Benigni, l’usato garantito che “canta” una Costituzione banale

Sabato scorso avevamo doverosamente lasciato in sospeso il giudizio sul ritorno in TV di Roberto Benigni, in attesa di poter assistere alla trasmissione ideata dal comico toscano. Ci siamo ben guardati dal fare un ingiusto processo alle intenzioni, eppure i presentimenti negativi espressi nell’articolo di sabato hanno trovato riscontro nelle due ore di monologo tenuto in prima serata su Rai 1.

Anzitutto, l’attore ha esordito con un incipit che è ormai un usato garantito: il sermone personalistico di quasi mezz’ora sul Cavaliere, con qualche rapido accenno agli altri esponenti politici. Un’omelia così lunga e scontata da far sembrare il programma la replica di una delle sue tante apparizioni televisive e da far dimenticare ai telespettatori che stavolta si sarebbe dovuto parlare di Costituzione.

Messo da parte Berlusconi, si entra nel vivo dello show: inizia la lettura dei principi fondamentali della carta costituzionale. Stavolta, per mettere d’accordo tutti, a una lettura strumentale e ideologica degli articoli si preferisce la divulgazione vuota, banale, la cui capacità di non scontentare nessuno ne è prova di mediocrità. Si procede così, anche sostenendo che la parte I della Costituzione non possa essere modificata, confondendola con i principi fondamentali che effettivamente non possono essere oggetto di revisione.

Si prosegue con una narrazione surreale dei lavori dell’assemblea costituente, raccontata come fosse un’adunanza pacificata o una rimpatriata tra amici piuttosto che il frutto di prove di forza e di equilibri precari tra socialisti, comunisti e democristiani. Si tessono continuamente le lodi della carta costituzionale, ribadendone bellezza, innovatività e originalità senza però mai compararla nemmeno per sbaglio ad altre leggi fondamentali per comprenderne davvero peculiarità e punti di contatto. Insomma, non si entra mai in terreni che richiedono anche soltanto un minimo di conoscenza del diritto costituzionale, almeno per elevare il soliloquio a un livello superiore a quello delle lezioni di educazione civica delle scuole elementari.

Avanti con affermazioni tanto banali quanto ovvie e luoghi comuni da bar dello sport, come il fatto che i totalitarismi siano brutti tutti allo stesso modo. Totalmente strampalata la considerazione che in monarchia, come in dittatura, non esistono né diritti né uomini liberi e che prima della repubblica non esisteva vita sociale. Che lo vada a dire a inglesi, olandesi, spagnoli, danesi, svedesi, belgi, norvegesi. Si vuole anche far passare l’art. 7 che costituzionalizza il Concordato con la Chiesa Cattolica come una conquista di laicità.

Ad un certo punto, senza apparente motivo, salta fuori un’affermazione che lascia esterrefatti: “se Marconi e Meucci non fossero nati, qualcuno avrebbe inventato la radio e il telefono qualche anno più tardi. Ma se Manzoni e Leopardi non fossero mai nati, nessuno avrebbe mai scritto i Promessi Sposi e l’Infinito”. Più avanti, leggendo l’art. 9 sulla tutela del paesaggio, si arriva ad affermare che, se prima avevamo i “campi di sterminio”, ora abbiamo lo “sterminio dei campi”. Un gioco di parole intriso di retorica ambientalista esasperata di cui avremmo francamente fatto a meno.

Si chiude con l’invito a recuperare l’orgoglio di essere italiani perché – a detta dello showman – saremmo l’unico popolo ad avere una costituzione così bella. Ecco, non tanto quindi per la nostra capacità di creare eccellenza o di essere ancora – malgrado i nostri mille problemi – una potenza economica, quanto per i principi programmatici contenuti in un documento redatto più di 60 anni fa.

Prima di lasciare il palco, Benigni canta la canzone de La vita è bella, come a ricordarci il motivo per cui è lì a parlare della Costituzione al modo della casalinga di Voghera. Ha vinto un Oscar, e nel paese della Costituzione programmatica, della retorica e della narratività ciò è sufficiente ad abilitare un comico a vestire i panni una volta del letterato e una volta del costituzionalista.

