Raccolta firme. Verso un’altra elezione nell’illegalità?

– Anche questa volta hanno in gran parte ragione i Radicali quando denunciano la sostanziale illegalità della campagna elettorale che si sta aprendo, sotto diversi aspetti ed in modo significativo per quanto riguarda le raccolte di firme per la presentazione delle liste.

E’ abbastanza grave, in effetti, che dopo gli scandali delle delle ultime elezioni regionali, in particolare in Lazio ed in Lombardia, la lunga controversia in Piemonte ed il recente annullamento delle elezioni in Molise, governo e parlamento non abbiano trovato il tempo per lavorare ed un riordino organico della materia del processo elettorale.

Nei fatti, ogni volta che succede qualche “casino”, la reazione dei partiti è di “gestire l’emergenza”, attraverso condoni, decreti interpretativi o altri provvedimenti estemporanei, che in generale accrescono la conflittualità politica e l’instabilità normativa. Invece, non si provvede mai ad una disamina serena e non “emergenziale” di certe problematiche, aspettando semplicemente che scoppi il nuovo caso.

Ci si avvia, dunque, alle elezioni politiche nazionali in una situazione di profonda incertezza, con pesanti barriere all’ingresso per chi voglia presentare una lista – con l’eccezione di pochi incumbent che sono qualificati di diritto. E la situazione non sarà migliore per il nuovo giro elettorale regionale che coinvolge appunto Lazio, Lombardia e Molise.

Ad un quadro normativo che nella sua complessità è fatto apposta per essere infranto, i partiti finiscono per rispondere con furbizie e con frodi che il più delle volte possono contare su un tacito “accordo tra gentiluomini” per fare finta di nulla. Si genera così una situazione molto italiana, in cui l’istituzione di regole pesanti, farraginose e punitive viene temperata con la tolleranza nei fatti di un’illegalità diffusa.

Si tratta, peraltro, di una situazione che conferisce ai “controllori” ampi margini di discrezionalità, in virtù della possibilità di chiudere un occhio in via ordinaria e di scoperchiare il vaso quando viene il momento di far saltare il sistema.

Eppure l’Italia avrebbe bisogno proprio del contrario; di un sistema di norme semplici e in quanto tali al tempo stesso rispettabili ed ineludibili – e di un sistema di controllo trasparente che minimizzi aree grigie e spazio discrezionale.

Peraltro, quello che si è verificato in Molise, dove siamo alla seconda elezione regionale annullata a posteriori in poco più di dieci anni, è qualcosa di una gravità spaventosa – non solamente dal punto di vista dello spreco di denaro pubblico, ma anche e soprattutto in termini di fisionomia democratica.

Ci rendiamo conto di cosa avverrebbe se lo scenario si riproducesse a livello nazionale e se il governo vincitore delle elezioni fosse destituito dopo un anno – in virtù di un ricorso sulle firme di una delle liste apparentate?

Sarebbe un qualcosa di inaudito nel mondo occidentale ed un vulnus drammatico per gli equilibri sociali e politici del paese. Sarebbe un qualcosa che non ci possiamo permettere.

Insomma, il modello della raccolta firme andrebbe totalmente ripensato e ci sono per lo meno tre modelli alternativi che potrebbero essere presi in esame.
Il primo presuppone l’allungamento del tempo che intercorre tra lo scioglimento del parlamento o di un assemblea regionale e l’indizione dei comizi. Si dovrebbero obbligare i partiti alla consegna delle liste, prima dell’inizio della raccolta firme, ed almeno due mesi prima del voto.
La raccolta dovrebbe durare un mese e dovrebbe avvenire su liste già depositate e congelate, per evitare la tentazione molto forte delle forze politiche di tenere aperte le liste fino all’ultimo momento prima della consegna delle sottoscrizioni per poi aggiungere in calce firme in gran parte illegali.

Il secondo modello dovrebbe prevedere la drastica riduzione del numero di sottoscrizioni necessarie alla presentazione delle liste, facendo sì però che i cittadini debbano recarsi a firmare in Comune, a garanzia della veridicità e della volontarietà degli endorsement.

Il terzo sistema da considerare è invece quello più proprio della democrazia anglosassone, che prevede il ricorso ad una cauzione in denaro anziché alle firme. Il deposito potrebbe essere restituito interamente se la lista consegue una certa soglia, ad esempio la metà dei voti necessari a fare scattare almeno un seggio – sarebbe un buon meccanismo per scoraggiare partecipazioni puramente velleitarie e di disturbo, ma allo stesso tempo per garantire adeguati requisiti di equità, democraticità e trasparenza.

In conclusione, i meccanismi per organizzare elezioni “a regola” non mancherebbero; invece anche stavolta abbiamo assistito ad un decretino in extremis, di cui non è ancora stato reso noto il testo e di cui non è ancora chiara l’interpretazione, che però maneggia in modo chiaramente non neutrale la normativa in vigore in materia di firme e di esenzioni dalla raccolta firme.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

2 Responses to “Raccolta firme. Verso un’altra elezione nell’illegalità?”

  1. creonte scrive:

    se i partiti tenessero contatti sul territorio, le firme le raccoglierebbero ni amniera automatica, ma oggi come oggi considerano le strutture pubblcihe solo come un loro bancomat

    i partiti devono trovare legittimità e quello che c’è è l’unico modo corretto

  2. michelina reccia scrive:

    Sono grata al Senatore Pannella che rischia la vita per noi!! Solo quando un problema giudiziario ci colpisce, ci rendiamo conto come non funziona la legge italiana. In un piccolo paese, in provincia di Benevento, vengono arrestati sette ragazzi che in un bar, si passavano spinelli di erbaccia. Sicuramente cosa da non fare ma andare in carcere per 37 giorni, essere picchiati in continuazione dalle guardie, e stare ancora ai domiciliari da sette mesi, non comprendo quale giustizia in tutto cio’ quando ogni giorno apprendiamo che avvengono fatti gravissimi e non succede nulla…perche’ rovinare la vita ai giovani???? Perche punirli cosi’ e non far comprendere loro, in modo diverso, che certe cose non si fanno!!!! Grazie di cuore Senatore, non si lasci andare, abbiamo bisogno di Lei vivo. AUGURI!!!!!

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