione di parecchi procedimenti burocratici, l’aumento della tracciabilità e della trasparenza nei rapporti pubblici, privati e “misti”, così come misure di sostegno economico alle start-up e per attirare finanziamenti dall’estero, così come forti investimenti su banda larga e internet veloce. Con la creazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, entro 90 giorni saranno disposte le regole per le prime misure che avranno corso fin dal 1º gennaio prossimo.

Ci sarà la possibilità per ogni cittadino di dotarsi e indicare alla Pubblica Amministrazione un indirizzo di posta elettronica certificata – obbligatorio invece per le imprese individuali, che vengono equiparate alle società. Gli indirizzi saranno tenuti presso un registro nazionale presso il Ministero dello Sviluppo economico. Tutti i contratti con la PA dovranno essere telematici, così come le comunicazioni fra Stato e cittadini e fra enti della Pubblica Amministrazione. Stesso obbligo per le comunicazioni fra tribunali e per i concorsi pubblici.

In arrivo anche l’accorpamento fra carta d’identità e tessera sanitaria (passo intermedio verso il documento digitale unificato) e la cartella clinica digitale, il cui uso sarà esteso a tutto il territorio nazionale dopo la sperimentazione degli scorsi mesi. Slitta invece a primavera il varo del fascicolo sanitario nazionale, che raccoglierà lo storico di esami, operazioni e cure mediche di un cittadino. Più lunghi i tempi per l’anagrafe unica, -la cui sorte dipende da più decreti attuativi.

A partire da giugno 2013, sarà possibile pagare via Internet anche multe e tasse e sarà fatto obbligo alla PA e ai gestori di servizi pubblici di accettare pagamenti elettronici – obbligo che sarà esteso anche alle transazioni commerciali fra privati a partire dal 2014. Stessa data per l’adozione degli e-book di testo nelle scuole. Infine, sarà introdotto il biglietto dell’autobus elettronico, pagabile tramite telefonino.

Una delle grandi rivoluzioni sarà l’apertura dei dati in possesso della Pubblica Amministrazione a tutti, anche per scopi commerciali. Il fenomeno dei dati aperti è d’altronde già stato applicato a macchia di leopardo da varie amministrazioni statali, ma finalmente si assiste alla definitiva assunzione di questo principio come linea guida dell’azione governativa.

È soprattutto quest’ultimo punto quello su cui maggiormente si dovrebbe porre attenzione: le amministrazioni pubbliche hanno a disposizione un patrimonio inestimabile di “dati grezzi” (dai flussi turistici nelle città d’arte all’incidenza di determinate patologie, dal consumo energetico alle regole sulla raccolta differenziata), che se messi in grado di “parlare” potrebbero fornire un’ottima base per programmare investimenti e iniziative, sia per i privati che per il pubblico.

Parte della complessa macchina statale e gli esponenti più “illuminati” del privato già da tempo si confrontano su come ottimizzare l’uso di questi dati, su quali di questi debbano avere priorità nella pubblicazione e sulle best practice attualmente esistenti. Il 5 dicembre scorso, numerosi esponenti dei due mondi si sono incontrati a Bologna in un incontro preparatorio verso l’International Open Data Day, che si terrà il 23 febbraio prossimo (e a cui l’Italia finalmente parteciperà con proprie iniziative).

Data la particolare situazione italiana, è possibile che la manifestazione coincida con la formazione del nuovo Governo, se verrà confermata la data del 17-18 febbraio per le elezioni anticipate. L’approvazione dell’agenda digitale segna comunque un importantissimo passo in avanti verso la modernizzazione del nostro Paese. Dal nostro piccolo punto di osservazione, ci auguriamo che, qualunque sia la composizione di Governo e Parlamento nel 2013, la nostra classe politica non venga meno agli impegni appena assunti.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

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  1. […] 09 gennaio 2013. Tag: Martinelli, open data, pubblica amministrazione, Webia – In uno dei nostri ultimi articoli, ci siamo soffermati sull’approvazione della cosiddetta “agenda digitale”. In […]