Il punto, in fin dei conti, non è il ricco cachet in sé, né il fatto che parte di quel profumato compenso venga elargito con il denaro dei contribuenti. Il vero dramma, piuttosto, è che il servizio pubblico continua a spacciare per cultura spettacoli di intrattenimento commerciale il cui unico scopo è fare share. Il vero imbroglio è tutto qui: il velo di ipocrisia con cui si sponsorizzano certi eventi per renderli più digeribili al pubblico e vendere più spazi pubblicitari. E’ grazie a questo gioco di prestigio che la Rai può comportarsi da TV commerciale salvando le apparenze di una televisione pubblica. Il capolavoro in fondo è questo: non rendere conto ai cittadini delle cifre spese, ma usare i loro soldi per convincerli con gli effetti speciali a continuare a pagare il canone, dalla cui scadenza ci separa poco più di un mese. Ecco, in ultima analisi, il senso della trasmissione di ieri sera.

A proposito dell’illusione che sia stata la Costituzione a fare gli italiani e non gli italiani a fare la Costituzione, quand’è che prenderemo atto del referendum tradito sulla privatizzazione della RAI?


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

38 Responses to “Benigni, l’usato garantito che “canta” una Costituzione banale”

  1. letizia scrive:

    Caro Daniele, sarà “banale” il canto di Benigni sulla nostra Costituzione, ma la tua arroganza (probabilmente dovuta al “successo” delle tue attività – sei così giovane!) e il tuo pregiudizio mi risultano se non banali preoccupanti. Di certo non hai saputo cogliere la poesia presente nelle parole di Roberto (ci vuole sensibilità e nobiltà d’animo, ci vuole purezza!); inoltre l’argomentare era rivolto a tutti, a chi sa di storia e a chi non sa, era rivolto a chi, come te, non ha vissuto gli orrori della dittatura e della mancanza di libertà, a chi non sa cosa sia la fame, la miseria, la mortificazione fisica e morale… Ma già, tu con la tua cultura e le tue innegabili capacità intellettive non riesci, anzi non vuoi, cogliere la genialità di questo “comico” che si atteggia a letterato o a costituzionalista. Mi aspetto una tua prova di commento della nostra Carta Costituzionale e ti invito a pensare di più: alle spese inique del governo italiano e meno al compenso che la RAI ha dato a Benigni; ai privilegi della nostra classe politica che, come tante prime donne, litigano per appropriarsi delle luci del palcoscenico senza minimamente tenere in conto i bisogni del Paese; all’arroganza e disonestà di certa parte dei politici che, nonostante le rimostranze degli italiani, continuano imperterriti a mostrare il volto. Ti auguro di scoprire in te una piccolissima scintilla di quella Passione e di quella Purezza (e perché no, di quella “cultura”) che appartiene a quel “piccolo comico”, scopriresti cosa significa “ESSERE!”.

  2. MarK Lenders scrive:

    Caro ragazzo,
    ho letto solo la prima parte del tuo articolo…quella in cui con grande supponenza e presunzione ti vorresti spacciare per esperto costituzionalista salvo poi voler affermare che in dittatura ci sono uomini liberi e c’è vita sociale e politica degna di esser definita tale…figliuolo caro, te lo dico dal cuore: ci sono tanti campi incolti. Metti da parte la spocchia che un’Università ormai aperta a cani e porci, che si prostituisce per incassare generosi oboli, ti può fornire e compra un calendario lunare. Fidati: il futuro è l’agricoltura! Il tuo sicuramente!!

  3. ultravox scrive:

    Caro Daniele
    io sono controcorrente rispetto agli altri commenti e condivido il tuo articolo. Benigni è solo un ricco ruffiano. E la Rai Italiana fa concorrenza in faziosità alla tv nordcoreana, a spese ovviamente dei cittadini che si abbonano per forza alla Rai grazie a una legge fascista (del 1938) mai abrogata.

