Il Cavaliere con lo scolapasta in testa lascia libero un campo che solo Monti può attaccare

di CARMELO PALMA – Mentre si avvicina la fine del mondo prevista dal calendario Maya e si approssima quella del centro-destra berlusconiano inghiottito dal cupio dissolvi del “principale”, lo spazio politico potenziale di un partito montiano si allarga e si precisa. Non un interstizio al centro di un inedito tripolarismo (Bersani, Berlusconi, Grillo), ma un’alternativa a suo modo radicale rispetto alle tendenze di fondo della politica italiana.

C’è un’evidente sproporzione tra il consenso che Monti riscuote e quello che le forze politiche montiane sono oggi in grado di esprimere e rappresentare. Questo spiega perché Casini, Montezemolo & C. non possano fare molto più che attendere che il Salvatore venga a dar senso al presepe e i critici dell’ultima ora, dati in uscita dal PdL – tra cui alcuni dei più spericolati apologeti del carisma berlusconiano (Sacconi, Frattini, Quagliariello)– sperino nella discesa in campo del Professore per dare un senso e una prospettiva alla propria (tardiva) “disobbedienza”.

L’impegno diretto di Monti (e nient’altro) potrebbe cambiare lo scenario e gli esiti di una campagna elettorale che finora la resistenza di Berlusconi e l’inerzia del sistema politico hanno adeguato ad uno schema che guarda più al prima, che al dopo e sancirebbe il vero e proprio trionfo della coalizione bersaniana.

Dei milioni di voti in cerca d’autore (e di consolazione), non contendibili dai partiti esistenti, Monti è l’unico potenziale collettore politico. Dunque è l’unico vero concorrente dell’agitatore antipolitico per eccellenza. Monti è inoltre l’unico montiano originale, di cui l’elettorato non possa sospettare un montismo trasformistico, parassitario e opportunistico. È insomma il titolare di un brand popolare, ma molto personale, che nel giro di poche settimane non può essere trasferito a rappresentanti che gli italiani avvertirebbero tutti – chi più chi meno, i vecchi come i nuovi – insufficienti e inadeguati.

Senza Monti, senza un suo impegno formale o senza la sua investitura impegnativa e sostanziale per una lista che porti il suo nome e la sua faccia, i partiti montiani potranno difendersi, non attaccare le immense, sterminate praterie che il Cavaliere con lo scolapasta in testa abbandona per rinserrarsi nella trappola di una ridotta elettorale a sua immagine e somiglianza, e quindi sempre più piccola, sempre più brutta e sempre più patetica.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Il Cavaliere con lo scolapasta in testa lascia libero un campo che solo Monti può attaccare”

  1. lodovico scrive:

    Quello che apprezzo del FLI è la quotidiana dose di critica al sistema politico e a quello dei “diritti” che mancano o non sono attuati: dal distacco dal PDL in Italia abbiamo una nuova fiction ” da TreMonti a Monti” ” FINI CASINI con MONTI”. la politica saprà risollevare l’Italia.

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