di CARMELO PALMA – Mentre si avvicina la fine del mondo prevista dal calendario Maya e si approssima quella del centro-destra berlusconiano inghiottito dal cupio dissolvi del “principale”, lo spazio politico potenziale di un partito montiano si allarga e si precisa. Non un interstizio al centro di un inedito tripolarismo (Bersani, Berlusconi, Grillo), ma un’alternativa a suo modo radicale rispetto alle tendenze di fondo della politica italiana.

C’è un’evidente sproporzione tra il consenso che Monti riscuote e quello che le forze politiche montiane sono oggi in grado di esprimere e rappresentare. Questo spiega perché Casini, Montezemolo & C. non possano fare molto più che attendere che il Salvatore venga a dar senso al presepe e i critici dell’ultima ora, dati in uscita dal PdL – tra cui alcuni dei più spericolati apologeti del carisma berlusconiano (Sacconi, Frattini, Quagliariello)– sperino nella discesa in campo del Professore per dare un senso e una prospettiva alla propria (tardiva) “disobbedienza”.

L’impegno diretto di Monti (e nient’altro) potrebbe cambiare lo scenario e gli esiti di una campagna elettorale che finora la resistenza di Berlusconi e l’inerzia del sistema politico hanno adeguato ad uno schema che guarda più al prima, che al dopo e sancirebbe il vero e proprio trionfo della coalizione bersaniana.

Dei milioni di voti in cerca d’autore (e di consolazione), non contendibili dai partiti esistenti, Monti è l’unico potenziale collettore politico. Dunque è l’unico vero concorrente dell’agitatore antipolitico per eccellenza. Monti è inoltre l’unico montiano originale, di cui l’elettorato non possa sospettare un montismo trasformistico, parassitario e opportunistico. È insomma il titolare di un brand popolare, ma molto personale, che nel giro di poche settimane non può essere trasferito a rappresentanti che gli italiani avvertirebbero tutti – chi più chi meno, i vecchi come i nuovi – insufficienti e inadeguati.

Senza Monti, senza un suo impegno formale o senza la sua investitura impegnativa e sostanziale per una lista che porti il suo nome e la sua faccia, i partiti montiani potranno difendersi, non attaccare le immense, sterminate praterie che il Cavaliere con lo scolapasta in testa abbandona per rinserrarsi nella trappola di una ridotta elettorale a sua immagine e somiglianza, e quindi sempre più piccola, sempre più brutta e sempre più patetica.