  4. Parla come Mangi scrive:

    No non va bene neanche l’agricoltura.
    Spaccarebbe i dardanelli anche li cone le sue teorie da nuovo mondo nel quale prevedono un unico attore, solo lui.

  5. Daniele Venanzi scrive:

    Grazie per l’apprezzamento, Ultravox. Hai centrato il punto. E complimenti anche per il tuo nickname se – come penso – è riferito alla band londinese!

  6. Carlo scrive:

    Mark, le critiche sono sempre ben accette, ma bisogna anche saper argomentare.

    Il fatto che l’università sia aperta a cani e porci significa che tutti hanno la possibilità di provarci, e non che si riescano tutti a laureare.

    Ma se avessi un minimo di cultura lo sapresti, e invece stai qui, nascosto da un nome infantile (tanto quanto il tuo comportamento) a criticare un ragazzo che si impegna.

    Buonasera

  7. Hagi scrive:

    Articolo scritto da un pischello per fomentare flames, e generare traffico. Dato il suo curriculum, il pezzo è perfetto. Giusto un po’ banalotto, ma è giovane, si farà!

  8. Eleonora Palma scrive:

    Questi che commentano l’hanno studiata davvero la Costituzione e, ad esempio, i resoconti dei lavori dell’Assemblea costituente? Io con la prima ci lavoro e dei secondi ne ho letti una gran parte mentre scrivevo la tesi (quei libroni grandissimi e fragili alla Biblioteca della Camera, in loro compagnia ho passato delle giornate meravigliose). Eppure sulla lettura di Benigni ho la stessa, identica opinione di chi scrive. Per non parlare di come ha sorvolato sulle parti ancora oggi inattuate, vergognosamente derise dai partiti e dalle istituzioni stesse.

  9. Piccolapatria scrive:

    Controcorrente “ultravox” ho il piacere (isolato) di condividere il suo pensiero e di apprezzare tutto intero lo scritto del “giovane”, qui sopra da molti commenti quasi schernito, solo in parte “perdonato” per via della sua età. Esattamente quel che mi aspettavo. Tutti a spellarsi le mani alle ritrite esternazioni del saltimbanco strapagato con i nostri soldi; furbastro leccapiedi dei potenti di turno nonchè di suo comodo; i tanti creduloni telespettatori nostrani sono convinti, ahinoi, di essere cittadini di pregio e non invece sudditi sfregiati e gabbati giorno dopo giorno in nome della mitica costituzione definita “la più bella del mondo”. Sarebbe bastato riflettere su questa sguaiata definizione per renderci conto dell’inganno mediatico propinato dalla Rai di stato capeggiata ora da una gran dama di alto e antico lignaggio burocratico, dall’ età “rispettabile” e dal pensiero politicamente supercorretto. Andrà ( e va) da così a peggio.Grazie per l’ospitalità.

  10. il Grinch scrive:

    Ci sarà mai da sperare che un giorno, i vari Mark, Hagi e Letizie, oltre a indignarsi contro il “pischello” colpevole di lesa maestà, c’abbiano da offrire il loro punto di vista?

  11. Parla come Mangi scrive:

    Bastasse solo impegnarsi nella vita saremmo a cavallo, in realtà si perde tempo dietro idee spacciate per nuove che puzzano maledettamente di vecchio che non vuol morire mai.
    Che dire poi della personalità puerile che etichetta i nickname in base a suoi stereotipi banali dividendoli in buoni o cattivi.
    Ecco perchè non avevi colto il significato molto sottile che l’università è aperta a cani e porci (giustamente) ma altrettanto sarebbe utile, senza deludere le aspettative più simili a sogni che ha opportunità capacitative, di dedicarsi con impegno ad attività lavorative che tendano ad utilizzare più le braccia e meno la bocca.

  12. franco 49 scrive:

    le solite cose vecchie e stantie. ci mancava forse pippo baudo e la carra’.

