Una nuova fase politica può aprirsi solo all’insegna di un senso di verità e di coerenza che allontani l’ombra del trasformismo opportunista. Non è sulla base delle convenienze che si potrà raccogliere un sostegno ampio al progetto montiano, ma solo sulla base delle convinzioni profonde su cosa fare oggi per l’Italia..

L’invocazione di Monti da parte del PdL è inverosimile e strumentale perché prima lo stesso Cavaliere, poi i capigruppo di Camera e Senato ed infine il segretario del partito hanno accusato apertamente il Governo di avere aggravato la crisi italiana e di avere attuato una politica economica contraria agli interessi nazionali, obbedendo alle condizioni imposte dalla Germania e dalle frange più estremiste della sinistra sindacale.

Oggi il PdL vorrebbe convergere su Monti non per dare continuità ad una agenda di governo e ad un lavoro eccellente di cui non riconosce affatto i meriti, ma continua a denunciare gli errori,  ma per fare fronte comune contro la sinistra. Berlusconi vuole semplicemente proseguire, coinvolgendo lo stesso premier, sul suo logoro canovaccio della “guerra alla sinistra”. Quanto questa strategia sia inconcludente e inutile ai fini delle riforme liberali di cui il Paese ha bisogno gli italiani l’hanno già da tempo sperimentato.