Appunti per l’area montiana. Il PPE non è la casa del fanatismo bioetico.

di FEDERICO BRUSADELLI – Il Popolo della libertà, trascinato da Silvio Berlusconi in un tragicomico minuetto politico (dalla bocciatura in Aula del governo Monti alla sponsorizzazione di una discesa in campo dello stesso Monti) e infine sconfessato dal Partito popolare europeo, si divide ormai in bande, lacerato tra antimontiani, antiberlusconiani e antimontiani antiberlusconiani.

Il Cavaliere che corteggia i soliti amici leghisti e sogna di bombardare il suo quartier generale, per sostituire i vecchi Cicchitto e Gasparri con un esercito di giovani “rivoluzionari” (quasi a dare l’impressione di voler concludere con una parodia maoista una carriera politica iniziata sotto il segno di Reagan e della Thatcher); Ignazio La Russa che tenta di riesumare Alleanza nazionale, con il nobile obiettivo di salvare la “destra” (e qualche poltrona, soprattutto) dal diluvio; Guido Crosetto e Giorgia Meloni che si propongono addirittura di rifondare il centrodestra. E infine i fan del Professore, di fede antica o recente, che tentano di sganciarsi dal Titanic berlusconiano per salire a bordo della forza che faticosamente prende forma al centro dello scacchiere politico.

Tra questi ultimi, dunque, si palesano anche Alemanno, Lupi, Sacconi e forse Eugenia Roccella. “Italia popolare”, hanno scelto di chiamarsi, proprio a sottolineare il legame  (quasi taumaturgico, vista la piega che hanno preso le cose per il loro ex partito) con la grande famiglia moderata del Ppe. Un’appartenenza che – come si intuisce facilmente, a vedere le posizioni che questi novelli “montiani” hanno assunto negli ultimi anni, e le battaglie alle quali hanno preso parte – verrà rivendicata in special modo in campo etico, con forti venature religiose. E che ciò appaia ai più del tutto naturale è dimostrazione di quanto robusta sia, nel dibattito pubblico, la vulgata secondo la quale il progetto politico in via di costruzione attorno al premier altro non è che un’emanazione del mondo cattolico, quando non direttamente delle gerarchie vaticane.

Non è così. E che l’esperienza frettolosamente definita “montiana” non vada rinchiusa in recinti confessionali ma debba piuttosto nascere dalla commistione intelligente di sensibilità diverse (insomma i laici e i cattolici, come si usa dire), lo dimostrano le parole e le azioni del capo del governo, oltre che le buone intenzioni dei principali protagonisti del nascente rassemblement, da Montezemolo a Casini, da Fini a Riccardi.

Né, tantomeno, si può spacciare la piattaforma dei popolari europei per un programma incardinato su linee oltranzistico-reazionarie, come vorrebbero per l’appunto il sindaco di Roma e i suoi compagni d’avventura.  Non ce ne vogliano i promotori di “Italia popolare”, ma l’approccio del Ppe a temi come le coppie di fatto, i diritti civili, la discriminazione anti-omosessuale, la fecondazione assistita, il fine-vita e la libertà della ricerca scientifica è quello di Angela Merkel e dei post-gollisti francesi (entrambi restii, ad esempio, a considerare le unioni gay legalmente riconosciute una “minaccia per la pace”); del “Fine Gael”, che per la cattolicissima Irlanda è un po’ quel che fu per noi la Dc, e che dal 2003 sostiene le unioni civili per partner dello stesso sesso; dei moderati svedesi, di quelli danesi e dei “centristi” finlandesi. Per non parlare dei tories di David Cameron, che pure non fanno parte del Ppe (ma non certo perché più “di sinistra”).

Insomma, per tornare alla politica italiana, sono più “popolari” le posizioni di Benedetto Della Vedova (che ad esempio, sul caso di Eluana, tentò inutilmente di convincere il governo a “copiare” la proposta della CDU) che non quelle di Roccella, Formigoni e Quagliariello; è più vicino al Ppe chi si sforza di declinare con apertura e realismo il tema dei diritti, che non i soliti noti sempre pronti a derubricare la laicità a “laicismo” e ad agitare come vessilli politici le parole di vescovi e papi, la cui libertà politica – di dire e di fare, cioè, pubblicamente quanto ritengono necessario per promuovere il bene comune – è invece tanto più forte e piena quanto più lo Stato è laico, cioè autonomo nell’ordinamento della vita civile.

Il “popolarismo” confessionale, insomma, pare avvicinarsi più alle sortite di Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orbán, l’ipercattolico nazionalista che proibisce i gay pride e sogna di vietare l’aborto in Costituzione, che non alla Cdu o all’Ump. E che proprio per questo si preannuncia, in verità, molto poco “popolare”. Men che meno “montiano”, verrebbe da aggiungere.


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

2 Responses to “Appunti per l’area montiana. Il PPE non è la casa del fanatismo bioetico.”

  1. lodovico scrive:

    Il discorso sarebbe molto lungo e la mia sarebbe solo una opinione ma sotto sotto c’è un buon dibattito sotterraneo: tutto questo parlare e porre tanta attenzione ai diritti “potenziali” dove porta? Che senso ha poi parlare di libertà di ricerca in questo contesto ? SEMBRA DI PARTECIPARE AD UN MONDO DOVE IMPERA LA FICTION MA CON UN EDITORE CHE DEVE ESSERE LO “STATO LAICO”.

  2. Andrea B. scrive:

    Mhhhhh…verrebbe da dire: avete voluto giocare con gli alambicchi della politica, inventandovi ( prima degli altri, vi va dato atto) un partito montiano ? Ora beccatevi la “grana” politica di questi bei clerical reazionari che vorrebbero imbarcarsi pure loro sulla nave… è la politica, bellezza !
    Tra l’altro, legati a doppio filo come sareste con l’UDC in costante ricerca di appoggi dalla CEI (ricambiati ultimamente in vista delle elezioni future), credete forse che riuscireste ad avere autonomia in tal campo ?
    Il vostro idolo Monti non mi sembra tanto incline a spendersi su temi etici e non vi aspettare aiuto dal PPE su questo: all’ Europa istituzionale e finanziaria che sta dietro a tutto intereresa solo che il loro uomo continui ad agire secondo il loro dettami … delle beghe bioetiche dei vari cespuglietti messisi il loden che gli stanno sotto, non gli importerebbe nulla di nulla !
    Tenetevi la Roccella, va…

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