  13. MarK Lenders scrive:

    Grande Daniele. :)))
    Io che ti critico mi sono nascosto dietro un nickname infantile, quello che ti loda è un grande perchè ha usato il nome di una band londinese. E’ proprio vero: basta poco per vedere di che pasta sono fatte le persone. Io non discuto l’impegno che ci metti. Quello va rispettato. Ma fidati: lo studio non fa per te! Puoi leggere e imparare un milione di saggi di economia o quello che vuoi, ma se dopo la terza elementare uno non ha capito un concetto di base come quello che in dittatura non ci sono uomini liberi, allora è inutile che insista. L’università è aperta a tutti..è vero. Per fortuna. Grazie alle lotte di gente che non piegava la testa al despota. Ma se fossi un tuo professore, per onestà, ti consiglierei di impegnarti in altro. E’ una mia opinione, per carità. Fai come credi. Però è meglio essere ignoranti che arrampicarsi su un’accozzaglia di dispense lette qua e là per tentare di tessere le lodi di assolutismi e organismi parassitari come sono le monarchie nel 21esimo secolo.

  14. creonte scrive:

    ma ci tenete davvero a non farvi votare da nessuno, vero? tanto vale allroa stare con Berlusconi

  15. Andrea B. scrive:

    Attento Daniele ( perdonami il tu, ma provo istintivamente simpatia per chi ha coraggio)…ti stati scagliando contro delle icone che non sono passabili di critica…sia Beningni, che ( il cielo perdoni l’ accostamento, ma sono altri che li mettono sugli altari insieme ) la Costituzione.
    In particolar modo chi osa aver dubbi sulla seconda è bastonato, fustigato e tacciato d’ignoranza dai soloni (democratici eh ? ) delle verità assolute…è concesso da lor signori dire che no, la Costituzione, ancorchè nostra, non è proprio la più bella in assoluto ?

  16. Carlo scrive:

    Certo, inizi tu a dare l’esempio? O la tua altezzosità non te lo permette?

    In ogni caso sto ancora aspettando il tuo punto di vista… o sai solo criticare?

    Molto facile così…

  17. creonte scrive:

    non è la più bella in assoluto, è la più bella del mondo fino a oggi

  18. Andrea Gonnellini scrive:

    Condivido con l’articolo,se pur con qualche riserva su alcuni punti,benigni non merita niente.

  19. Piccolapatria scrive:

    “bisognerebbe fermare il mondo per due o tre generazioni se non ci fossero più bugie da dire” Luis Ferdinand Celine “Il viaggio”
    (citato a memoria…). E per menar vero scandalo: di questi tempi è davvero il caso di rileggere Celine. Tieh!

  20. lalla scrive:

    avrei voluto saperlo scrivere io, bravo!

  21. lodovico scrive:

    pochi anni dopo la nostra costituzione furono approvate le costituzioni federaliste tedesca e spagnola. Non hanno copiato la nostra “bellissima” Costituzione ma a parer mio sono di molto migliori e chiare: il diritto al lavoro per la nostra Costituzione è un diritto “potenziale” che si può nominare ma che non esiste, insomma c’è e non c’è.

  22. Simone scrive:

    Caro Daniele,

    se avessi avuto 60-70 anni ti avrebbero dato del rincoglionito per ciò che hai scritto, ma siccome sei giovane…

    Come hai capito anche tu il nostro paese è veramente anomalo, per la storia della Prima Repubblica (e il confronto bipolare tra una parte politica democratica e una totalitaria), per il confuso rapporto tra legislativo e giudiziario, per la presenza della Chiesa, per i diffusi conflitti di interesse etc.
    A tutto ciò si aggiunge l’ennesima anomalia…
    Cito Della Loggia: “… Carta costituzionale, del resto ormai già divenuta per merito del servizio pubblico (!) televisivo l’oggetto delle divagazioni di un comico – anche questo, credo, un caso unico in Europa.”
    Appunto, un caso unico!

