– L’Italia pornografica.

Un funerale particolare, anzi un funerale normalissimo.
Riccardo Schicchi è stato seppellito l’11 dicembre. Ad accompagnarlo, in chiesa a Roma all’Eur, i volti noti del cinema hard italiano. Tra i più famosi, i pezzi storici, quelli che Schicchi ha “scoperto”, tra di loro Rocco Siffredi, Ilona Staller, Eva Henger, sua ex moglie e madre dei loro due figli. Moana Pozzi, lo sappiamo, è morta anni fa.

L’Italia pornografica.
E’ un’Italia dolente, umana. Erano lì, tutti riuniti, senza far sfoggio di mise da passerella, abiti da pochi euro, con l’aria sdrucita, sofferta, gli occhi gonfi – quel dolore è vero. Un funerale normale, dove non contava esserci e apparire ma condividere il dolore.

L’Italia pornografica.
E’ un’Italia che subito smosso le ire dei moralisti. Il parroco che ha officiato la messa ha detto: “chiedo al Signore che apra le sue braccia a Riccardo e che gli mostri la sua bontà paterna. Perché ciò che è stato nella vita sia un premio per il Cielo”. Apriti cielo. La morale di superficie è andata all’attacco. Ma come, parole sante per un uomo che ha prodotto, venduto e lucrato sul peccato!?

L’Italia pornografica.
Ha qualcosa da dire. Forse non ama essere considerata pornografica. Ilona Staller in arte Cicciolina davanti alla chiesa ha detto che “Abbiamo fatto tanta poesia, si può dire, perché anche se era erotismo e pornografia, per noi era poesia”. Rocco Siffredi davanti alla chiesa ha detto che “Schicchi era una persona pulita, ha cambiato i costumi degli italiani nel senso che la sua è stata un’apertura alla vita ed a tutto ciò che c’è di bello nella vita”.

L’Italia pornografica.
Si è riunita intorno alla bara di Schicchi, certo, ma siamo sicuri che quella Italia lì sia proprio, per davvero, pornografica? Mi sono andato a riprendere una vecchia intervista rilasciata da Schicchi nel 2007. Era contrariato dal fatto di essere considerato lo sdoganatore della pornografia, in termini negativi. La sua idea era questa. Nel cinema hard non ci vedeva nulla di marcio morboso e abietto, il cinema hard è rappresentazione filmica dei desideri e delle pulsioni sessuali, che sono energia vitale. Ma allora, si domandava Schicchi, perché usare “pornografia” in termini negativi? Perché usare la parola pornografia per intendere qualcosa di sporco, di scabroso, un insulto alla dignità, un inceneritore morale?

L’Italia pornografica.
Per Schicchi era altro. Se pornografia è sinonimo di degradazione, allora, diceva: “Pornografia è la violenza, pornografia è una brutta città, pornografia è la violenza, pornografia è la corruzione, pornografia è la guerra, pornografia sono le bugie, sono tutti i traffici internazionali e nazionali che ci circondano, sono gli interessi dei mascalzoni, dei pornografici”.

L’Italia pornografica non era quella dei film hard, Schicchi aveva ragione. L’Italia pornografica è quella che ha ideologizzato l’azzeramento della coscienza, che ha fatto confondere l’individualità con l’individualismo e con l’egoismo, che ha allevato una generazione all’insegna del competitivismo fine a se stesso, che ha snaturato il concetto di Stato, che ha secolarizzato la politica facendone una fonderia degli interessi privati, che ha inoculato l’estetica della chirurgia plastica, che ha istituzionalizzato la tv del dolore, del parassitismo e dello sfruttamento delle emozioni in nome del consumo, che ha umiliato la figura e l’identità femminile riportandola alla logica del corpo pret à porter, che ha inaridito gli italiani, che li ha ingrettiti, che li ha analfabetizzati, che li ha despiritualizzati, che li ha resi vuoti, zombie in cerca di una guida, di un pupazzo che possa essere il capo dei pupazzi. L’Italia pornografica è quella che ha progettato un paese arido per sfruttarlo, per mettersi a capo di esso, e mimetizzarsi in esso.

L’Italia pornografica è quella che si scaglia moralisticamente contro l’ingresso in chiesa della bara di Schicchi. Questa Italia non ha mai letto il Nuovo Testamento, o meglio, lo ha letto a brandelli, al catechismo, quando aveva otto anni – e non l’ha capito, non era in grado di farlo e non lo sarà mai. L’Italia pornografica, che non si sente pornografica ma che lo è, non sa che se Cristo fosse in terra la maledirebbe, e che se il Dio dell’antico testamento passasse di qui le lancerebbe contro le sue armate. A questa Italia che fa la cattolica senza esserlo e che pensa solo al corpo perché ha solo quello, non gli rimane che quello, gli diamo Sant’Agostino: “Supposto che siano vergini, cosa giova loro l’integrità fisica, se la loro anima è corrotta? (En. in ps. 99, 13)”.

L’Italia pornografica è quella in cui gli impotenti combattono il cinema hard e i vizi sessuali altrui, i puttanieri proteggono il decoro, i corrotti proteggono l’onestà, i ladri combattono il crimine.

Ai funerali dell’Italia non pornografica di Schicchi c’erano facce distrutte, pochi fiori che costano, abiti qualunque, e i cellulari erano spenti.
Ai funerali dell’Italia veramente pornografica ci sono begli abiti, visi di circostanza, corone come se piovessero, smartphone in modalità silenziosa ma sempre connessi, chiacchiericci e risatine, discorsi falsi come un Giuda, grosse e lunghe auto, talvolta scorte, e talvolta la bandiera italiana e un picchetto d’onore.

Quale pornografo?
L’Italia pornografica si scaglia contro il cinema hard, contro il trash… ma ne ha mutuato i costumi… e li ha resi metafore del potere. Il suo simulacro è lampadato, si veste con camicia scura su abito scuro, si veste come un produttore di film hard core degli anni ottanta di stanza a Miami, si veste come si vestivano gli uomini nei film di mafia anni settanta, o i come si vestivano i narcotrafficanti in Miami Vice o nei film di De Palma e Scorzese. O come si vestono i mafiosi russi, sempre nei film, ma anche fuori dai film, a Mosca.

Le sue donne sono bambole al bisturi e al silicone, grottesche e fuori luogo, facce e corpi a mo’ di rivali di Batman, vanno in parlamento e conducono in tv conciate da porno star di ultima, sono così, come le ha pensate il loro Mastro Geppetto, un immaginario condiviso e dilagante che ha azzerato i limiti. Moana Pozzi, ad andare in giro conciata così, si sarebbe vergognata, sarebbe arrossita.

Se l’Italia pornografica è quella di Schicchi, allora… evviva la pornografia.
Ma pornografia è altro, l’Italia pornografica è quella che vediamo tutti in giro in strada e nei media, sugli scranni, a fare pure da opinion leader e a metter su liste elettorali. E allora abbasso la pornografia, la pornografia spirituale.
Se n’è andato il pornografo sbagliato?