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Il Papa su Twitter: come e perché nasce @Pontifex

– “Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore”.

Così parlò @Pontifex, ovvero Papa Benedetto XVI, il cui primo tweet, pubblicato alle 11.30 circa del 12 Dicembre, è stato seguito da ben 843.453 followers.

Un successo, si potrebbe commentare. Ma dare dell’influencerpersona in grado di incidere sull’opinione altrui – a Sua Santità pare un po’ riduttivo. L’evento, in ogni caso, annunciato e rilanciato dall’ufficio stampa del Vaticano tramite il profilo istituzionale @VaticanCommunications, una sua rilevanza particolare ce l’ha.
Intanto per il social network prescelto. Non Facebook, ma Twitter. La ragione pare semplice: Facebook è una piazza più animosa, passionale quasi, e gli amici, non solo per una questione terminologica, sono diversi dai seguaci. I quali comunque, anche solo per ragioni semantiche, si addicono meglio al Papa piuttosto che i fan. E poi, in sostanza, non hanno la libertà di pubblicare immagini pacchiane o offensive su una pagina pubblica. Il tweet di Benedetto XVI, inoltre, segna un passaggio. Dall’ecclesia fisica a quella virtuale, dalla comunità radiofonica (e meno gloriosamente televisiva) a quella digitale.

Il cambiamento, da mezzo a mezzo, e da un’epoca comunicativa a un’altra, non è privo di significato. Pontifex è il Papa, non un soggetto che parla per il Papa. Ovvio. Non significa che Benedetto XVI debba davvero twittare senza un aiuto, come pare abbia avuto maneggiando il tablet per lanciare il primo messaggio, né tantomeno che aggiorni con cura maniacale da politico alfabetizzato il proprio account. La nascita dell’alter ego social, però, pone il Pontefice su un piano di dialogo molto più interattivo rispetto a quello garantito da altre tecnologie. Insomma: la Chiesa torna ad essere tale, in senso letterale, e soprattutto ri-acquisisce dimestichezza con il tempo attuale. Dal Secolo breve entra in quello brevissimo.

Si potrebbe obiettare: un tweet non fa primavera. Non basta a determinare una vera padronanza del mezzo, non dice molto, da solo, del progresso tecnologico di Sua Santità. His Holiness, come è descritto, in Inglese, nel breve profilo di Twitter Benedetto XVI, dovrà ora scrivere, rispondere, interagire, diventare nel concreto il nuovo Papa dei giovani, più vicino, meno austero. Perché il punto è anche questo. Come ogni personaggio pubblico anche il Pontefice può avere un problema di posizionamento. E Ratzinger, per certi versi, ce l’ha avuto.

Secondo l’agenzia Reputation Manager, per esempio, specializzata in ingegneria reputazionale, nelle tecniche, cioè, per migliorare la propria reputazione online, il Papa è considerato dagli utenti della rete prevalentemente in maniera negativa. I termini che più spesso ricorrono accanto al suo nome ne indicano una certa rigidità e distanza: è, per esempio, “troppo tedesco” o freddo. Il Dalai Lama, invece, il cui profilo online è stato valutato insieme a quello di Benedetto XVI, è percepito come più prossimo e vicino.

La strategia adottata da Ratzinger, allora, potrebbe servire a farlo diventare più dialogante, almeno nella percezione dei fedeli più tecnologicamente alfabetizzati.
Insomma, dai conduttori di Radio Maria a @Pontifex il passo non è breve. E il Papa ha fatto bene a farlo.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

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