  23. Simone scrive:

    Aggiungo ancora una piccola osservazione.
    Io da storico dico che la nostra costituzione ha a che fare parecchio con l’instabilità politica del nostro paese: un impianto istituzionale basato sul bicameralismo perfetto, la debolezza dell’esecutivo, che favorisce la frammentazione e l’inazione non è proprio dei più efficienti e favorisce le anomalie.

    E poi Benigni sa qualcosa di altre costituzioni oltre alla nostra? Non sarà che essa è la “più bella del mondo” perché è l’unica che conosce?

  24. Simone scrive:

    Di quale dittatura sta parlando? Cosa ha visto nell’articolo qui sopra, e che a me è sfuggito, che l’ha portata a quelle conclusioni?
    Ho l’impressione che lei non sia in grado di interpretare le parole di una persona più istruita e che le travisi a causa delle sue lacune.
    Se fossi un professore direi a lei di darsi da fare per elevarsi un po’!

  25. Filippo scrive:

    Scusa il disturbo Lenders, ma vedo un modo di ragionare per assoluti che per me è una delle radici dei problemi dell’Italia e vorrei porti una domanda. Già da ora ti dico che non posso vantarmi di una lunga esperienza di vita e non ho vissuto realtà diverse da quella europea quindi forse non posso fare paragoni. Mi hanno insegnato che la democrazia è giusta anche se ha i suoi difetti. Non è per fare il sofista ma se nel mondo non esiste la perfezione (lo so è una banalita da dire ma è vera) come può un sistema di organizzazione dello stato essere perfettamente sbagliato? Se hanno pregi e difetti non posso scegliere a seconda a seconda del periodo storico ciò di cui ho bisogno? Ad esempio i Romani avevano la Dittatura come forma istituzionale. Grazie per la rispostae mi scuso se non è molto attinente con il discorso Benigni.

  26. creonte scrive:

    @lodovico: il primo articolo non parla di diritto al alvoro, bensì che lo stato si basa sulla cooperazione fra le persone; cioè lo stato non è il patrimonio di un re o di un gruppo, ma di chi si adopera per la comunità… pare banale ma gli stati non sono stati fondati su questo principio, se non nell’era contemporanea

  27. cristian scrive:

    Se la RAI avesse fatto un programma dove si distribuiva l’equivalente del compenso dato a Benigni a varie associazioni benefiche, a luoghi colpiti dal terremoto o come incentivo a giovani che hanno idee innovative nel campo della green economy, forse la gente avrebbe pagato piu’ volentieri il canone e si sarebbe fatto un uso piu nobile del denaro dei contribuenti.

  28. lodovico scrive:

    @ creonte: sbagli
    Ruini si prodigò affinché l’art. 1 della Costituzione accogliesse, al primo comma, il concetto di “democrazia del lavoro”, da lui propugnato sin dal 1906 e, nel secondo comma, il principio dello Stato di diritto, da lui già trattato nella tesi di laurea, per dar forma e porre i necessari limiti alla sovranità popolare.

    Grande rilevanza fu data dallo statista reggiano proprio al diritto al lavoro; nel corso del dibattito vi furono oscillazioni per trovare la formula da adottare: nessuno, all’interno della Commissione, giunse a proporre la dizione “stato socialista di operai e contadini”, propria della Costituzione sovietica, perché ritenuta troppo classista e comunista; la proposta che invece prevalse, peraltro con l’appoggio di Ruini, fu quella dell’onorevole Basso e di altri: “l’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori”. La Malfa, per sottolineare il distacco da strutture totalitarie di comunismo, tentò di completare l’articolo con “Repubblica democratica fondata sulla libertà e sul lavoro”, ma alla maggioranza sembrò che l’esigenza di libertà fosse già implicita nell’espressione “Repubblica democratica”.

