– Serge Latouche è un economista francese, professore emerito all’università di Parigi di Scienze economiche. E’ considerato il massimo esponente della filosofia della decrescita, una branca della letteratura economica che individua nella crescita della produzione mondiale la causa della crisi economica e di valori che stiamo vivendo. Nei suoi scritti trovano asilo concetti come la sobrietà, il senso del limite, i bisogni sostanziali.

In Italia il pensiero di Latouche è stato ripreso dal saggista Maurizio Pallante e adottato quale leit motiv dell’offerta di politica economica del Movimento 5 Stelle. L’assunto, neanche troppo sbagliato in verità, è che i mercati dei Paesi sviluppati sono invasi da una sovraproduzione (in questo periodo sarebbe più corretto parlare di sovracapacità produttiva) di beni e servizi mentre la diminuzione del reddito disponibile taglia la domanda. L’aumento dell’offerta di beni sarebbe ottenuto con l’ottimizzazione dei processi produttivi che genera per contro una diminuzione del fattore umano in quei processi. In sintesi si produce di più per meno persone con capacità di spendere, ragion per cui il sostegno alla domanda si è costretti ad ottenerlo con l’aumento del debito.
A simbolo di questa tendenza allo spreco e alla perdita dei valori è stato elevato il SUV, accusato di essere pericoloso per sé e per gli altri, costoso, inquinante, pesante e ingombrante.
Che un mezzo di trasporto del peso di 2,5 tonnellate abbia tutte queste caratteristiche è fuori di dubbio (anche se sulla pericolosità intrinseca ci sarebbe molto da dire), ma il ragionamento secondo il quale se ci si deve spostare dal punto A al punto B lo si può fare invece che con un SUV con un’utilitaria (o, perché no, su un mezzo a trazione umana) non regge al confronto con la letteratura economica che ci insegna il concetto di utilità.

Chi compra un Suv invece di una Dacia (esempio casuale di vettura low cost) lo fa per il proprio benessere personale – in economia felicità- e non per il desiderio di consumare più carburante; altrimenti i tedeschi della Germania Est quando ci fu la riunificazione non avrebbero abbandonato con tanto entusiasmo le loro spartane Trabant in favore di BMW e Mercedes.

Altra battaglia à la page è quella sull’alta velocità ferroviaria. In questa sede non interessa entrare nel dibattito sulla Tav in Val di Susa bensì ragionare sul trasporto viaggiatori. La costruzione delle linee ad alta velocità in Italia è costata più del doppio di quanto sia costata a francesi e spagnoli, ma di questa dilapidazione di risorse pubbliche (32 milioni a chilometro) dovrebbe occuparsi forse la magistratura. Per Grillo e i suoi fans forse sarà indifferente arrivare da Roma a Milano in 3 ore; per noi invece ha un significato in termini di qualità del servizio usufruito e in termini di comodità. D’altra parte lungo lo stivale non esistono solo treni veloci ma anche vecchie locomotrici che percorrono i 664 chilometri del tragitto Salerno- Palermo in 11 ore. I viaggiatori che, come chi scrive, hanno avuto la necessità di percorrere quella tratta sentitamente ringraziano.

Tornando alla decrescita, se è così desiderabile, adesso che il prodotto nazionale lordo è in calo di 3 punti, perché non siamo felici di vivere una gioiosa recessione?
Perché, si legge nel blog di Grillo a firma Pallante, “la proposta nostra di politica economica industriale è quella di trovare più denaro per fare investimenti per attività utili […] attraverso la riduzione degli sprechi”. Non la riduzione degli sprechi pubblici, “quelli contribuiscono comunque alla crescita della domanda”. Una evidente contraddizione quest’ultima sulla quale non vale la pena insistere.

Lo Stato, che utilizzi bene le risorse o meno, deve investire in attività utili (ma ‘utile’ è antitesi di ‘spreco’) e in occupazione.
Escluso il ricorso al debito vien da domandarsi dove prendere le risorse per tali importanti investimenti. Dalla lotta all’evasione? E’ un’attività giusta ma costosa e inefficiente. Dall’aumento ulteriore delle imposte? No, perché si lamentava la mancanza di reddito disponibile. Dalla creazione di moneta? Forse sì, infatti il Movimento 5 Stelle è quello che chiede con più forza l’uscita dal sistema della moneta unica.

Sicuramente dal ridimensionamento dei bisogni e delle aspettative dei cittadini, tanto, come si usa dire, per essere felici basta la salute. E se viene meno anche quella e si ha bisogno di una costosa TAC pazienza, ricorreremo allo sciamano. “Fate girare”.