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Crosetto e Meloni provano, forse tardi, un altro centro destra

– “Siamo qui a fare cose importanti … Oggi decidiamo di mettere dei paletti, anzi dei solidi paracarri”. La sala quasi per intero scatta in piedi. Applaude mentre sventolano le bandiere tricolori. La location è l’Auditorium della Conciliazione, lungo l’omonima via che raggiunge piazza S. Pietro. L’evento, “Le primarie delle idee”. L’incontro ideato da Fabio Rampelli, regista neppure tanto occulto. L’incontro “di” e “con” Guido Crosetto e Giorgia Meloni. Delusi dalla decisione di non fare le primarie, preoccupati dalla decisione del Cavaliere di candidarsi premier, scettici anche di fronte a un eventuale ritorno di Monti (comunque, mai gradito).

Le poltroncine rosse, all’interno, sono tutte occupate. Le hostess fanno fatica a lasciare sgombre le uscite d’emergenza e le scale laterali dove cercano di sistemarsi i ritardatari. Nello spazio riservato all’accoglienza sono stati montati alcuni schermi per il centinaio di persone che non sono riuscite ad entrare. Poi, all’esterno, in via della Conciliazione, un maxi schermo, per tutti gli altri. Compresi i curiosi. A sentirle parlare le persone accorse si capisce che la maggior parte non è venuta da lontano. I quartieri di Roma sui quali gli organizzatori della giornata fondano il loro consenso. Ma accanto a loro nutriti sono i gruppi che vengono dal Veneto e dalla Lombardia, dalla Toscana e dall’Abruzzo. Ma anche dalla Sicilia e dalle Marche.

Quando Guido Crosetto, ex sottosegretario del Ministero della Difesa nell’ultimo governo Berlusconi pronuncia quelle parole, la prima parte della giornata si è consumata. Sul palco sono saliti, Mario Mauro e Alfredo Mantovano, per un saluto. Soprattutto le coppie di amministratori locali che avevano avuto il compito di declinare alcuni grandi temi. Insomma le idee. Dall’Europa all’Etica pubblica. Dal Welfare al Rinnovamento. Dal Lavoro alla Cultura. Dall’Integrazione alla Difesa. Passando all’Ambiente. Spunti, forse, per il futuro programma. Poi, prima del gran finale, un video. Nel quale si susseguono volti celebri. Da Carlo Magno alla Thatcher. Da De Gaulle a Berlusconi.

Alla fine Crosetto sale sul palco. Usa toni pacati. Nel suo intervento, come afferma quando ha iniziato da pochi minuti, “non chiede applausi ma ragionamento”. E Lui fa di tutto per riattivarlo con frasi semplici ma efficaci. Non usando circonlocuzioni. Andando giù deciso. Senza infingimenti. Sostenendo come chi ha deciso di esserci, quanti hanno deciso di rispondere al loro appello, “non lo ha fatto per mettersi al sicuro dai rischi”. Ha deciso, “senza paura”, come recitava lo slogan scelto da Giorgia Meloni per le primarie mai fatte. Lo ha fatto, sostiene Crosetto, spinto “da dubbi dilanianti”. Il percorso intrapreso si “é  schiantato sui nostri errori”. Perché “abbiamo sbagliato” ripete più volte il quasi cinquantenne membro del Consiglio nazionale e della direzione del PDL. Poi, evidentemente recuperando il ruolo di consigliere di Giovanni Goria, svolto alla fine degli anni Ottanta, si sofferma sulla situazione economica. Che soffoca il Paese, costringendo le imprese a chiudere, le famiglie a ridurre drasticamente i consumi. Una situazione alla quale non ha portato alcun miglioramento la cura dolorosa messa in atto da Mario Monti. Così come nel passato recente alcun beneficio avevano apportato le misure del suo collega di partito, Giulio Tremonti.

Crosetto lo dice senza mezze misure. Non è mai stato favorevole alle ricette di Monti. E continua, fermamente a non esserlo. Poi passa alla seconda parte del suo ragionamento. Probabilmente il punto centrale. Che si apre con una domanda, “il PDL può portare ancora avanti queste idee?” Al quale segue, a scanso di qualsiasi equivoco, un secondo quesito. Evidentemente retorico. “Un centro destra credibile può avere tra i suoi rappresentanti Dell’Utri?”, chiede Crosetto. Da qui parte l’attacco a Berlusconi e alle sue scelte, a quelle dei suoi uomini. Fendenti che vivisezionano la struttura del partito, squarciano il velo d’omertà che lo copre. In serie afferma che “Un centro destra credibile deve poter dire, anche a chi l’ha fondato, … noi non siamo d’accordo con te”, “in politica servono persone  che sappiano rappresentare nella vita di tutti i giorni la serietà richiesta”, “Bisogna fare piazza pulita del troppo fango degli ultimi anni”. Crosetto alla fine lo dice. Lui e Giorgia (Meloni) fanno delle richieste. Vogliono delle garanzie sulle regole che soprintenderanno alle scelte del PDL. Altrimenti si prenderanno strade differenti.

Giorgia Meloni che sembra quasi scomparire di fronte alla mole di Crosetto inizia con veemenza. I suoi toni sono decisamente più alti rispetto a quelli del suo collega. Ed è anche più tranchant rispetto a Lui. Richiama la volontà di essere parte di “un altro centro destra”. Nel quale non siano “cinque persone chiuse in una stanza” a decidere la lista dei Ministri. Nel quale i Fiorito di turno “siano presi a calci nel sedere”, senza attendere alcunché. La ex vice presidente della Camera più giovane della storia della Repubblica italiana, delinea il suo “sogno per un paese futuro in cui l’Italia sia credibile sulla scacchiera internazionale, in cui venga sconfitta la massoneria e non governino i poteri forti della finanza“. “Non si capisce perché lo Stato debba aiutare le banche che non aiutano invece i cittadini italiani“. “Vogliamo un centrodestra che abbia come parola d’ordine ‘rigenerare’. Chi sceglie di starci ci sta per un’idea e non per una poltrona“.

Non è un addio. Ma certo è un aut aut imperioso. Insomma le grandi manovre continuano

Le persone sono tutte in piedi. Sventolano le bandiere. Da stamattina Berlusconi e Alfano avranno un problema in più. Il grande centro destra, unito, sembra molto più lontano. Aldilà delle idee sull’Europa e sull’Italia a dividere sembra soprattutto la concezione di partito. Dei suoi valori, delle sue scelte. Insomma della sua democrazia interna. Qualcuno prima di Crosetto e Meloni provò a parlarne. Allora Fin(ì) male. I tempi ora sembrano cambiati. Forse. 


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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