    Nessuno negò, in Commissione, che al lavoro spettasse un posto essenziale nello Stato moderno, anche perché considerato come la terza esigenza, della socialità, che si faceva avanti, come realtà storica, all’interno di tutte le più moderne Costituzioni; così, quando Ruini presentò all’Assemblea il progetto [115] , lo illustrò facendo riferimento soprattutto agli aspetti giuridici: “L’affermazione del diritto al lavoro, e cioè ad un’occupazione piena per tutti, ha dato luogo a dubbi da un punto di vista strettamente giuridico, in quanto non si tratta di un diritto già assicurato e provvisto di azione giudiziaria; ma la Commissione ha ritenuto, ed anche giuristi rigorosi hanno ammesso che, trattandosi di un diritto potenziale, la Costituzione può indicarlo, come avviene in altri casi, perché il legislatore ne promuova l’attuazione, secondo l’impegno che la Repubblica nella Costituzione stessa si assume.
    Al diritto si accompagna il dovere di lavorare; come è nel grande motto di San Paolo, riprodotto anche nella Costituzione russa: «chi non lavora non mangia»“.

  29. creonte scrive:

    cristian… telethon c’ già stato, un canale tv ha come business la tv, sai?!

  30. Parla come Mangi scrive:

    Invece noi stiamo aspettando la tua ipotetica e meravigliosa costituzione che alberga nella tua mente.
    Dopodiché potremmo confrontarle per verificare quale sia quella più banale.
    Molto facile così…senza proporre visto che sei tu che la critchi o no?

  31. Andrea B. scrive:

    si vabbè…anche la camera dei fasci e della corporazioni era il meglio mai visto al mondo…

  32. Andrea B. scrive:

    Si vabbè, ricamiamoci sopra… semplicemente c’era il “padre della patria” sopravvissuto alle purghe stalianiane ( il che è tutto dire) che voleva che fosse scritto “repubblica dei lavoratori”, sul modello comunista est europeo ( ovviamente per lavoratori s’intendavano solo i salariati) ed il compromesso è stato quello che abbiamo oggi all art. 1, tra l’altro vagamente ridicolo … che vorreste cicaloni italiani: fondarvi sull’ozio ?

    Se volete una definizione di repubblica un po’ meglio rispetto alla c.d. “Costituzione più bella del mondo” leggetevi anche solo il “Pledge of alliance” statunitense: “…the Republic for which it stands, one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all”.
    Ma ad altri, rossi o neri indifferentemente, la libertà non piace…piace la comunità stile formicaio…

  33. bruno scrive:

    La Costituzione e’ il “concepimento” di uno stato e la guida maestra che indica la strada da percorrere in futuro. Non sono riuscito a guardare lo show di Benigni perche’ ero all’estero, comunque trovo irriguardoso e mancante di rispetto che un clown l’abbia scelta come materia per fare uno spettacolo.

    Questo non succede in altri paesi. Infatti come paese se ci confrontiamo con altri paesi, le differenze sono rilevanti in maniera negativa. L’Italia e’ un paese arretrato rispetto alle democrazie europee e nord americane, ha bisogno di cambiamenti radicali e in tempi brevi e il cambiamento deve partire dalla radice, cioe’ dalla carta costituzionale.

    Stranamente la sinistra si e’ chiusa a riccio a difesa della Costituzione per la paura di perdere il controllo dello stato e per paura del futuro, la sinistra ha paura delle sfide, si preferisce lo staus quo. La sinistra ha sempre bisogno di un qualcosa, una specie di woodoo da venerare per crearsi un alibi.

    Non trovo casuale che uno showman di provata fede di sinistra, abbia messo in piedi uno spettacolo discutibile per i motivi precedentemente accennati, ma abbia anche usato una televisione pagata dal contribuente. Il tutto va considerato come una velata forma propagandistica per la sinistra, prassi comune ai regimi totalitari di destra e di sinistra.

    La Costituzione dovrebbe essere materia di discussione a cominciare dalle scuole ed estendersi in ogni ramificazione della vita del paese. E’ difficile dare la dovuta considerazione a un documento cosi’ importante e fondamentale se viene lasciata ad un comico da avanspettacolo il compito di farla conoscere.
    Evidentemente la sinistra fa autogoal quando pretende di darla in pasto agli italiani come un qualcosa di sacro e allo stesso tempo la presenta come una farsa.

    Delle due cose, una o l’altra.

  34. MarK Lenders scrive:

    Da libera Chiesa in libero Stato, ad altri principi…fino ad arrivare a scoprirne uno nuovo. Libera economia in Stato tiranno. :)) Questo il sogno di alcuni neo-fasciti, magari per compiacere le ambizioni di un padre (simil)imprenditore e di un nonno nostalgico, che dopo tanti anni di boogie boogie e chewing gum, ha ritrovato la camicia nera nascosta in qualche baule in soffitta e l’ha rispolverata. Ma 4 bignami non bastano a mascherarsi. Pane al pane e vino al vino…e davanti a Benigni c’è solo da fare un inchino. ;) Auguri a tutti! Buone feste!

  35. MarK Lenders scrive:

    Ragionare per asssurdi è uno dei problemi dell’Italia…ad esempio i romani… :))) Meraviglioso. Io posso dirti solo questo: perfettamente sbagliata o no la dittatura è un sistema che schiaccia l’individuo, lo umilia e lo priva di ogni diritto. E siccome questo concetto è troppo elementare e chiaro, allora mi domando cosa ti fa simpatizzare per una forma di governo simile. E credo che sia una certezza che hai: quella di poter sicuramente stare dalla parte degli oppressori anzichè degli oppressi. Non ti voglio nemmeno fare un pippone morale, cercare di fare leva su una presunta coscienza e empatia…te la butto lì brutale: sei sicuro che una forma di vigliaccheria e spiccato opportunismo siano da considerare garanzie sufficienti? Perchè stare dalla parte dei più forti avallando ogni ingiustizia è sicuramente prerogativa dei codardi. Ma vedi, tanto per rimanere sull’esempio dei romani…un impero si nutre di schiavi, soldati…persone la cui vita viene considerata poco o niente. Ebbene: chi ti dice che saresti nel Pantheon a mangiare l’uva? Magari il nuovo impero che tanto agogni lo faranno i cinesi, che sono la nuova superpotenza, e la parte degli schiavi toccherà a noi. Dai retta: meglio amare la democrazia. Non si sa mai…o meglio, gli uomini liberi lo sanno. I codardi devon fare meglio i conti. Perchè in uno stato che non sia di diritto..non si sa mai. A volte non basta nemmeno la coda! Auguri!

  36. lodovico scrive:

    caro MarK Lenders, basterebbe libera economia in libero Stato e forse i casi ILVA sarebbero stati gestiti ai loro tempi in modo diverso

  37. Parla come Mangi scrive:

    Ma perché secondo è un affare pagare uno la bellezza di 5,6 milioni di euro per due sue comparse, che si rende ridicolo nell’aspetto, che cerca di ridicolizzare ciò che ridicolo non è, il tutto con metodo pedagogico e con tanto di morale occulta finale? Abbi pazienza ma io l’unico affare che vedo è quello che fa il giullare e sicuramente gli addetti rai. Soldi non guadagnati ma piovuti dal cielo ovvero presi da me. E come se non bastasse questa grassa beneficenza devo farne dell’altra attraverso telethon pagando un’altra volta senza poterci mettere la faccia per dire io lo fatto, ebbene si fanno ancora belli loro!
    Scusami ma se dalle tue parti sono abituati a trattare questo tipo di transazioni chiamandoli affari, prima che fallisca la tua comunità dimmi dove abiti che mi trasferisco immediatamente, anche solo per sei mesi prima che vada tutto a male, cosicché sarò a posto e smetterò di preoccuparmi del mio futuro almeno per un po. In fin dei conti, dopo tutto sto faticare, un lungo periodo di riposo me lo meriterei anche perché sarebbe un vero affare!

  38. Luca scrive:

    Caro Daniele,
    quanto sei arrogante e qualunquista. Ti inventi le argomentazioni basate solo sulla tua arroganza.
    Che cafone!

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